Favole (La Fontaine)/Libro ottavo/XXII - Il Gatto e il Topo

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Libro ottavo

XXII - Il Gatto e il Topo

../XXI - Il Falcone e il Cappone ../XXIII - Il Torrente e il Fiume IncludiIntestazione 16 ottobre 2009 50% raccolte di fiabe

Jean de La Fontaine - Favole (1669)
Traduzione dal francese di Emilio De Marchi (XIX secolo)
Libro ottavo

XXII - Il Gatto e il Topo
Libro ottavo - XXI - Il Falcone e il Cappone Libro ottavo - XXIII - Il Torrente e il Fiume

 
Un certo Gatto gran rubaformaggio
e un Topo rodicorda assai stimato,
un’orrida Civetta
e la dal lungo corpo Donnoletta,
nel buco spesso usavan d’un selvaggio
abete rosicchiato.
quattro bestie di cui l’una non era
per nulla all’altra eguale,
ma in quanto a far il male
anime triste tutte a una maniera.

E tanto vanno e vengono che un giorno
l’uomo tese una rete tutt’intorno,
e adesso sentirete:
esce il Gatto al mattin, siccome suole,
pria del levar del sole
a caccia, ma non vede ahimè! la rete...
Vi resta e non gli resta
che di gridar, se vuol salvar la testa.

Accorre il Topo e il suo mortal nemico
preso nel laccio vede,
e s’ei fu lieto ognuno me lo crede.
Il Gatto piagnoloso: - O amico, amico, -
dicea frattanto, - è noto
quanto tu fosti verso noi devoto,
aiutami a scappar da questi nodi
in cui venni a cader, tu che lo puoi.
Ed è giustizia, se ricordi i modi
che sempre usai fra cento pari tuoi
verso di te, che caro ognor mi sei
come quest’occhi miei.

Non me ne pento io già, fratello mio,
ma ognor ringrazio il ciel nell’orazioni.
E appunto stamattina
nel fosco uscìa per far le devozioni,
che ogni buon gatto fa quando è cresciuto
nel santo amor di Dio,
e il maledetto fil non ho veduto!
Nelle tue mani io metto la mia vita,
sciogli i nodi e procurami un’uscita.
- Qual compenso mi dài? - l’ altro gli chiese.
- Prometto teco eterna l’alleanza,
e nelle zampe mie pronte difese
contro i nemici in ogni circostanza.
Sarò la tua vendetta
contro la Donnoletta e la Civetta
che voglion la tua morte...

- Basta così, - rispose
il Topo, - credo poco a queste cose.
Sarìa tre volte matto
quel topo che affidasse la sua sorte
all’onestà del gatto -.

E ciò detto partì. Presso la tana,
guardando alla lontana,
vede in agguato la sinistra Donnola.
Va sulla pianta e mentre ancor si arrampica
sul tronco in alto la Civetta vede...
Or come fare? scivola
di quell’abete al piede
e in mezzo a tre pericoli
sceglie il minore. Rosicchiando un nodo
e un altro della rete e un terzo e il resto,
all’impostore procurava il modo
di scappar dalla morte allegro e lesto,
ma guai se in quel momento
non giungeva opportun l’uom della rete
che li facea scappare come il vento.

Non molto tempo dopo
il Gatto trova il Topo,
che stava a una distanza rispettosa.
- Fratel, o vieni, abbracciami, -
con una voce tenera e amorosa
gli disse, - e non guardare un alleato
con quel far diffidente e disgustato.
A te, dopo il buon Dio,
devo la vita, lo conosco anch’io -.

Rispose il Topo: - Grazie, n’ho piacere,
ma non è scritto sopra alcun trattato
che un gatto abbia il dovere
d’esser per gratitudine obbligato.
Del carattere tuo chi mi assicura?
Un gatto è sempre gatto per natura.