Fotografie matrimoniali/Prefazione

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Prefazione

Fotografie matrimoniali ../I IncludiIntestazione 14 giugno 2018 100% Da definire

Fotografie matrimoniali I
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PREFAZIONE


Sfogliando la raccolta del Pungolo della domenica dove queste Fotografie matrimoniali apparvero la prima volta e guardando il nome degli scrittori che vi collaborarono, con intendimenti e con mezzi ora quasi del tutto dimenticati, provai un senso di malinconia che i giovani i quali mi leggono oggi non possono forse comprendere se non rammentando l’impressione da essi stessi ricevuta quando, in mezzo ai fogli di un libro, trovano un fiore vizzo. [p. vi modifica]

Quanti ideali tramontarono in questi ultimi anni! Quanti canoni d’arte, allora fiorentissimi, giacciono per il momento tra i ferravecchi, aspettando colla immobile filosofia dei sistemi che uno scrittore dell’avvenire vada a rintracciarli per rimetterli in circolazione. E quante storie intorno a quei nomi! Storie meste di forze infrante, di vite perdute dietro ingannevoli miraggi, ingannatrici al pari che ingannate; storie pure di vittoriosi a cui la fortuna arrise cingendoli di lauri colle bacche d’oro e che devono ora — dalle morbide poltrone dei loro salotti — riguardare quelle pagine precisamente come faceva colui «giunto fuor dal pelago alla riva…» [p. vii modifica]

Altre considerazioni ancora si potrebbero fare intorno al vecchio giornale ingiallito, ma non mi sembrano qui opportune e forse alla loro mestizia non saprei intrecciare fronda alcuna. Le lascio intatte a qualche paziente frequentatore di biblioteche che volesse divertirsi a fare dei confronti.

Le fotografie matrimoniali, ripresentandosi al pubblico in questa lusinghiera raccolta che si intitola dei Semprevivi, dichiarano subito di rinunciare per conto loro a qualsiasi concorrenza per l’immortalità. Come il sostantivo fotografie indica, sono macchiette prese a volo; pose ed espressioni côlte nella vita solita, sopra fisionomie comuni. [p. viii modifica] Non hanno intendimenti d’arte, salvo il debito rispetto, e corrono leste per la loro via nella stessa guisa di scolaretti senza pensieri, facendo un po’ quello che i francesi chiamano l’école buissonière, raccattando cioè fiori e farfalle lungo il sentiero.

Lieve bagaglio: dirà qualcuno. Sì, lieve; appunto come i bei giorni di primavera che passano per non più ritornare; come il raggio di sole che raccoglie una immagine fuggitiva e la fissa sulla carta nella attitudine irrevocabile dell’istante.