Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro quinto – Cap. VI

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Libro quinto – Cap. VI

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Di che cose sia consertata la Republica: In che luogo, et in che modo debbino esser fatte le Case di quei, che governano le Republiche, et in che modo quelle de Pontefici. De Tempii principali, et de mediocri. De le Cappellette, et de Tabernacoli.

cap. vi.


REstaci a trattare di quelle cose, che si aspettano a coloro, che sono non pur un solo, ma più insieme, a un governo. Costoro, o egli haranno come un solo Magistrato che habbia totalmente la cura di tutta la Republica con autorità assoluta, o la detta autorità sarà distribuita in più parti. La Republica è un conserto di cose sacre, mediante le quali adoriamo Dio, de le quali ne hanno la cura i Pontefici, et di cose secolari, mediante le quali si mantiene insieme il commercio, et la salute de gli huomini, la cura de quali hanno ne la Città i Senatori, et i Giudici, et fuori, i Capitani de gli eserciti, et de le armate, et simili. A qual s’è l’uno di questi, si aspettano duoi modi di habitationi, l’uno che s’appartenga al Magistrato, in che e’ si truova. L’altro dove gli habbia a stare egli stesso con la sua famiglia. Debbe ciascuno veramente havere la sua habitatione simile a quella vita ch’e’ vuole tenere, o da Re, o da Principe nuovo, o pur finalmente da privato. Conciosia che sono alcune cose, che molto si convengono a quella sorte di huomini, et ben disse Virgilio, che la casa di Anchise era in luogo separato, e coperta da gli alberi, intendendo che le case de gli huomini principali, per suo rispetto, et de la sua famiglia, debbono esser lontane da la ignobilità del Vulgo, et dal romore de le botteghe, si per amor de le altre cose, et per la dilicatezza, et commodità, di essere a largo, de li orti, et de luoghi ameni, si ancora, accioche infra si gran famiglia, di tante sorti, tanto varia, la licentiosa Gioventù, atteso che la maggiore parte de gli huomini si guastano più tosto del Vino di fuori, che di quel di casa, non vadia eccitando i cordogli de Mariti: Si ancora accioche la maledetta ambitione di chi avenga a visitare, non tolga la quiete a Padroni. Et ho visto che i Principi savi non solamente si son posti fuori del concorso del vulgo, ma fuori de la Città ancora, accioche i Plebei con la loro assiduità non gli sieno molesti, se non spinti da una necessità grandissima . Et certo che gioveranno a costoro le loro tante ricchezze, se e’ non potranno alcuna volta starsi in ozio, et in riposo? Le case niente dimeno di costoro, sieno qualmente elle si voglino, bisogna che habbino stanze capacissime, dove si ricevino coloro, che vengono a visitarli, et la uscita, et la strada che và a Palazzo non vuole essere stretta, accioche que’ di casa, i clientoli, et que’ di corte, et quelli che per fare più numero poi vi si intromettono, ne lo affrettarsi de lo accompagnare il Padrone, non si pestino l’uno l’altro, nel fare confusione. Ma quali sieno gli edificii dove i Magistrati habbino a esercitare i loro officii, si sanno. I Senatori ne la audienza del Palazzo, i Giudici a Tribunali, et al Palazzo. Il Capitano degli eserciti in campo, overo su l’armata. Ma che direm noi del Pontefice? a costui s’aspetta non solamente il Tempio, ma i Chiostri anchora, che servono come per alloggiamenti de Soldati; Conciosia che il Pontefice, et quelli che sono sottoposti al Pontefice, a ministrare le cose sacre, si esercitano in una acerba, et faticosa militia, quale è quella che noi raccontammo in quel libro, che si chiama il Pontefice, cioè de la virtù contro a vitii. De Tempii ne sono alcuni grandi, come quello, nel quale il Sommo Pontefice suole celebrar solennemente alcune determinate cerimonie, et sacrificii solenni. Altri ne sono in cura di Sacerdoti minori, come per le ragioni delle Città sono le Chiesicciuole, et a la campagna i Tabernacoli. Il Tempio principale sarà forse più commodo nel mezo de la Città, che altrove: Ma separato alquanto da la spessa moltitudine, et [p. 107 modifica]frequentia de Cittadini sarà più honorato, harà più degnità posto in collina; ma in piano sarà più stabile, et sicuro da tremuoti. Finalmente il Tempio si debbe collocar in quel luogo, che e’ vi habbia a star con somma reverentia, et maiestà; Et quindi si debbe al tutto discostare ogni sorte di spurcitia di brutture, et di lordezze; Accioche i Padri, le Matrone, et le Vergini, che v’hanno a orare, non sieno da esse offese, o s’habbino a tornare a dietro da le ordinate loro incominciate devozioni. Io trovo appresso di Nigrigeneo Architettore, che scrisse de Termini, che gli Architettori antichi pensarono che que’ tetti de gli Dii stessino bene, che voltassino la fronte a lo Occidente. Ma a coloro che vennono dipoi, piacque di rivoltare quella usanza, et pensarono che la fronte del Tempio, et i termini di esso, si dovessino voltare verso Levante, accioche vedessino subito il Sole quando si leva: Niente dimeno io ho avertito che gli Antichi nel collocare le Chiese minori, o Tabernacoli, osservarono che e’ voltassino la fronte, o a la Marina, o a la fiumara, o ad alcuna via maestra. Finalmente e’ bisogna che questo tale edificio sia talmente fatto, che egli alletti que’ che sono lontani ad andarlo a vedere; diletti que’ che già vi sono, et gli intrattenga con la maravigliosa, et rara arte, con la quale egli è fatto. In volta sarà più sicuro dal fuoco, con palchi più sicuro da tremuoti: ma contro a la vecchiaia sarà il primo più robusto che questo; Pure questo quanto a la gratia sarà più gratioso, che l’altro. Et sia detto a bastanza de Tempii. Conciosia che molte cose, che paiono da dirsi, s’appartengono più a li ornamenti, ch’a l’uso de Tempii, de quali ne parleremo altrove. I Tempii minori, et le Cappellette, secondo la dignità del luogo, et il bisogno, andranno seguitando l’ordine del Tempio principale.