Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni/Libro secondo/17. Silla dittatore, e conseguenze

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17. Silla dittatore, e conseguenze

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[p. 50 modifica]17. Silla dittatore, e conseguenze [82-72]. — Approdatovi, vinse Norbano, poi Mario il giovane in due battaglie, e fu raggiunto da Pompeo e quasi tutti i grandi. Poi, vinto un terzo esercito d’italici, che fra que’ turbamenti avean tenuto per Mario, entrò in Roma, proscrisse i nemici della parte sua e i suoi, e prese la dittatura. Se ne serví ad inseguire i nemici restanti in Africa, a tôrre i diritti a molti soci, a riordinare il senato e tutta la parte aristocratica; e ciò fatto, lasciò dopo due anni la dittatura e gli affari pubblici; o per infermitá, o per amor d’ozio e di vizi, o per disdegno di una potenza giá tranquilla, o forse per orgoglio e vanto di lasciar andare da sé la repubblica scelleratamente sí ma fortemente, e forse non inopportunamente, ricostituita sotto l’aristocrazia. E per vero dire, come nell’anno ch’ei sopravisse, cosí dopo, rimasero in piè gli ordinamenti di lui, ed anzi compieronsi con varie vittorie sui resistenti in Etruria e in Ispagna. In questa Sertorio, un fuggitivo di Roma, continuò la parte di Mario, sollevando spagnuoli e lusitani al nome d’indipendenza. Ma vinto finalmente anch’egli da Pompeo, il maggiore fra i continuatori di Silla, fu ucciso da Perpenna. [p. 51 modifica]

18. Spartaco, i pirati, Mitridate, Pompeo magno [75-63]. — Intanto, eran sorti pericoli nuovi, vicini e lontani. Una turba di gladiatori e schiavi fuggitivi tra que’ trambusti s’era raccolta in Campania; e, fatto capo Spartaco, avea corso l’Italia, minacciata Roma, vinti quattro capitani romani. Furon vinti essi da Crasso, e dispersi poco dopo. — Una turba di pirati, schiuma delle guerre straniere e civili intorno e sul Mediterraneo, lo infestavano intiero, dalla Sicilia e dall’Isauria principalmente. Furono vinti prima da Servilio che ne fu detto «isaurico», e vinsero Marc'Antonio. Ma Pompeo, ottenuto tal comando, li vinse ultimamente, li distrusse e tranquillò il mare in quaranta giorni. Creta fu in tal guerra ridotta a provincia da Lucullo. — Finalmente, Mitridate (che giá avea rotta una seconda guerra con Silla e finitala in breve trattando) n’avea rotta ora [75] una terza, all’occasione che Prusia re di Bitinia aveva anch’egli legato il regno a’ romani. Fu condotta da prima da Lucullo, il celebre lussurioso. Tutta l’Asia occidentale, tutti quei resti di re greci, e i parti, gente nuova che grandeggiava, vi preser parte. E Lucullo fu vittorioso da prima; ma mal governando il proprio esercito e l’Asia vinta, lasciò rifarsi il perdurante Mitridate. Allora, data tal guerra al vincitor di Sertorio e de’ pirati, a Pompeo, egli accorse e vinse all’Eufrate, sottomise l’Armenia, fugò Mitridate alla Tauride, passò vincendo al Caucaso, ed in Siria. Quindi, Mitridate si uccise [63]; e Pompeo riordinò in province e regni poco diversi da province l’Asia intiera dall’Eufrate in qua. — Noi vedemmo giá un’altra volta Roma guerreggiare e conquistare dalla Spagna all’Asia minore, in dieci anni; ora, in dieci anni pure, un solo romano guerreggiò, conquistò ed ordinò dalla Lusitania all’Eufrate. Cosí la voce, l’opinione pubblica della maggior nazione del mondo, diede a Pompeo vivente il nome di «magno». Che se Cesare parve ai posteri piú grande ancora, non è forse che facesse, ma perché lasciò cose piú grandi. La posteritá suol giudicare men dalle fatte che dalle lasciate; ed ha ragione.