Federconsorzi: l'attesa continua

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Riccardo Esposito

2004 F Articoli letteratura Federconsorzi: l’attesa continua Intestazione 20 aprile 2008 50% Articoli

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Le speranze dei creditori a 13 anni dal dissesto della Federconsorzi si riaccendono dopo il deposito delle motivazioni della sentenza della Corte d’appello di Perugia. Ci saranno futuri riparti?

Nello scorso settembre la Corte d’appello di Perugia ha depositato la motivazione della sentenza sulla vicenda Federconsorzi.

Quando nello scorso giugno era uscito il dispositivo, tutta la stampa, ad una voce aveva salutato l’assoluzione di Pellegrino Capaldo (l’ex presidente della Banca di Roma) ed Ivo Greco (ex presidente della Sezione fallimentare del Tribunale di Roma ed anche, poi, del Tribunale dei Ministri) dall’accusa di bancarotta fraudolenta per dissipazione, come un gran ribaltamento delle condanne a 4 anni di reclusione fatta dal Tribunale.

. Non era una lettura corretta della sentenza. Nelle motivazioni emerge chiaramente che la ricostruzione dei fatti avanzata dall’accusa resta confermata in pieno. La Corte d’appello assolve gli imputati perché pur essendoci alcuni elementi che fanno pensare ad una consapevolezza del comportamento illecito, ce ne sono altri più dubbi. In parole povere: non si sa se c’era il dolo e, nel dubbio, gli imputati vanno assolti.

Noi abbiamo letto le 330 pagine della sentenza con una sola preoccupazione:vedere se ci sono ancora spazi per i creditori per sperare in ulteriori riparti.

Ebbene, scorrendo la sentenza balza subito all’occhio un fatto molto evidente; la Corte d’appello dice chiaramente che i beni di Federconsorzi sono stati venduti a prezzo vile ad una società formata dalle principali banche creditrici: la Sgr. Mancano all’appello almeno 1.100 miliardi di lire

Secondo la legge italiana quando l’assoluzione degli imputati avviene con una formula che non esclude che i fatti siano accaduti, coloro che si ritengono danneggiati hanno la possibilità di iniziare una causa civile per chiedere il risarcimento dei danni. Una tale azione può essere fatta dai singoli creditori, ma nell’interesse di tutti i creditori questo compito spetta al liquidatore giudiziale, che attualmente è il prof. Sergio Scicchitano, molto noto a Roma perché delegato dal sindaco per la tutela dei consumatori e degli utenti. Nel corso dei tredici anni della vicenda si sono succeduti dieci liquidatori. Secondo i pubblici ministeri non tutti hanno fatto gli interessi dei tartassati creditori e ciò ha dato origine a cause penali. Ora le speranze sono riposte tutte nel prof. Scicchitano, che nello scorso maggio ha avuto il coraggio di rilasciare alla rivista Economy un’intervista in cui ha affermato che, secondo i suoi calcoli, i miliardi di lire che mancano all’appello sono addirittura 4.000.

Manterrà la promessa di agire subito a tutela di tutti i creditori? Obiettivamente le difficoltà non mancano: l’ex Commissario giudiziale dr. Musco, in una serie di documenti depositati nei giorni immediatamente precedenti le proprie dimissioni, ha sostenuto che la transazione intervenuta il 31 luglio 1998 tra Sgr e gli organi del Concordato preventivo impedisca a questi ultimi qualsiasi azione. Ci sono anche pareri in senso inverso, ma già immaginiamo quale sarà la difesa degli avvocati d Sgr. Per fortuna un creditore, nell’interesse di tutti, ha impugnato la transazione. Speriamo che vinca la causa.

Nel frattempo tra i creditori si alternano momenti di speranza e di timore ma, soprattutto una grande impazienza.

Sonostati dissequestrati beni del valore di diverse centinaia di miliardi. Tra questi vi erano immobili a Roma di indubbio pregio: un enorme palazzo a piazza Indipendenza, uno in via Torino, la villa York.

C’è il concreto timore che tra qualche mese saranno tutti venduti, per cui diventerebbe inutile una causa di risarcimento contro un soggetto che non ha più nulla.

I creditori che sono espressione del mondo agricolo hanno un altro timore: che i loro specifici problemi siano trascurati.

Nei concordati preventivi esiste un Comitato dei Creditori, ma esso non solo è un organo meramente consultivo, ma addirittura è nominato o revocato ad insindacabile giudizio del Tribunale. Nel passato, proprio per bilanciare lo strapotere delle banche nelle vicende Federconsorzi, ben tre membri su cinque erano espressione del mondo dei fornitori.

Nel 1998 il liquidatore Caiafa declassò i crediti per IVA dei fornitori da privilegiati ad ordinari o, come dicono gli avvocati, a chirografari. Le banche, ovviamente, furono contente, perché con il recupero degli importi già distribuiti ai fornitori aumentava la loro speranza di riparti. Tre membri del Comitato dei creditori presentarono reclamo. Il Tribunale li destituì sostituendoli con banche creditrici.

La stranezza della cosa aveva attirato l’attenzione del Pubblico Ministero del processo penale di Perugia che ha chiamato come teste l’avvocato Caiafa e lo ha interrogato sullo specifico episodio

Ebbene, l’avvocato Caiafa ha detto che si era poi convinto che la corretta interpretazione della legge sarebbe stata quella di considerare i creditori per forniture di merci e servizi, privilegiati per la parte della fattura riguardante l’IVA.

Adesso tutti e cinque i membri del Comitato sono Banche, compresa una che è la maggiore azionista di Sgr, la società contro cui si dovrebbe agire per recuperare i danni per la sottovalutazione del prezzo di cessione del patrimonio Federconsorzi.

I creditori che sono espressione del mondo rurale guardano con una certa preoccupazione anche al fenomeno di speculazioni del mondo finanziario.

Quattro grandi banche internazionali hanno rastrellato sul mercato dei titoli spazzatura di Londra i crediti verso Federconsorzi.

Inizialmente le transazioni avvenivano a prezzi stracciati. Si dice che alcune grandi banche giapponesi abbiano venduto i loro crediti al prezzo di 4 punti percentuali. Gli acquirenti hanno incassato subito dopo il secondo riparto del 20%.

Gli acquirenti hanno, pertanto, realizzato in tempi brevissimi, enormi profitti. Ingolositi dal guadagno hanno continuato ad acquistare, a prezzi forse eccessivi.

I piccoli creditori del mondo agricolo sono rimasti fuori da questi giochi, ma è sempre pericoloso quando la grande speculazione internazionale s’intromette in una questione già complessa.

Resta il dubbio, però, che se Banche internazionali così potenti si sono accanite a comprare i crediti verso la Federconsorzi abbiano fondati motivi per ritenere che alla fine i riparti saranno consistenti.

Cerchiamo ora, senza la pretesa di essere più bravi dei migliori analisti finanziari del mondo di dire la nostra su quali siano le speranze di futuri riparti per i creditori Federconsorzi, in aggiunta al 40% già distribuito. Tentiamo di approfondire l’analisi.

Innanzitutto esaminiamo quanto il problema incide nel mondo agricolo. I crediti per forniture merci e servizi ammontavano ad oltre 800 miliardi di lire.

Anche se togliamo la quota relativa alla grande industria (Fiat, Enichem) restano cifre molto consistenti, suddivise, per di più, in un numero rilevantissimo di posizioni, certamente più di 10.000.

Le speranze di ulteriori riparti si basano su tre distinti elementi: danaro già in cassa, i crediti verso lo Stato per la gestione ammassi, le azioni nei confronti di Sgr.

1. In cassa, per dichiarazione dell’ex Commissario giudiziale Pasqual Musco, risultano esserci, liberi da impegni 112 miliardi di lire (continuiamo a dare le cifre in lire perché così abituati in una vicenda tanto vecchia). Questa cifra potrebbe permettere, raschiando ancora qualcosa in fondo al barile, la distribuzione di un ulteriore 3% ai creditori chirografari (intorno ai 4.000 miliardi di lire).

2. I crediti verso lo Stato per la gestione ammassi costituiscono una voce sempre molto variabile. La parte dei crediti che era rimasta di titolarità dei Consorzi agrari è stata regolata da un’apposita legge dello Stato, mediante l’attribuzione di speciali titoli di Stato, per un importo di oltre 1.000 miliardi di lire. La stessa legge, però, con scarso rispetto dei principi costituzionali, aveva escluso da tale forma di liquidazione i crediti, della stessa natura, ceduti dai Consorzi Agrari a Federconsorzi. Gli importi dei crediti Maf, a valori del 1991, erano di 441 miliardi di lire che con gli interessi diventano ad oggi 1.000 miliardi di lire. Il ministero, però, contrappone ora alcuni controcrediti, anch’essi legati alle questioni degli ammassi.

3. I 1.100 miliardi di lire indicati nella sentenza della Corte di appello di Perugina come mancanti al prezzo giusto consentirebbero, se recuperati un riparto ulteriore del 25%. Si tratta di sogni? Forse, ma nemmeno bisogna ritenere che non si recupererà più nulla: almeno qualche cosa si dovrebbe riuscire a riottenere.

Le incertezze sull’intera vicenda Federconsorzi sono maggiori delle certezze; le notizie buone si alternano alle cattive.

Spazio Rurale, anche nel futuro, terrà aggiornati gli operatori del mondo agricolo delle novità del caso.

Riccardo Esposito

Spazio Rurale / 11 / 2004

Rivista I tempi della terra