Colonizzare la noosfera/Conclusione: dalla convenzione alla legge convenzionale

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Conclusione: dalla convenzione alla legge convenzionale

../Meccanismi d'acculturazione e connessioni con il mondo accademico ../Domande per ulteriori approfondimenti IncludiIntestazione 8 settembre 2014 75% Open Source

Eric Steven Raymond - Colonizzare la noosfera (1998)
Traduzione dall'inglese di Bernardo Parrella (1999)
Conclusione: dalla convenzione alla legge convenzionale
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Abbiamo esaminato le consuetudini che regolano la proprietà e il controllo del software open source. Abbiamo visto come queste sottendono dei diritti di proprietà omologhi alla teoria di Locke sulla proprietà terriera. Abbiamo collegato ciò con l’analisi della cultura hacker in quanto “cultura del dono”, dove i partecipanti competono per il prestigio regalando tempo, energia, creatività. Abbiamo esaminato le implicazioni di tale analisi per la risoluzione dei conflitti all’interno di questa cultura.

Logicamente la prossima domanda da porsi è “Perché tutto ciò dovrebbe essere importante?” Gli hacker hanno sviluppato siffatte consuetudini senz’alcuna analisi cosciente e ugualmente senz’alcuna analisi cosciente le hanno seguite (fino ad ora). A questo punto non appare immediatamente chiaro se, e come, l’analisi cosciente possa farci guadagnare qualcosa di pratico – a meno che, forse, non ci si sposti dalla descrizione alla prescrizione, onde poter trarre modalità di miglioramento nella funzionalità di tali convenzioni.

Abbiamo trovato un’analogia logica ravvicinata per le usanze hacker nella teoria della proprietà terriera tipica della tradizione angloamericana del diritto consuetudinario. Storicamente [Miller], le culture tribali europee che diedero vita a questa tradizione hanno migliorato i propri sistemi di risoluzione dei conflitti passando da un insieme di usanze semi-coscienti, non articolate, a un corpo di leggi convenzionali memorizzate dai saggi della tribù – e infine scritte.

Forse, con l’aumento della nostra popolazione e la maggiore difficoltà di acculturazione dei nuovi membri, è giunta l’ora per la cultura hacker di apprestarsi a qualcosa di analogo – mettere a punto dei codici scritti ove indicare le pratiche necessarie alla risoluzione delle varie dispute che possano sorgere in connessione con i progetti open source, e dar corpo a una tradizione di arbitrariato dove ai membri più anziani possa esser chiesto da fungere da mediatori sulle dispute in corso.

L’analisi contenuta in questo saggio delinea le linee-guida su cui potrebbe basarsi il possibile codice, rendendo in maniera esplicita quel che precedentemente era implicito. Nulla di quanto incluso in tale codice potrebbe venire imposto dall’alto; dovrebbe invece essere volontariamente adottato dai fondatori o dai proprietari dei progetti individuali. Né potrebbe trattarsi di leggi rigidamente intese, poiché è probabile che le pressioni sulla cultura tendano a modificarsi nel corso del tempo. Infine, per consentire la corretta applicazione di un tale codice, questo dovrebbe ottenere l’ampia approvazione della tribù degli hacker.

Ho iniziato a lavorare alla stesura di queste leggi convenzionali, sotto il titolo provvisorio di “Malvern Protocol”, dal nome della cittadina in cui vivo. Se le analisi generali presentate in questo saggio dovessero ricevere ampia accettazione, è mia intenzione mettere a disposizione di tutti il Malvern Protocol come codice-modello per la risoluzione delle dispute. Chiunque fosse interessato a criticare e a sviluppare questo documento, è invitato a contattarmi via email, come pure per quanti vogliano inviare feedback o soltanto farmi sapere se si tratta di una buona idea o meno.