Dialoghi dei morti/30

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30. Minosse e Sostrato

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Luciano di Samosata - Dialoghi dei morti (Antichità)
Traduzione dal greco di Luigi Settembrini (1862)
30. Minosse e Sostrato
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30.

Minosse e Sostrato.


Minosse. Questo ladro Sostrato sia gettato nel fuoco di Flegetonte; il sacrilego sia squartato dalla chimera, ed il tiranno, o Mercurio, sia disteso vicino a Tizio, ed abbia anch’egli il fegato sbranato dagli avoltoi. Voi, o buoni, andate tosto nel prato dell’Eliso nell’isole dei beati, perchè avete operato il giusto nella vita vostra.

Sostrato. Odi, o Minosse, se è giusto quel che voglio dire.

Minosse. Udirti anche di più? E non sei stato convinto, o Sostrato, che tu sei uno scellerato e un gran micidiale?

Sostrato. Sono stato convinto, sì: ma vedi se sarò punito giustamente.

Minosse. Stà a vedere non sarà giusto pagarne il fio.

Sostrato. Ma rispondimi, o Minosse, ad una breve domanda.

Minosse. Di’ pure, ma breve; chè debbo giudicar altri.

Sostrato. Quel che ho fatto nella vita mia, l’ho fatto da me, o per destinato della Parca?

Minosse. Certamente per destinato della Parca.

Sostrato. Dunque tutti i buoni, e noi altri tenuti malvagi, serviamo a lei quando operiamo.

Minosse. Sì, a Cloto; la quale stabilì a ciascuno che è nato quello che deve fare. [p. 326 modifica]

Sostrato. E se uno sforzato da altrui uccidesse un uomo, e non potesse opporsi a chi ve lo sforza, come è il carnefice o il satellite che ubbidisce al giudice o al tiranno; chi avrebbe colpa dell’uccisione?

Minosse. Il giudice o il tiranno: e neppure la spada, che è un istrumento, e serve a chi comanda, il quale ha la vera colpa.

Sostrato. Bene, o Minosse: tu mi chiarisci meglio il paragone. E se uno, mandato dal suo signore, porta doni d’oro e d’argento, a chi si deve avere obbligazione, chi sarà tenuto benefattore?

Minosse. Chi ha mandati i doni, o Sostrato: chè chi l’ha portati era un ministro.

Sostrato. Dunque vedi quanta ingiustizia fai a punir noi, che siamo servi e facciamo quel che Cloto ci comanda, e a premiar questi che sono portatori delle buone opere altrui. E nessuno mai diria che era possibile opporsi alla necessità del fato.

Minosse. O Sostrato, tu vedresti altre molte cose irragionevoli se vi pensassi un po’ sopra. Ma della tua dimanda tu caverai questo frutto, che mi sembri d’essere non pure ladro, ma anche sofista. Discioglilo, o Mercurio, e non più abbia pena. Ma tu bada, ve’, di non insegnare agli altri morti a fare di cotali dimande.