Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro secondo – Cap. VIII

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Libro secondo – Cap. VIII

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Delle Pietre universalmente: quando si debbino cavare, et quando mettere in opera, quali sieno più facili, et quali più dure, o migliori, o più durabili.

cap. viii.


HAnnosi ancora a ordinare le Pietre, che hanno a servire per le Mura. Queste saranno di due sorti. Alcune serviranno per ordinare, et fare le calcine; et alcune per alzare l’edificio, et di queste tratteremo prima, ma sì per esser breve, sì ancora perche elleno son cose molto note, nè lasceremo assai in dietro. Nè starò qui a disputare quelle cose naturali, che de principii, et de gli origini delle Pietre si dicono. Et se quei principii viscosi per la commistione dell’Acqua, et della Terra; prima in fango, dipoi in Pietra si induriscono; o quel che si dice delle Gemme, se le si sieno rassodate, et cresciute per il calore, o forza, o raggio del Sole, o perche e’ sian nella Terra più presto si come delle altre cose, certi semi naturali delle Pietre. Et se nelle Pietre avenghino i colori da un determinato mescolamento di liquida acqua con minutissimi corpi di Terra; o pure da una certa connaturale forza del suo proprio seme, o da una impressione ricevuta da raggi del Sole. Et perciò tutte queste cosi fatte cose, ancor che facessero forse a proposito, per adornare il fatto nostro, io pure le lascierò in dietro. Et seguiterò di parlare de modi dello edificare, come che infra Artefici approvati per lo uso, et per la arte; trattandone più liberamente, et più scioltamente, che non ricercherebbero forse quelli che esattissimamente filosofassero. Catone dice che le Pietre si cavino di State, et si tenghino allo scoperto, et non si mettino in opera, se non passati i duoi anni: di State, accioche le Pietre non avezze, si assuefaccino a poco a poco a Venti, a diacci, et alle pioggie, et alle altre ingiurie de Tempi: Percioche se le Pietre subito cavate della cava, pregne del nativo sugo et humore, si pongono a Venti crudi, et a subiti diacci, si fendono, et si risolvono. Tenghinsi allo scoperto, accioche e’ si vegga la bontà di ciascuna Pietra, et quanto ella sia forte contro alle cose, che la molestano; a questo modo quasi che facendo esperienza di quanto elleno sieno per durare, se ne faccia pruova. Non si mettino in opera se non dopo duoi anni; acciò she quelle, che per loro natura sono frali, et che arrecherebbero difetto nell’opera, non ti sieno ascose; et acciò che tu le separi dalle migliori: Percioche infra tutte le forti delle Pietre, è certo che se ne trovano alcune, che infra loro son varie: In modo che alcune alla aria diventano dure, et alcune bagnate dalle brinate contraggono certa ruggine, et si disfanno, et simili. Ma quali queste siano, secondo la varietà, et la natura de luoghi, dall’uso, et dalla esperienza, si conoscono benissimo, et in modo, che tu potrai più tosto imparare meglio il valore, et la virtu di ciascuna Pietra, dalli antichi edificii; che dalli scritti, et ricordi de Filosofi. Niente dimeno di tutte le sorti delle Pietre per parlarne sommariamente, siane lecito deliberarne in questo modo; ogni Pietra bianca è più tenera che la rossigna: la transparente, è più trattabile che [p. 40 modifica]la scura, et quanto più le Pietre imiteranno il sale, tanto manco saranno trattabili. Quella Pietra che parrà spartovi sopra rena che lustri, sarà aspra: Se vi saranno mescolate scintille quasi che di oro, sarà disobidiente; se vi saranno come dire punti neri, non se ne potrà avere; quella che sarà macchiata di gocciole accantonate, sarà più salda che quella che le harà tonde: et quanto le gocciole saranno minori, tanto sarà più dura, et quanto harà colore più purgato, o più limpido, tanto sarà più eterna: et quella Pietra, che harà manco vene, sarà più intera, et quanto le vene saranno più simili al vicin colore della Pietra, sarà più uguale per tutto. Et quanto harà le vene più sottili, tanto sarà più bella, et quanto sarà di vene più attorte, et più interrotte, tanto sarà più austera, et quanto sarà più nodosa, tanto sarà più cruda. Delle vene, quella è più atta a fendersi, che hà nel suo mezo una linea rossiccia, o di colore di Ocria, atta a corrompersi. Vicina a questa sarà quella che sarà mistiata hora di color bianco, et hora di colore di erba per tutto: più di tutte l’altre è difficile quella che parrà uno diaccio torbidiccio. Le assai vene dimostrano, che le Pietre sono incostanti, et atte all’aprirsi, et quanto saranno più diritte, tanto più sieno infedeli: nel disfare le Pietre, quanto più sottili, et più puliti tagli vi verranno, tanto saranno più serrate, et quella Pietra, che nel romperla harà la scorza manco aspra, sarà più trattabile, che quella, che l’harà scabrosa; Ma le Pietre scabrose, quanto saranno più candide, tanto saranno manco obbedienti. Et per il contrario qualunque Pietra nera quanto più harà le sue scabrosità minute, tanto manco obbedirà al taglio del ferro. Tutte le Pietre ignobili quanto più saranno spugnose, tanto saranno più dure, et la Pietra che bagnata sottilmente quanto più si rasciuga tardi, tanto più è cruda; et ogni Pietra quanto più è grave, tanto è più salda; et piglia meglio pulimento che la leggiere; et tutte le più leggieri, stropicciandole, si disfanno più facilmente che le gravi; et quelle che battute suonano meglio, son più serrate che le sorde, et quella Pietra che stropicciata o sfregata fortemente saprà più di zolfo, sarà più forte, che quella che non ne saprà punto; et finalmente quanto più saranno resistenti allo scarpello, tanto saranno per ciò più constanti, et più rigide, contro le ingiurie delle Tempeste. Dicono, che quelle Pietre, che si mantengono in maggiori pezzi in bocca delle cave, son contro le Tempeste più ferme che le altre; ogni Pietra ancora è più tenera quando ella si cava della cava, che quando poi ella è stata allo scoperto, et bagnata da humore, o molle da acqua, è più trattabile dal ferro che quando è asciutta, et ciascuna Pietra di quanto più humido luogo della sua cava sarà cavata, tanto sarà poi rasciutta più serrata: et pensano che le Pietre si lavorino più facilmente tirando Ostro, che quando soffia Tramontano, et quando tira Tramontano, si fendono più facilmente che tirando Ostro. Ma se e’ ti piacerà far la pruova del come debbino per l’avenire riuscir le Pietre, te ne avedrai da questo: Se quella, che tu bagnerai nella acqua, crescerà di assai peso; ella si risolverà per lo humido. Et quella, che tocca dal fuoco, et dalle fiamme si disfarà; non reggerà nè a Soli, nè a caldi. Nè penso che in questo luogo sia da lasciare in dietro alcune cose degne di memoria, le quali raccontano gli Antichi di alcune Pietre.