Autobiografia (Monaldo Leopardi)/Capitolo LXXIX

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Capitolo LXXIX

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Capitolo LXXVIII



Deputazione della strada postale


Ho dimenticato il ricordare come nel 1801 avendo il Principato tolta alle Comuni la cura delle strade postali affidandola alla congregazione del Buon Governo, questa, divisele in più tronchi, e raccomandando ogni tronco ad un individuo scelto da Lei, affidò a me la presidenza di quel tratto di strada Flaminia che dalla porta di Sambucheto arriva agli Archi di Loreto. Non avrei parlato di questa inezia se non meritasse di venire ricordato il fatto che siegue. Dovevo dare in appalto il ristauro e la manutenzione per nove anni del preaccenato tronco stradale, allorché avendone già spedite le perizie alla Congregazione del Buon Governo un forestiere mi recò una lettera di quella autorità ordinantemi di stipulare con esso per il prezzo complessivo di 15600 scudi. Presi la lettera e dissi seccamente che avrei risposto, ma insistendo colui per la stipulazione gli replicai che non volevo farla. Allora incominciò a raccomandarsi, e prima mi esibì di prendere l’appalto assieme, poi mi offerì mille Doppie, o mille Zecchini, di regalo se stipulavo. Lo mandai in pace come dovevo, e scrivendo alla sacra Congregazione che non la avevo obbedita per non sanzionare un contratto troppo dannoso, e ricevendone libertà di provedere a mio modo, stipulai con Carlo Baldassari per la somma complessiva di 6500 scudi, e risparmiai 9100 scudi al Principato. Non credo che molti Deputati sapessero, potessero, o volessero fare lo stesso, ed ecco quanto guadagna lo Stato restringendo le attribuzioni dei Municipii, e concentrando tutti rami di amministrazione nel Governo. Andando in Roma conobbi un ufficiale che mi guardava con l’occhio bieco, e colui senza meno era stato d’accordo col preteso appaltatore, e aveva sentito danno e dispetto per la mia renitenza. Quest’ufficiale è morto nel suo posto, e ha potuto compensarsi il guadagno che io gli tolsi di mano.