Dalle dita al calcolatore/VII/8

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8. La numerazione indiana

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[p. 126 modifica]8. La numerazione indiana

Dopo i segni numerali degli editti di Asoka vengono quelli, in parte diversi, individuati nelle iscrizioni delle “grotte” di Nana Ghat e di Nasik, e in iscrizioni di vario genere commissionate dai sovrani. Il materiale usato, le lingue e gli stili danno origine a cifre molto diversificate. L’elemento costante, insieme alla base 10, è che ognuna delle 9 unità e delle 9 decine ha un suo segno specifico; i numeri si formano giustapponendo i simboli occorrenti. Per le centinaia e le migliaia si adotta invece il principio moltiplicativo, usando il segno dell’unità affiancato dal simbolo del 100 o del 1000. Il numero viene scritto come facciamo noi, con i valori più alti a sinistra e quelli più bassi a destra. La lettura del numero, invece, procede da destra verso sinistra. Il numero 3968 viene letto “otto sessanta novecento tremila”, oppure “otto sei nove tre”. Quest’ultima forma di lettura del numero, ormai [p. 127 modifica]consueta nel V sec. d.C., dimostra il consolidamento del principio di posizione. Non essendo ancora usato lo zero, l’eventuale mancanza di unità in qualche ordine probabilmente costringe a ripiegare sull’altro procedimento.