Fotografie matrimoniali/IV

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IV. — Dopo il pranzo

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III V
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Dopo il pranzo.

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IV.


Il salottino di Sofia. Era forse destinato a camera da letto, poichè ha una alcova, ma Gigi Ghieri preferì fare la camera in un locale più vasto, ricordando il consiglio di Mantegazza «serbati la più bella stanza dell’appartamento per dormirvi.» Questa saggia decisione di Gigi aveva dato occasione a Sofia di sfoggiare il suo genio [p. 52 modifica]inventivo di donna moderna; aveva preso il difetto per cavarne fuori un abbellimento, una originalità, e così sull’insieme un po’ severo del salottino, tappezzato in color granato, ella fece sprigionare dall’alcova un’onda gialla, convertendola in una specie di padiglione fantastico, ridotta l’alcova più piccina dalla stoffa gialla, a pieghe, posta tutta in giro a un palmo dal muro. In mezzo al piccolo soffitto dondola una gabbia di canarini e sotto appoggiato alla parete, un divanuccio coperto da una stoffa giapponese; poi un tavolino minuscolo, due o tre cuscini di velluto gettati per terra… e niente altro. [p. 53 modifica]


Sofia. (seduta sul divanuccio, colla testa appoggiata alla spalliera e gli occhi per aria, vaganti nello spazio) L’infreddatura della mamma continua.

Gigi. (seduto accanto a lei, fumando il suo virginia) Già, per otto o dieci giorni ne avrà ancora. È la stagione di queste malattie: non si sente parlar d’altro, sembra una epidemia.

Sofia. Anche tu sei un po’ infreddato.

Gigi. Veramente non me ne accorgo.

Sofia. Sì, sì, hai soffiato il naso tre o quattro volte. Dovresti stare in casa questa sera.

Gigi. (sorridendo) E prendere del latte bollito. [p. 54 modifica]

Sofia. (carezzevole) Perchè no? Te lo preparerei io stessa su questo tavolino, te lo verserei in quelle belle tazzette di Ginori che ci regalò la zia Adelaide, (sempre più seducente) te lo addolcirei con tanti baci…

Gigi. (levandosi in piedi) Benissimo. Ma non sono infreddato (si avvicina alla lucerna e riaccende il sigaro spento).

Sofia. (sola sul divano, pensa disperatamente a quegli uomini che passano ore ed ore ai ginocchi della donna amata).

Gigi. (dopo aver acceso il sigaro prende un giornale sul tavolino e legge).

Sofia. (guarda tutto in giro il suo padiglione giallo e aspira con delizia un [p. 55 modifica]leggero profumo di violetta che ella ha avuto cura di diffondervi poche ore prima) Non se ne accorge neppure!

Gigi. (levando il naso) Parli con me?

Sofia. No… coi canerini.

Gigi. (torna a leggere).

Sofia. (torna a guardare per aria).

Gigi. Ben detto! (legge). «Ma il ritorno dell’oro non è tutto: bisogna che procuriamo di farlo rimanere tra noi.» Sicuro. Bisogna…

Sofia. C’è ancora la Zaeo al dal Verme?

Gigi. La Zaeo? Già; hanno scritto il suo nome dappertutto. Non so perchè mi fa venire in mente la Zoedone.

Sofia. Vai a vederla questa sera? [p. 56 modifica]

Gigi. Chi?

Sofia. La Zaeo.

Gigi. Sei matta. (sorridendo) Cosa vuoi che me ne importi a me della Zaeo?

Sofia. Dicono che è così brava.

Gigi. (stringendosi nelle spalle) Sarà.

Sofia. E bella.

Gigi. Peuh!

Sofia. Sei proprio indifferente a tutto.

Gigi. (sorpreso) Tò, vorresti ch’io mi scaldassi per una funambola?

Sofia. Non dico questo, ma… sei così freddo in ogni cosa.

Gigi. È il mio carattere, lo sai. [p. 57 modifica]

Sofia. (animata) Oh! per questo non è vero.

Gigi. Come?

Sofia. Non sei sempre stato così.

Gigi. Bella! Chi te lo ha detto?

Sofia. (con importanza) Lo so io. Eri un giovinotto alla moda, un don Giovanni…

Gigi. Veh! veh! Ma chi te lo ha detto?

Sofia. So tutto.

Gigi. (fregandosi le mani allegramente) Ho passato qualche anno burrascoso, è vero, ma misi giudizio presto.

Sofia. Purtroppo!

Gigi. Cos’è in grammatica [p. 58 modifica]purtroppo. Nella tua bocca, cara Sofia, mi ha tutta l’aria di un rimprovero.

Sofia. (tace, fa il greppo e mette fuori adagino adagino la punta dei piedi, leggiadrissimi, sotto a un paio di calze stampate con un piccolo scacco bianco e nero).

Gigi. (torna a sedere sul divanuccio, ma non vede le calze). Ecco una moglie molto poetica che si imagina di avere per marito un trovatore.

Sofia. (ritira i piedini piccata) Non è necessario essere un trovatore per amare come intendo io. Giacosa ha scritto una commedia intitolata: Il marito amante della moglie

Gigi. Ma è una commedia. [p. 59 modifica]

Sofia. Salvatore Farina nel suo amore bendato descrive un marito e una moglie che fanno all’amore continuamente.

Gigi. Ma è un romanzo.

Sofia. Filemone e Bauci si amarono tanto, che chiesero agli Dei la grazia di morire insieme.

Gigi. Ma è una favola.

Sofia. (pensa un poco) E poi c’è stata quella donna che volle mangiare un pugno delle ceneri di suo marito morto; e per amarlo tanto morto convien dire che vivo fosse immensamente amabile. (con accento vittorioso) Questa è storia.

Gigi. Antica. Tanto antica che non [p. 60 modifica]ricordi più il nome di quella donna. D’altronde (scherzoso) chi sa ch’ella non abbia divorato un pugno della cenere di suo marito per essere sicura che non tornasse più al mondo.

Sofia. (vinta) Va là, burlone!

Gigi. (contento della vittoria, le cinge le spalle con un braccio).

Sofia. (esitando) Mi ami?

Gigi. Puoi dubitarne?

Sofia. Questa non è una risposta.

Gigi. Come è la risposta?

Sofia. Si dice: Sì, sì, sì, ti amo più della mia vita!

Gigi. Non è meglio amare senza tante parole? Mi parrebbe di recitare [p. 61 modifica]una parte del teatro a dire: Sì, sì, sì, ti amo più della mia vita.

Sofia. Eppure se queste parole ci sono, ci sono per qualche cosa.

Gigi. Sicuro. Servono per coloro che non hanno altro. (la bacia sulle due guancie con affetto). Addio Sofia.

Sofia. Te ne vai già?

Gigi. Ho una seduta alla Costituzionale.

Sofia. (sospira profondamente).

Gigi. Tornerò presto.

Sofia. Sì; alle undici.

Gigi. (gentile) Non aspettarmi, sai, va pure a letto.

Sofia. È inutile, non potrei dormire.

Gigi. E cosa farai levata? [p. 62 modifica]

Sofia. (con amarezza) Non so.

Gigi. Via, sii ragionevole; io non posso cucirmi alle tue vesti.

Sofia. (mordendosi le labbra) È giusto.

Gigi. Ma non ti amo meno per questo.

Sofia. (tace).

Gigi. Ti amo davvero.

Sofia. (lo guarda).

Gigi. (commosso) Ti amo… più…

Sofia. (colle labbra semiaperte, sfiorandogli il volto) Mi ami più…

Gigi. (con slancio) Sì, più della mia vita anche se non lo dico tutti i momenti. (Muto amplesso).

Gigi. Sei contenta, ora? [p. 63 modifica]

Sofia. (sorride, raggiante).

Gigi. (tornato padrone di sè) Dunque, addio.

Sofia. (un po’ melanconica) Addio.

Gigi. Non pensare a tristezze.

Sofia. Farò il possibile.

Gigi. (sull’uscio) A rivederci.

Sofia lo accompagna, lo saluta ancora, poi torna a sedere sul divanuccio. Il profumo di viole è quasi affatto scomparso: i canarini si sono addormentati nel loro nido pensile. Ella si abbandona colla testa indietro, collo sguardo vagante sulle pieghe gialle della tappezzeria, coi piedini allungati sul cuscino di velluto e sospira: Tre ore sola!