Colonizzare la noosfera/Il problema dell'ego

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Il problema dell'ego

../Diritti di proprietà e incentivi per la reputazione ../Il valore dell'umiltà IncludiIntestazione 8 settembre 2014 75% Open Source

Eric Steven Raymond - Colonizzare la noosfera (1998)
Traduzione dall'inglese di Bernardo Parrella (1999)
Il problema dell'ego
Diritti di proprietà e incentivi per la reputazione Il valore dell'umiltà


All’inizio di questo articolo ho scritto che la conoscenza inconscia in via di adattamento di una cultura, spesso è in contrasto con l’ideologia cosciente. Ne abbiamo già visto un esempio importante nel fatto che le consuetudini sulla proprietà di Locke siano state ampiamente imitate nonostante violassero gli intenti dichiarati nelle licenze standard.

Ho potuto osservare un altro esempio interessante di tale fenomeno discutendo con gli hacker sulla precedente analisi relativa al gioco della reputazione. Ovvero sul fatto che molti hacker si sono opposti a quell’analisi, mostrandosi assai riluttanti ad ammettere che il loro comportamento fosse motivato dal desiderio di ottenere il riconoscimento altrui, o, come l’avevo incautamente definito allora, dalla “soddisfazione egoistica”.

Questo fatto ci consente di illustrare un aspetto interessante della cultura hacker. La quale, a livello cosciente, disdegna e disprezza l’egoismo e le motivazioni egoiste. L’auto-promozione pubblicitaria viene criticata senza pietà, perfino quando la comunità potrebbe ricavarne qualcosa di positivo. Non è certo un caso che gli anziani e i “grandi” della cultura debbano sempre esprimersi sommessamente e prendersi ironicamente in giro per poter mantenere il loro status sociale. In che modo tale atteggiamento possa convivere con una struttura in apparenza fondata pressoché interamente sull’ego, è fatto che richiede energiche spiegazioni.

È certo che gran parte di tutto ciò derivi dall’atteggiamento europeo e americano verso “l’ego”, generalmente negativo. La matrice culturale della vasta maggioranza degli hacker insegna loro che il desiderio di soddisfare l’ego è qualcosa di negativo (o almeno segno d’immaturità); che al massimo l’ego è una manifestazione eccentrica tollerabile soltanto nei primi attori e spesso sintomo concreto di patologie mentali. Quel che viene generalmente accettato sono forme sublimate e camuffate, quali “reputazione tra colleghi”, “auto-stima”, “professionalità”, “vantarsi per avercela fatta”.

Potrei scrivere un intero saggio a latere sulle radici malsane di questa parte della nostra eredità culturale, e l’incredibile ammontare di danno auto-illusorio che ci infliggiamo ritenendo (contro tutte le prove psicologiche e comportamentali) che dovremmo sempre seguire motivazioni “altruiste”. E forse lo farei, se Friedrich Wilhelm Nietzsche e Ayn Rand non avessero già realizzato lavori da assoluti competenti della materia (a parte ogni ulteriore loro mancanza), procedendo alla decostruzione dell’altruismo in quanto insieme di interessi personali non ammessi.

Ma non sono qui per fare della filosofia morale o della psicologia, per cui mi limiterò a osservare un danno minore procurato dalla credenza che l’ego sia negativo, ovvero: ciò ha reso emotivamente difficile per molti hacker comprendere coscientemente le dinamiche sociali del proprio futuro!

Non abbiamo però ancora concluso con questo tipo di indagine. Il tabù della cultura circostante contro comportamenti chiaramente guidati dall’ego, risulta talmente intensificato nella (sotto)cultura hacker, che è il caso di sospettare esso possa rivestire una qualche funzione di adattamento per gli stessi hacker. È comunque evidente come questo tabù appaia più debole all’interno di molte altre culture del dono, come nel caso della gente di teatro e nei circoli dei super-ricchi.