Epistolario di Renato Serra/Alla madre - Bologna .... 1901

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Alla madre - Bologna 1901

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Alla madre - Bologna 1901
Alla madre - Bologna 1901 Alla madre - 30 gennaio 1902

Bologna, ..... 1901.

Carissima mamma,

alla tua lettera risponderò bene, sabato, quando verrò a casa, e potrò con un bacio e con un abbraccio dimostrarti la verità di quel che ti dico.

Ma due righe di risposta bisogna pur che te le mandi; non tanto per confutare le tue asserzioni su la mia condotta attuale, sul mio smarrimento, sul poco bene che ti voglio, - nelle quali tu sai meglio di me che non c’è ombra di vero per l’ultima e pochissimo anche per l’altre - ma soltanto perchè tu non abbia a restare sotto l’impressione penosa dei cattivi pensieri che ti son passati per la mente, e più perchè tu non creda che m’importa poco di esser giudicato male da te. Invece il vero è che mentre non m’importa del giudizio o della stima di nessuno al mondo, della tua mi do pensiero forse più che della mia propria. Del resto non mi dilungherò troppo a difendermi. Che io abbia, in questo anno forse più che in altri, attraversato un periodo non breve in cui ho giocato, ho trascurato gli studi, ho sciupato molta parte del mio tempo senza utile e senza frutto, è una cosa verissima. Sono il primo a saperlo e a riconoscerlo; ma, se bene me ne dispiaccia, non me ne preoccupo punto punto; perchè io so bene e tu devi esserne persuasa con me, che il carattere e il fondo d’un uomo non cambia secondo le azioni ch’ei possa accidentalmente commettere, e resta sempre unico e uguale colle sue tendenze, le sue attitudini, i suoi desideri, i suoi sogni. Ora se bene io abbia giocato, o abbia sciupato tempo e denari, non sono e non sarò mai un giocatore, un dissipato, un ozioso; son sempre fatto, bene o male, allo stesso modo, come m’hai conosciuto fin da bambino, innamorato e appassionato soltanto per lo studio, per le bellezze del pensiero e dell’arte, vivo quasi soltanto di quella più o meno povera vita intellettuale che pure si svolge nell’anima mia. Ecco perchè non so capire i tuoi timori su la mia negligenza, sul risultato dei miei studi o che so io. Non certo io voglio che tu ti faccia delle illusioni sul conto mio. Son ben persuaso che, in pratica, non sarò per riuscire mai a nulla di notevole, nè sarò più che un solitario che pensa e sogna chiuso e raccolto in sè stesso; ma pure tutto quello che sarò e che farò, avrà una ragion d’essere soltanto nello studio e nel lavoro - come ha sempre avuto fino ad ora. Del resto acqua passata non macina più; quella quasi sonnolenza di qualche mese è passata, ora non concepisco quasi più come me ne potessi contentare. E quanto a quello che mi preoccupa presentemente, spero di poterti dar presto una prova palpabile che non è se non il lavoro, sano e vivace, e più che tutto il desiderio di recare un pò di piacere a te in cambio del dispiacere che t’ho potuto procurare alcuna volta.

Ti bacio con tutto il cuore e con tutta l’anima; il tuo.