Dalle dita al calcolatore/I/4

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
4. Il numero, a tappe

../3 ../5 IncludiIntestazione 22 gennaio 2016 100% Da definire

I - 3 I - 5

[p. 17 modifica]4. Il numero, a tappe

Partendo da capacità percettive analoghe a quelle degli animali, l’uomo crea il concetto di numero, e i numeri, in momenti successivi.

1. Numerazioni figurate o concrete: dall’uso dei [p. 18 modifica]sassi o dei bastoncini si passa al gesto numerico riferito prioritariamente al proprio corpo; il gesto è accompagnato dalla parola che rappresenta il nome della parte del corpo. In ogni tempo, infatti, lo strumento principe del calcolo umano è il corpo, sempre a disposizione. Se le dita delle mani e dei piedi non sono sufficienti, si fa ricorso anche al resto: giunture o parti caratteristiche. E non è necessario l’uso di termini specifici. Purché in precedenza si stabilisca una convenzione, basta osservare con attenzione colui che si accinge ad “esprimere” un messaggio numerico. Costui, in effetti, tocca le parti del proprio corpo nell'ordine convenuto fino a raggiungere il punto idoneo. Al gesto visibile e concreto può aggiungere l’indicazione orale, consistente nel pronunciare il nome delle parti che vengono toccate.

Presso i Papua della Nuova Guinea: “Si comincia dal mignolo della mano destra, si continua con le dita della stessa parte, il pugno, il gomito, la spalla, l’orecchio e l’occhio, quindi si passa all'occhio sinistro... fino al mignolo della mano sinistra” 1. I termini usati sono i nomi stessi delle parti del corpo. Poiché una stessa parola viene usata per indicare alcuni numeri diversi fra loro, la specificazione è realizzata dal gesto: anusi è il nome del mignolo e nella numerazione corporea suddetta rappresenta 1 sulla destra e 22 sulla sinistra.

La corrispondenza biunivoca fra pecore e sassolini può essere scomoda quando il gregge è numeroso. Si devono inventare degli espedienti. Dantzig narra il metodo adottato dal re del Madagascar per contare le sue truppe: “Si fanno sfilare i soldati in uno stretto passaggio e per ciascuno di essi si fa cadere un sassolino. Quando si è arrivati a 10, si pone un sassolino in un nuovo mucchio che rappresenta le decine e si continua a contare. Quando il secondo mucchio contiene dieci sassolini se ne inizia un terzo che rappresenta le centinaia e così via” 2. [p. 19 modifica]

2. L’enunciazione dei nomi delle parti del corpo, automatizzata in virtù della convenzione che ne regola l’ordine di “apparizione”, diviene semi-astratta: si pensa sempre meno alla parte del corpo che essa rappresenta e sempre di più ad un significato quantitativo riferibile a qualsiasi oggetto. Del resto, quando parliamo di un televisore da 22 pollici, pochi di noi ormai pensano al primo dito della mano, o alla misura inglese corrispondente a cm 2,54.

3. Nel corso dei millenni, dall’unica parola si sviluppano due termini diversi: quello indicante il numero e quello indicante la parte del corpo. Si può supporre che il nome del numero si sia modificato più lentamente perché la cultura è appannaggio di ristrette élites tendenzialmente conservatrici e gelose delle proprie conoscenze. I termini legati alla quotidianità, invece, si deformano o si perdono più rapidamente o vengono sostituiti da altri, o cambiano radicalmente di significato.

Ormai il sistema numerico ha acquisito una propria esistenza autonoma, e anche una struttura coerente fondata su una base stabile.


  1. [p. 307 modifica]4. Georges Ifrah, Storia universale dei numeri, Mondadori- CDE 1985
    4a, pag. 28
  2. [p. 307 modifica]3. Tobias Dantzig, Il Numero. Linguaggio della scienza, La Nuova Italia 1985
    3b, pag. 29