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La voce Dodici monologhi
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Camera da letto con armadio, comò — molti oggetti di vestiario sopra un attaccapanni — sopra le sedie — camicie stirate, ecc. — roba nei cassetti — letto con paravento che ne nasconde gran parte — sveglia — baule — occorrente per lavarsi.


(Appena alzato il sipario, si sente il suono della sveglia).


— Chi è? che volete? (con voce rauca e nascosta dal paravento) bestia! non ti ricordi che tu stesso hai caricato la sveglia?... coraggio, scendiamo, se no si perde il treno e la cambiale va in protesto (esce dal paravento, semivestito, in pantofole). Dio, che sonno! (stirando le braccia) ohe! amico! dormiamo in piedi? sarà meglio cominciare da una bella risciacquata d’acqua fresca (versando l’acqua), una buona lavata di testa, come quelle che mi dà spesso il mio ottimo zio.... brrr, com’è fredda! (Si lava, canterellando):

Un fior di paradiso,
Fu la gentil Maria....

Ah! ora mi sento meglio.... comincio ad avere già una certa lucidità di idee! (infilando gli stivali) bella cosa avere le [p. 138 modifica]idee lucide..., così avessi anche le scarpe! non mi posso presentare a mio zio infangato a questo modo.... mah! (prendendo la scopetta e lucidandosi le scarpe sopra una sedia) una bottarella sapiente.... così, e in quattro colpi è fatta. (Va scopettando con canto analogo).

(Guardandole). Ah bene! stupende! è consolante, dopo dieci anni d’università, constatare che, alla disperata, sarei un lustrascarpe di prima classe. E adesso facciamo il baule: perchè se mio zio mi vede arrivare senza il mio corredo, subito si figura che ho portato la roba al monte di pietà. E allora, addio pagamento della cambiale!

Un protesto rovinerebbe tutto il mio credito (Comincia a mettere roba nel baule).

Questa cosa che si chiama «il mio credito» in sostanza poi di che si compone? di una bella quantità di debiti. Mio zio non ama i debiti. Ingrato! Non li faccio forse pagare a lui? Ma tutte le volte mi fa delle prediche che Dio solo lo sa! Invece di fare il damerino, faresti meglio a pensare ai tuoi debiti!... O non basta che ci pensino i miei creditori? E perchè dovrei pensarci io?

[p. 139 modifica] Oh diavolo! mi mancano altre due camicie! La mia stiratrice ha questo di buono, che mi mette in conto anche la stiratura delle camicie che mi ruba. Morale: non prendete mai una stiratrice giovane. (Sull’aria del «Boccaccio»).

Stiratrice! Stiratrice!
M’hai rubato diverse camicie! piroli!pirolì!

(Mostrandolo). Ah! ecco il mio abito chic, vero figurino di Parigi! iersera, alla Carmen, parevo un principe. Credo persino che la divina Carmen, mi onorasse de’ suoi sguardi (spolverando). Che creatura incantevole, quella signora Frandin! che sorriso.... che.... e che (movendo il sedere). Se non dovessi partire, stasera sarei nuovamente là, in estasi, incantato, a deliziarmi in quella musica, in quel canto.... Io ne sono fanatico. Ah! io sono fanatico del canto. Non ho che una camera, ma.... con quattro canti! Tutta la notte ho sognato d’essere un toreador! Anzi, a un certo momento, afferrai un toro per le corna.... Maledizione, quella bestiaccia era il mio usuraio che oggi, se lo zio non dà le mille lire, manda la cambiale in protesto.

Già! È un ebreo, che per far dispetto [p. 140 modifica]a un cristiano, diventa.... protestante! E se lo zio, poi, non si lasciasse commuovere?... (Sull’aria dell’«Amor»).

Ha un cor lo zio tanto crudele
Che qualche volta non vuol pagar!
Per cui m’imagino che il buon Samuele
La mia cambiale fa protestar.
Ma s’ei non paga e s’io non pago
Strozzino vile — dei tremar per te!
Non è capace neppur un mago
di trovar soldi se non ce n’è!

Speriamo bene! tra un paio d’ore mi troverò nella mia piccola cittâ natìa, dove si vivrebbe tanto bene, morendo di noia!

Lo zio rivedo ancor, rivedo il mio villaggio!...
O dolce sovvenir — che voglio benedir
Se pur non ci rimetto le spese del viaggio!

Perchè sarebbe questa la quarta cambialetta in soli novanta giorni! Io credevo che scadesse alla fin del mese, e invece iersera, tornando dalla Carmen, pieno di melodia e di felicità, trovo il fatale avviso.... eccolo qua, dove l’ho messo? Ah, nella tasca dei calzoni.... Dio, come sono impolverati! Dov’è la scopetta?

Sul cassetton di famiglia
Io troverò la mia spazzola (la prende e scopettando)
Poi leverò la fanghiglia
Chè molto inver — non fa piacer

[p. 141 modifica]Oh! ecco fatto! (mette nel baule).

Se non lo metto piegato bene
Mi fa le pieghe che stanno mal!
E allor lo zio fa delle scene
Mi dice stupido! brutt’animal!

Adesso, poi, va a vedere dove ho messo il mio stupendo gilè di fantasia, coi bottoni d’oro matto? (cerca e fruga).

Toreador, attento
Dove ho messo il mio gilè?
Dove ho cacciato il mio gilè?
il mio gilè? il mio gilè?

Eppure, l’avevo bene riposto nel comò! ah, eccolo qua!

Ecco alfine e ognun si tace (scopettando)
Perchè vede un bel gilè!
Questo è quello più decente
Costa lire ventitrè
Lai lalaralailai tiririrò.... (lo mette nel baule)
Toreadore, attento
A non sciupare il tuo gilè!... il tuo.... ecc.

Per amor di Dio! non dimentichiamo i libri di studio, se no, mio zio diventa furibondo. Oh! e ricordiamoci che ce n’è due ai quali almeno, in viaggio, per pudore, dovrò tagliar le pagine.... Anzi, provvediamoci di una stecca. Dov’è? ce ne avevo due, una più bella dell’altra. [p. 142 modifica](Tiene i libri in una mano e le due stecche nell’altra a mo’ di nacchere).

Se invece d’un vile vocabolario fosse un tamburello! (Eseguisce la danza della gitana).

Ah! Mio zio non arriverà mai a capire come la Carmen sia più divertente del codice di procedura penale!

Devo portare il paltò pesante o il paltò leggero? Dove diavolo (apre l’armadio) ho cacciato il paltò turchino.... era qui.... che me l’abbia preso la stiratrice? ah, no! adesso mi ricordo. Povero paltò!

Lassù, lassù, sulla montagna!
ovverossia monte di pietà!...
lassù. lassù....

Speriamo in Dio che non faccia freddo e che mi basti questo paltò grigio e leggiero. In vagone m’avvilupperò ben bene nella coperta da viaggio.

Ricapitoliamo. Ho messo dentro tutto? ho dimenticato nulla? che non mi succeda come l’altra volta.... dovevo accompagnare mio zio a Bologna. Vado alla stazione: conto i bauli, le valigie, i fagotti.... c’era tutto, eppure sentivo che mi mancava qualche cosa.... Perdinci! avevo scordato a casa lo zio.... (Chiude il baule).

[p. 143 modifica] E ora una ripulitura generale, per dare una buona idea della regolarità della mia condotta. (Si spazzola, canticchiando il preludio del quart’atto).

Eccomi pulito come uno specchio! benone! ora chiamerò il portinaio per portare il baule. Ma già c’è tempo, un’ora! Vediamo l’orario (lo prende) il diretto parte alle 5,55. Che ore abbiamo? (guarda l’orologio). Come!... le 6,30. Ma quella sveglia infame! (la guarda). Oh, che bestia! invece delle cinque l’ho caricata per le sei. Ora mi spiego perchè non ho dovuto accendere il lume!

Quest’è una tragedia! peggio che il finale della Carmen.

Oh. mia Carmen, mia Carmen adorata!

Maledetto chi ha inventato le sveglie! e ora che fare? niente!

Non posso più partir, l’ora è sbagliata!
Oh mia cambiale.... oh mia cambiale protestata!

Quadro e… cala la tela!

(Giù il sipario).