Codice e società/Conclusioni

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CONCLUSIONI

../Capitolo 5/3 ../Bibliografia IncludiIntestazione 10 giugno 2013 75% Tesi universitarie

Capitolo 5 - 3 Bibliografia

Se confrontiamo la mappa dei grandi attori degli anni '50 del '900, che ha avuto come esito l'esperienza Unix, con la mappa attuale del sistema dialogico tra Software Libero Open Source e software proprietario, traviamo una costante importante. Laddove la chiusura avviene per appropriazione e la distribuzione si dispiega attraverso il mercato formale, le relazioni diventano radiali. In questi ambiti relazionali le software house assumono un ruolo centrale, divengono punti di riferimento per la tecnologia, e a parità di nodi le relazioni diminuiscono.

L'ambito del Software Libero Open Source, quand'anche istituzionalizzato, mantiene maggiormente una forma di rete da cui emerge un'idea di società dove manca un attore centrale. Qualsiasi nodo della rete potrebbe venire meno, senza per questo compromettere la rete nel suo complesso.

Ciò che a noi sembra emergere è che la società produce codice autonomamente dal mercato. La società fa delle cose tra cui produrre codice in un contesto di economia sostanziale, pur con tutte le sfumature, ambiguità e incertezze del caso. Certo questi produttori di codice sono una minoranza, così come sono una minoranza coloro che fanno footing, o che possiedono un cane che portano a passeggio la sera dopo cena. Ma attorno alla produzione di codice si sviluppano anche altre attività, movimenti, impegni politici, conferenze e via dicendo. C'è chi si occupa di documentare, chi si occupa di far conoscere, chi scrive i manuali d'uso, e anche che vi decide di fare una tesi di laurea su questo argomento.

Quello che abbiamo voluto evidenziare con questa tesi è la rilevanza sociale del codice in quanto tale, al di la del fatto che sia una ristretta cerchia di geeks fissati con l'informatica a fare programmi. Per contro, parafrasando Latour, potremmo dire che non è stato chi ha inventato i mulini a vento a inventare anche il grano, e allo stesso modo chi ha fondato la disciplina dell'industrializzazione del software non ha inventato il codice. La storia dell'informatica può pur fissare dei momenti topici e annoverare iniziatori e pionieri del codice, forse a partire dall'alfabeto Morse, o dal calcolatore di Pascal, piuttosto che da quello di Leibniz, ma sta di fatto che questa attività è oggi un'attività socialmente diffusa.

Si è voluto vedere il fenomeno che comunemente è chiamato Open Source da un'angolatura diversa, cercando di cogliere l'essenza che a noi sembrava essere quella del concetto di codice che fa funzionare le macchine con le quali, incidentalmente, si organizza la società stessa. Da questo concetto siamo risaliti fino a toccare i fatti emergenti, come le forme istituzionalizzate dell'Open Source e del Software Libero, che nella ricerca sociale, in questo ambito, costituiscono invece il punto di partenza.

Da questa visuale abbiamo suggerito di guardare al fenomeno, che noi abbiamo chiamato del codice libero, non come risultato post-industriale di una società che cambia, ma come fenomeno sostanziale che sussiste contestualmente alle infrastrutture e agli apparati che la modernità mette a disposizioni in modo diffuso.

Diversamente dai pochi attori forti degli anni '50 del '900, impegnati a costruire una rete (ARPANET‎), ci troviamo oggi di fronte a molti attori che profittando della rete decidono di produrre, usare, studiare e modificare codice. Lo stile, l'etica, l'entusiasmo, finanche alcune istituzioni come le università, sono invece rimaste costanti e centrali dall'inizio fino ai giorni nostri, attraverso un periodo informaticamente lunghissimo di sessant'anni. L'esperienza costruita artificialmente per volontà politica, in un contesto di guerra fredda, ha dimostrato una sua persistenza ed adattabilità attraverso i cambiamenti storici, sociali ed economici a cui il mondo è andato incontro: fine della guerra fredda, globalizzazione, crisi economiche e finanziarie, ed espansione della stessa informatica.

La misura della posta in gioco è stata un passaggio appena accennato, che per lo più rimane sullo sfondo come discorso incompiuto che merita attenzioni future qualificate. Il punto di partenza per avventurarsi nel tentativo di misurare ciò che tutto questo comporta è invece netto: si tratta della rilevanza sociale del codice.

Abbiamo ribadito quanto messo in luce da altri ricercatori come Steven Weber, autore di una ricostruzione storica pedissequa e rigorosa, ma anche acuto osservatore dei fatti e suggeritori di connessioni che rischiavano di rimanere inosservate.

Con l'aiuto di Latour abbiamo reso conto delle dinamiche, e con l'aiuto di Luhmann abbiamo abbozzato un sistema funzional-strutturalista in grado di spiegare le perturbazioni, le relazioni e il dialogo, in contrapposizione a un'idea attorno all'Open Source fortemente accentrata sul superamento, sul passaggio diacronico e sul post-industrialismo che, per la verità, già con Steven Weber risulta molto attenuato, e si prospetta un'idea ecologica del paradigma Open Source.

Per molti aspetti resta incompiuto anche il discorso sulla necessità di un sistema dialogico tra Software Libero Open Source e software proprietario. Nessuno sa se sia possibile un'informatica solo proprietaria o un'informatica solo Open Source, o se qualcosa di simile accadrà in futuro. Il concetto di necessità ha avuto per noi il significato di inevitabilità, più che di urgenza: dai primi attori forti degli anni '50 del '900 ai giorni nostri, dall'esperienza Unix alle varie distribuzioni Linux, non è mai venuta meno questa doppia tensione, per altro dettata dallo stesso bisogno d'ordine che la tecno-scienza esprime come standard. Software Libero Open Source istituzionalizzato e software proprietario sono espressioni diverse dello stesso bisogno d'ordine. La necessità a cui noi ci riferiamo non è quindi rivolta a uno scopo, ma funzionale a una struttura dialogica che nel tempo ha cambiato forma, dimensioni e tipologia degli attori coinvolti, ma che non è mai venuta meno.

Lungo questo percorso, ci siamo anche soffermati a fissare in modo schematico quanto la ricerca sociale aveva già definito in termini di economia sostanziale, economia del dono, economia informale e formale, motivazioni, solidarietà, ruoli, modi di produzione, modelli organizzativi, cercando nel contempo di non trascurare uno dei protagonisti di questo ambito scientifico che è l'ingegneria informatica, alla quale, con i nostri limiti e con le dovute cautele, abbiamo tentato di dare voce.

Note