Fiore di virtù/Avvertimento

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Avvertimento

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Fiore di virtù I


Abbiamo creduto di far cosa utile ristampando questo libretto, che in lingua pura e schietta racchiude tanti belli ammaestramenti de’ più celebri scrittori antichi intorno alla morale. In addietro era tenuto in maggior conto che ora, perchè sappiamo che si dava per primo libro di lettura ai fanciulli; e con saggio consiglio, a me sembra: imperocchè porre dinanzi alle menti fino dalla più tenera età quei precetti che i grandi pensatori hanno dedotto dall’ordine eterno delle cose, è porgere una guida sicura per l’arduo cammino della vita, e operare efficacemente a conformare gli animi alla verità ed al bene.

Intorno all’Autore non abbiamo alcuna notizia, nè anche da poterne far congettura:1 ma certo è che il libro fu composto nel principio del trecento; nel qual tempo sembra che fosse prediletto questo genere di compilazioni. Allora gli animi trovavano il riposo nella religione e nella morale; e però con tanto amore erano studiati i moralisti antichi: onde vediamo nelle biblioteche molte traduzioni delle opere loro fatte in quel secolo, e molte raccolte di sentenze somiglianti alla nostra. Tra le quali va sopra tutte quella di Fra Bartolommeo da San Concordio, che ha per titolo Ammaestramenti degli Antichi. Il Fiore di Virtù è fatto quasi ad immagine di quello: se non che, mentre il libro del San Concordio è superiore per la maggior copia delle sentenze, questo mi pare un poco più ameno, perchè i precetti sono intrecciati con alcuni esempj tratti dalla Storia che confermano la verità di quelle.

Affinchè questa edizione riesca di maggiore utilità, mi son dato cura di farla più che sia possibile corretta. La prima ristampa che se ne fece da questa tipografia fu condotta su quella del Silvestri del 1842; la quale era stata eseguita sull’altra di Padova del 1751 migliorata da Gaetano Volpi. Ma esaminando i vari Codici che sono nella Biblioteca Riccardiana, alcuni dei quali additatimi come buonissimi dal Prof. Vincenzo Nannucci, mi feci accorto come anche in quelle edizioni giudicate migliori erano parecchie mende, e perfino errori che ne guastavano il senso. Coll’ajuto di questi Codici alcuni di questi passi emendai. Ora ritornando sul lavoro per una nuova ristampa, ho trovato anche altri luoghi che meritavano correzione: ed a far ciò mi è stato di molta utilità un Codice membranaceo del secolo XIV, appartenuto a Pier Del Nero, che trovasi alla Biblioteca Palatina, e che mi è sembrato eccellente. Non voglio nè posso dire di averlo nè anche ora ridotto alla sua vera lezione; imperciocchè nelle tante copie che ne furono fatte da diversi anche nel secolo XV, fra le alterazioni degli amanuensi, e quelle di altri che abbiano stimato bene portarvi la mano col desiderio di emendare, è difficile stabilire qual fosse veramente la lezione di chi lo compilò. Nè ho voluto pure, come a qualcuno sarebbe piaciuto, mostrare le varianti fra le diverse lezioni; perchè, se un simile lavoro non sarebbe riuscito inutile per i filologi, si sarebbe allontanato dallo scopo propostomi di darlo come libro di utile lettura ai giovanetti.

Con questo intendimento io ho tolto eziandio que’ passi ne’ quali riprendesi il vizio col ritratto troppo scoperto del vizio stesso, sebbene tutti gli altri editori sieno stati di contrario avviso. Nè la prima volta fui abbastanza guardingo che qualche cosa non mi sfuggisse: al che ho cercato di rimediare ora procurando di evitare tutto ciò che in qualche modo potesse offendere anche minimamente il pudore.

Narra Gino Capponi nel suo Frammento sulla Educazione, che a Giovanni da Empoli valse a confermarlo nella virtù un libriccino dove erano ritratte dalla Scrittura e da’ Santi Padri molte sentenze morali, che suo padre compose per lui e gli raccomandò quando cominciava a divenir grandicello. Giovanni da Empoli fu un abile viaggiatore; tre volte viaggiò all’India, ebbe dal re di Portogallo il governo dell’isola di Sumatra, e si mostrò sempre uomo di molta prudenza e saggezza, onde si procacciò bella fama. Questa testimonianza allegava il Capponi per dimostrare la utilità che si può trarre dal dare ai fanciulli precetti gravi e autorevoli che bastino loro alla vita. Ed io l’ho recala qui in mezzo per esternare il mio desiderio che questo libretto produca in molti l’effetto medesimo che produsse in Giovanni da Empoli il libriccino del padre.

Gennajo 1856.

AGENORE GELLI


Note

  1. In un Codice cartaceo del 1400 esistente nella Biblioteca Palatina è al principio questa intitolazione: Incomincia il libro di Fiore delle Virtù e de’ Vizj. È composto e fatto per Tommaso dell’Ordine de’ Frati Predicatori; molto vale a seguitare le virtudi e seguitare e ’l bene fare, e lasciare e’ vizj. È conosciuto questo libretto anche col titolo di Libro delle similitudini: e sotto questo nome è anche un Codice Laurenziano, che appartenne al celebre Francesco Redi.