Esempi di generosità proposti al popolo italiano/Pietà prudente

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Pietà prudente

../Costanza nel perdono ../Coraggio pio IncludiIntestazione 10 giugno 2008 75% Saggi

Costanza nel perdono Coraggio pio


Giuseppe aveva più di cent’anni quando morì. Morirono anche i figliuoli di Giuseppe e de’ fratelli; e la stirpe di Giacobbe si era in Egitto venuta moltiplicando in numero e in ricchezza, come pochi e sparsi alberi che via via si distendono in grande foresta. Quello che molto potè a far che prosperi la nazione novella, fu la concordia in cui vivevano, e la vita in campagna, al sole aperto, lungo l’acque correnti, vita modesta e operosa. La memoria di Giuseppe e de’ benefizi dal suo governo resi all’Egitto s’era, coll’andar del tempo, illanguidita, come l’armonia d’una voce che va, e va, e poi si perde. Succedette dunque dopo tanti un certo re che non sapeva nemmeno chi fosse questo Giuseppe: e vuol dire ch’egli era un re che non si curava di sapere la storia del paese, e che, non sapendo la storia del paese, non lo poteva nè ben governare nè amare veramente.

Costui, ingelosito del numero e della potenza de’ figli d’Israello (Israello era un altro nome dato a Giacobbe: e chi dice Israelita, dice discendente del buon vecchio che ha avute tante grazie e promesse da Dio, e tanto patì), ingelosito costui, disse a’ suoi cortigiani: «Vedete questo popolo, come ingrandito! Ingegnamoci col nostro ingegno di schiacciarlo un po’; che non cresca maggiormente; e, caso che guerra ci colga, non si colleghino a’ nostri nemici, e da ultimo, fiaccati noi, non escano delle mani nostre». Il bravo re non dice: «Ingegnamoci di farceli amici; e per questo, amiamoli noi». Ne ha paura, li tiene come un pericolo continuo dinnanzi agli occhi; e col farsi odiare aggrava il pericolo. Ne ha paura dentro; e nondimeno non li vorrebbe lasciare che vadano via; vuol fare che diventino tante pecore, buone da mungere, da tosare, da mangiare, da vendere. Costui che dunque si pensa? Di imporre ai figli d’Israello lavori pubblici gravosi molto, e fare che lavorassero sotto mastri egiziani che li malmenavano. Così edificarono palazzi e piramidi, e due intere città più magnifiche di queste nostre. Ma che? Quante più erano le fatiche, e tanto più il numero degli oppressi moltiplicava: e perchè gli eran usi al lavoro, e perchè il lavoro rinforza le membra, e quand’è sostenuto a buon fine, nobilita le anime; e perchè Dio voleva così, per confondere le fiere arti regie. Nè il re solamente, ma non pochi degli Egiziani odiavano i figli d’Israello, e si compiacevano nell’aggravare le loro miserie, e ci aggiungevano il disprezzo e gli scherni. A que’ poveretti toccava fare i mattoni per quegli smisurati edifizi, taluni de’ quali veggonsi ancora in Egitto, che servivano all’orgoglio de’ potenti, e che adesso, come testimoni immortali, gridano dal deserto a tutti i secoli la vanità de’ fortunati del mondo stolta e spietata.

Vedendo il bravo re, che tante angherie a mortificare quella gente non bastano, disse alle levatrici del popolo d’Israello: «Quando le donne degli Ebrei partoriscono, s’egli è un maschio, strozzatelo: risparmiate le femmine». Uccidendo nel nascere le speranze e la consolazione del popolo temuto, voleva il tristo re assicurare a sè stesso quiete infame e torba allegrezza; non osava egli fare da boia, e commetteva l’ufficio a due povere donne destinate dalla fede pubblica a soccorrere le madri in quelle ambasce che le stringono e lacerano al momento di dover dare al mondo una creatura di Dio. Ma le levatrici temevano Dio; e però disubbidirono all’empio cenno. Costui se ne accorse; e le chiama, e dice: «Che impertinenza è la vostra? Perchè lasciate voi campare cotesti bambini di cotesta gente?». Le levatrici risposero: «Le donne ebree non sono come le egizie; sanno aiutarsi da sè: e, prima che noi si venga, le tante volte, hanno già partorito». E perchè queste levatrici temettero Iddio, le famiglie loro furono da Dio benedette.

Io voglio credere che, rispondendo a quel modo, le pie donne non dicessero punto bugia; o ch’elleno stesse in quel pericolo insegnassero alle donne d’Israello aiutarsi nel parto da sè; o che le donne d’Israello si trovassero allora altre levatrici proprie; o che alcune almeno di quelle povere donne, o perchè povere o per scampare i loro bambini da morte, si guardassero dal chiamare le levatrici egiziane. E perchè non fosse bugia il detto delle levatrici, bastava che quel ch’esse dicevano, di talune delle donne ebree fosse vero. Or giova sapere per nostra norma, che la bugia non è lecita mai, nemmeno per salvare la vita d’un uomo: ma in certi casi non è necessario dire tutta la verità. Nei pericoli nostri e dei nostri fratelli, quando col dire il vero si risica di far danno a loro e a noi, raccomandiamoci a Dio; ed egli c’insegnerà i modi di fuggire il pericolo, e di rendere onore alla verità; perchè Dio è verità.

Notate qui un’altra cosa. Se queste due donne, nell’intendere il truce comando, avessero con atti d’orrore e con parole mostrato di non volergli ubbidire, avrebbero non solamente nociuto a sè medesime e alle proprie famiglie, ma fatto male alle stesse donne e a’ figliuoli del popolo d’Israello: perchè quel re disumano, fatto accorto dall’animo delle pie levatrici e irritato dalla resistenza loro, trovava modi di nuocere più certi e più violenti. Così per qualche tempo almeno la rabbia di lui stette addormentata, come la serpe nel verno. Non sempre bisognava dire in palese ai prepotenti: «Quel che voi comandate io non lo farò»; ch’anzi giova e bisogna talora tacere, e non fare il male ch’essi vogliono. E beato il mondo se tutti i chiamati a fare il male se ne astenessero senza parole!

Lo storico sacro ci conservò, come degni di cara memoria i nomi delle due levatrici buone: l’una Sefora, l’altra Fua. Tanti grandi d’Egitto che scolpivano il nome loro in tante pietre di marmo e granito, che lo scrivevano in mezzo a tante pitture preziose, adesso nessun sa che siano mai stati al mondo; di tanti dotti la memoria è svanita come fumo, perchè la loro dottrina era fumo: ma i nomi di queste due levatrici vivono da migliaia d’anni, e vivranno sino alla fine de’ secoli per tutto il mondo, tra i nomi di Giuseppe il generoso e del legislatore Mosè. E perchè questo a loro? Perchè sentirono pietà degli altrui dolori; perchè non temettero i cenni d’un potente scellerato.