Fotografie matrimoniali/II

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II. — Luna di miele

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I III
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Luna di Miele.

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II.


Napoli. Grand Hôtel; sul mare. Sofia si dondola in una poltroncina americana guardando da lontano il Vesuvio che fuma. (Abito di stoffa inglese verde scurissimo a grande quadriglie color legno e color chaudron; corpetto di velluto verde egualmente cupo con bottoni di metallo cesellati; gran lattuga di trine fermata alla gola e sul petto [p. 22 modifica] con due fettuccie di velluto verde e fibbie di strass; guanti di Svezia color naturale; calze di seta verde cupo ricamate sugli angoli in color chaudron; scarpe a mezzo taglio; tocchetto in testa di penne di gallo a riflessi verdi e dorati). — La canna di Gigi Ghieri appoggiata su un tavolino lì accanto.


Sofia. (pensa) Già quindici giorni!…

L’Ingegnere Malfatti. (vecchio amico di Ghieri; quarantacinque anni; barba brizzolata; espressione generale della fisonomia: vivere e lasciar vivere). È proprio stata una bella combinazione quella di trovarci a Napoli insieme; [p. 23 modifica]bella s’intende, per parte mia; Gigi non ne aveva bisogno.

Sofia. (asciutta) Al contrario. Gigi ha sempre bisogno de’ suoi amici.

L’ingegnere. Oh! con una bella sposina…

Sofia. Che vuole? Mio marito non sa parlare che della sua professione, o di politica o di altre cose alle quali noi donne non ci interessiamo affatto. È così serio, così grave: tutto ciò dipende da carattere, naturalmente, ma…

L’ingegnere. (crede di far bene interrompendo) Eh! serio poi lasciamola lì. (con un sorrisetto) Doveva vederlo, come l’ho veduto io all’Università; era l’anima di tutte le riunioni, il [p. 24 modifica]capo di tutte le feste (sempre sorridendo colla speranza di comunicare l’ilarità alla signora) Un don Giovanni, le dico!… Egli è molto più giovine di me e ci siamo perduti di vista qualche anno, ma so che ha fatto le sue prodezze in ogni genere.


Sofia ha cessato di guardare il Vesuvio e concentra tutta la sua attenzione nelle parole di Malfatti.


L’ingegnere. (con bonarietà) Del resto, meglio così. Creda alla mia esperienza: sono questi i mariti modello, tranquilli, casalinghi, già ritirati dal mondo. [p. 25 modifica]

Sofia. Anche troppo!

L’ingegnere. Come sarebbe a dire?

Sofia. (con disinvoltura) Non parlo per Gigi, ma… spesso questi mariti soverchiamente saggi non rendono felici le loro mogli.

L’ingegnere. Eppure sono sempre da preferirsi agli scavezzacolli, ai discoli, ai libertini…

Sofia. (ironica) Triste dilemma!


L’ingegnere. (allungando il naso) Eh?

Sofia. Che non si possa trovare un marito amabile senza essere libertino, vivace senza essere uno scavezzacollo e amico della società senza essere un discolo? [p. 26 modifica]

L’Ingegnere. (che capisce poco) Sicuro, sicuro. Ma! È difficilissimo. (dopo averci riflettuto un momentino) Del resto una donna quando si marita deve avere il pensiero della sua casa e nessun altro.

Sofia. Chi gliel’ha detto?

L'Ingegnere. (un po’ sconcertato) Oh Dio, è una cosa che si sa: anche la Bibbia nell’elogio della donna forte…

Sofia. Mi faccia questo piacere a lasciar stare la Bibbia. C’è un po’ di tutto in quel libro, così che ognuno può citarlo senza danno.

L’Ingegnere. Veda anche le donne inglesi…

Sofia. E cosa c’entrano le donne [p. 27 modifica]inglesi con noi? Loro sono uomini inglesi forse? Abbiamo dei costumi inglesi? La nostra educazione è una educazione inglese? Sarebbe curiosa che mentre tutto in Italia è italiano, proprio le donne debbano aver l’obbligo di modellarsi sulle inglesi. Bisognerebbe allora incominciare a quindici anni a metterci in testa un cappellone di paglia, un Baedeker sotto il braccio e maudarci a viaggiare il mondo.

L’ingegnere. (per farla finita) Eh! sarebbe pur la bella cosa.

Sofia. (che comincia a prenderci gusto) Lasciamo stare se sarebbe una bella cosa: ci ho i miei riveriti dubbi, sempre per quella tal ragione che non si [p. 28 modifica]possono trasportare da un paese all’altro i costumi morali come se ne trasporta il grano. Ma, comunque, noi non siamo state allevate così, dunque bisogna prenderci come siamo.

L’ingegnere. (girando attorno lo sguardo con calma) Che bella giornata!

Sofia. (non risponde).

L’ingegnere. Veramente questo cielo, questo mare, quest’aria trasparente non si vedono che a Napoli.

Sofia. Peccato che le donne non siano inglesi.

L’ingegnere. (crede di poterne uscire con un) Ah! ah! ah! ah!

Sofia. (ostinata) Loro uomini sono egoisti. Godono la vita in lungo ed in [p. 29 modifica]largo, ed anche per traverso; si divertono, bevono fino all’ultima goccia quello che Bulver chiama: «il nappo color di rosa» e quando sono stanchi si aggiogano una donna purchessia che li aiuti a portare il peso dei disinganni.

L’ingegnere. (rassegnato a ingoiare la pillola) Queste, se non erro, sono le teorie moderne. Lei, cara signora, è rimasta impressionata dalla commedia di Sardou: Facciamo divorzio.

Sofia. (indignata) Io?… Ma lei crede che la mamma mi conducesse alle commedie di Sardou? Non sa dunque come fui allevata rigorosamente?

L’ingegnere. Gigi, allora? [p. 30 modifica]

Sofia. (arrossendo) Non parliamo di Gigi; egli non c’entra qui. Gigi è un angelo. Ora si discorre in teoria.

L’ingegnere. Ebbene, scusi, come fa lei, che è stata allevata così rigorosamente, che è sposa da quindici giorni, come fa a conoscere queste cose?

Sofia. (con fuoco) Qui la volevo. Ecco l’errore di loro uomini. Credono in buona fede che basta mandare una ragazza a scuola dove il catechista insegna che la modestia è la prima virtù di una giovinetta; basta indignarsi contro i romanzieri perchè le loro opere non sono abbastanza pure, basta che esca di tanto in tanto un [p. 31 modifica]libriccino morale e assurdo, scritto da persone che non conoscono affatto il cuore umano, per creare quell’essere incorporeo e impossibile che entra nella rubrica ragazze. No, quell’essere non esiste. Quindici giorni fa non avrei potuto dirlo — è la giusta misura di finzione che le ragazze rendono a chi le circonda di finzione — ora lo proclamo altamente. La fanciulla la più onesta, la meglio allevata, non assomiglia per nulla a quel mollusco senza carne e senza sangue che i moralisti credono e vogliono far credere essere una fanciulla. Oh! lo so, essi sono convinti di aver fatto molto gridando contro i romanzieri e contro i commediografi, ma [p. 32 modifica]non pensano che i romanzieri e i commediografi prendono i loro personaggi nella vita reale. Ogni sguardo è per esse una rivelazione; ogni parola, ogni gesto, ogni silenzio, ogni interruzione, ogni proibizione è un romanzo intero aperto davanti. Escono di casa: ad ogni passo un insegnamento, una tentazione. O credono forse che le ragazze siano cieche, sorde e cretine?

L’ingegnere. (Sofia ha finito, ma egli non può persuadersi e continua ad ascoltare; finalmente si arrischia aprir bocca). Già, già, sono questioni difficili: nè io nè lei, cara signora, non arriveremmo mai a scioglierle.

Sofia. (con un movimento trionfante, [p. 33 modifica]perchè crede d’aver trovato l’argomento definitivo) E poi voglio chiederle…

L’ingegnere. (dà una guardatina dalla parte dell’uscio per vedere se caso mai comparisse l’amico Gigi).

Sofia. Perchè chi ha sempre le ragazze sulla punta della lancia sono i giornalisti scapoli, i critici che non hanno prole e non mai le mamme? Perchè sono sempre gli uomini che si schierano a difensori dei mistici veli? Perchè non si fidano dell’ubbidienza del loro mollusco e non credono che basti il veto della mamma per la tale o tal’altra lettura? Eh? Io non sono un angelo dalle ali azzurre, ma quando la mamma mi diceva: questo no: ho [p. 34 modifica]sempre ubbidito. E se capisco egualmente una quantità di cose che non ho lette, gli è perchè quelle cose sono nell’aria; nell’aria, capisce?

L’ingegnere. (guardando in alto come volesse proprio cercare quelle cose) Sicuro, sicuro. E, mi dica, Castellamare le è piaciuto?


Prima che Sofia possa rispondere, appare Gigi Ghieri, che ha pagato il conto all’albergatore e viene a fare il cambio della sentinella presso sua moglie.


L’ingegnere. (con molta soddisfazione) Finalmente! [p. 35 modifica]

Sofia. (a Gigi) Ecco una frase molto rassicurante per te.

Ghieri. (ridendo) Oh. Malfatti non è mai stato pericoloso. (battendogli sulla spalla) È troppo amico della quiete.

Sofia. (all’ingegnere con lieve canzonatura) Un ottimo marito dunque. (a Gigi) Ci siamo bisticciati sai?

Ghieri. (all’ingegnere con incredulità) Tu?…

L’ingegnere. (difendendosi) Oh! non io certamente: è la signora che è molto vivace… L’età, si capisce…

Ghieri. (prendendo la sua canna) Le donne discendono tutte da madama di Longueville, la bella frodista, che con [p. 36 modifica]uno scudiscio in mano ed un ventaglio metteva a rivoluzione la Francia.

L’ingegnere. (facendo il furbo) E madama di Longueville da chi discendeva?

Ghieri. Diamine! da Eva, la prima rivoluzionaria del mondo.

Sofia. (regala a suo marito un sorriso d’approvazione, poi tra sè pensa) E se lo sa, perchè non se ne cura?…