Giardino di ricreatione/S

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../R ../T IncludiIntestazione 26 febbraio 2009 75% Proverbi

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Senza denari, Georgio non canta.
Speranza longa, infirmità di cuore.
Sola virtù, può tranquillar la vita.
Sol testimonio è Dio, della innocentia.
Spesso innocentia ancor, teme il rigore.
Spesso più vince, l’humiltà ch’il ferro.
Spesso in finta pietade, è vera inuidia.
Spesso l’honor d’altrui, è onta d’altri.
Stimolo del proprio honor’, è l’altrui gloria.
Sia netto d’auaritia, un’atto grato.
Se ben tu fai, sappi a chi lo fai.
Spesso è fortezza, il dar le spalle al fato.
Spron di consiglio, ostination non ponge.
Sotto color di giustitia, si copre la malitia.
Spesso vergogna, più ch’il danno accende.
Stimol pongente, è la vergogna al cuore.
Solo Dio verace, & ogni huom mendace.
Spesso gran tema, ogni licentia toglie.
Sdegno e vergogna, son’ i spron d’ardire.
Sotto bel liscio di parole, passa brutta persuasione.
Saggio chi al colmo, di fortuna cede.
Spesso l’essempio, è più ch’il fatto enorme.
Sotto brutta veste, spesso si trouan belle virtù.
Senza obedientia, l’autorità è nulla.
Senza le api, non si ha il miele.
Se l’acqua è chiara, non hauer paura.
Se la casa è piena, presto si fa da cena.
Sospetto di tiranno, fede non arma.
Sempre il poter volgar, pende al mal’vso.
Seruir’ a Dio, è un gran regnar’al mondo.
Stelle conformi è fama, fan gli amici.
Spesso grand’odio, grand’amor diuenta.
Serratura de’ muli di Vespasiano.
Sempre s’effettua, quel che duo vogliono.
Se gl’accusator trouasser’ fede, ogniun’harebbe errato.
Ser Suda che per rimediar la fame, si cauò i denti.
Sempre insolentia, va con la vittoria.
Sia di sospetto vuoto, chi gl’altri accusa.
Spesso quel ch’è da far, il fatto insegna.
Spesso sotto rozza fronde, soaue frutto si nasconde.
Se sorgio sei, non seguitar le rane.
Si puo amar la salsa verde, senza mangiar la biada tutta.
Sempre in un bel sereno, il ciel non stà.
Soglion’ i canti humiliar serpenti.
Solo da grand’amor, vien la gelosia.
Sua ventura ciascun, si porta al nascere.
Star’in soffrita.
Star’assai, e poi farlo maschio.
Stare su l’hic & hec, & hoc.
Stare su gl’archetti.
San Thomaso, non crede se non tocca.
Se vuoi dar segno di star san, piscia spesso com’il can.
Se vuoi conoscer’ vno, fallo parlare.
Sotto nome di baia, cade un buon pensiero.
Second’il tempo conuien fare.
Second’il vento nauigare.
Sopra il can rabbioso.
Scientia non è peso.
Se non fosse quella collera, saresti un merlino.
Si suol cacciar, chiodo con chiodo.
Sette petti fanno vna postemma.
Spesso il variar disegno, fa l’huomo d’honor degno.
Sopra Dio non è signore.
Sopra sale non è sapore.
Sopra negro non è colore.
Sopra virtù non è honore.
Sopra peccato non è dolore.
Sopra figliuoli non è amore.
Soffri il male, & aspetta il bene.
Si dan gl’officij, ma non la discrettione.
Se vuoi venir meco, porta teco.
Se il ciel casca, haueremo quaglie.
Sacco rotto, non tien miglio.
Salata ben lauata poco aceto, e ben ogliata.
Sauio per lettera, e matto per natura.
Sette cose pensa l’asino, & otto l’asinaro.
Sanità sanità, che ogni tempo viene.
Se saranno rose fioriranno.
Se spine, pungeranno.
Se tu mangiasti fieno, saresti un cauallo.
Se ti vergogni a dir di si, scrolla la testa e fa cosi.
Spesso s’ha rispetto al can per amor del patrone.
Si vede il viso, ma non il cuore.
Sententia in fretta, dà il temerario giudice.
Sottil filo, cuce bene.
Seruo d’altri si fà, chi dice il suo secreto a chi non lo sà.
Si, a proposito un chiodo da carro.
Spesso in persone basse, si vedon’ alti doni.
Stringi gola, passa hora.
Sempre piu l’orecchie, che la lingua adopra.
Si può aggiunger’ acqua, ma non gia crescer’ il mare.
Sola la miseria, è senza inuidia.
Sole di Marzo, luce, ma non scalda.
Sciocchezza altrui, ci fà più cauti.
S’occhio non mira, cuore non sospira.
Spesso piangono i figli, per la colpa de’ padri.
Scopa nuoua, spazza ben la casa.
Siamo in casa Talpe, e fuori Argo.
Stuzziccar’ il vespaio, è pericoloso.
Spesso lo sdegno, l’huom fa traditore.
Spesso un guadagno ingordo, è danno espresso.
Sopporta et appunta un male, chi non vuol gionta.
Stolto chi inuidia, perigliosa altezza.
Spesso la gola altrui guida a mal fine.
Stolto chi dal maluagio, aiuto aspetta.
Se non vuoi ch’il nimico ti corra dietro, tagliagli le gambe.
Spesso sopra chi il fà, torna l’inganno.
Seminare nel’arena.
Sedere sopra due selle.
Senno pare, trop’alte imprese non cominciare.
Scorgere tenere latuche.
Star come le vele al’arbore.
Se febraio non febreggia, marzo campeggia.
Santa liberata, facciam l’uscita come l’entrata.
San vio, la moglie batte il mario.
Star fino a guerra finita.
Se’ matti non mattegiano, perdono la stagione.
Se pioue facciamo, come fanno a Prato.
Santa Aga, conduce la festa a cà.
Santa Agnese, il freddo è su le ciese.
Saresti mai il Potta da Modona, che seminaua i piselli a cauallo?
Simia in porpora.
Si duol’ a torto di Nettuno, chi due volte pate naufragio.
Sotto forma di colomba, portar coda di scorpione.
Sel coruo non gracchiasse, harebbe più cibo e men inuidia.
Star saldo al soldo.
Spesso ingannano le lagrime.
Senza mercede non s’insegna.
Se la cosa si potesse far due volte, l’asino sarebbe nostro.
Sangue di poltrone, non si muoue.
San Giouanni bocca d’oro.
S’hauesti tacciuto, saresti philosopho.
Se la casa bruscia, io mi scalderò le mani.
Se il serpente non mangiasse serpente, non diuerebbe dragone.
Ser sennor no es saber, es saber saberlo ser.
Sempre a beltà, fù leggierezza amica.
Solo la conscientia, e morte, punge il core.
Sempre dar le buche.
Scorta d’amor, son gl’occhij.
Spesso il riso, è di dolor principio.
Stare come i passerotti, con la bocca aperta.
Son da la tema l’ali a’ piedi aggiunte.
Stare come il prete della poca afferta.
Se pouertà vien lieta, è gran richezza.
Siedi e gambetta, vedrai tua vendetta.
Sola la clementia, a Dio ne aguaglia.
Stare alle mosse.
Saluar la capra, & i cauoli.
Se vuoi sia secreto, non lo dire.
Sciogliere il sacco.
Scuotere il pelliccino.
Solo chiaro è, chi per se stesso splende.
Spesso audientia, ma rado credentia dij il buon giudice.
Sudar di mezzo Genaio.
Sempre dal’Affrica vengono cose nuoue.
Secondo che vengon le quaglie, diuien ricco il vescouo di Castro.
S’intende acqua, e non tempesta.
Sonar due hore campana a martello, e poi non far niente.
Segni si ben la mattina, chi ha da dar nel Diauolo.
Sdegno d’amante, poco tempo dura.
Sotto placide onde, sono i scogli pericolosi.
Soldati del Tinca.
Struccar cipolle, negli occhi d’vno.
Saltar di ramo, in pertega.
Senza moglie a lato, l’huom non è beato.
Sempre lascia i vini, e di del tempo veglio.
Studiar la boccolica.
Studiar la Mattematica.
Se sei trebbiano, altri sarà miele.
Se sarai cicuta, altri sarà fiele.
Sempre non è pericolo in mare.
Sotto piombo si trouan le vene d’oro.
Spirano i cani folli ampie bugie.
Stendesi piu il parentado carnale, ch’il spirituale.
Sauia femina, è doppiamente pazza.
Spesso si piglian volpi.
Se non puoi con la pelle del leone, fa con quella della volpe.
Senza oro e senza argento, non s’entra dentro.
Sotto il conio della bontà, si spende la malitia.
Senza Cerere e Bacco, s’infrigida Venere.
Se mala man non prende, canton di casa rende.
Scuotere il pesco.
Scrollare il pero.
Saper doue zoppega il Diauolo.
Star ne la grascia a mezza gamba.
Straparlare con le manj.
Strale spennato.
Saracino di piazza.
Stare a capello.
Seminar faue a cauallo.
Star su le quattro.
Struggersi come i pegni per l’vsura.
Scardassar il pelo col’ battaglione.
Solo tra pari è l’amicitia.
Soccorso del dottor Grillo.
Sol perche casta visse Penelope, non fu minor d’Vlisse.
Stender la rete, ch’altri prenda gl’vccelli.
Se hai la carbonata, habbi anche il pan’onto.
Star’un mondo, e poi fargli orbi.
Saper fare il calle.
Superbia di villano riuestito.
Saltar di palo in frasca.
Se non volete che si dica che la vostra accia sia liccio.
Sfamarsi alla tauola d’altri.
Spesso le ciancie, riescono a lancie.
Senno, non vince astutia.
Sputar’ inferni, e mangiar paradisi.
Sonare a stracci.
Se è sole o solicello, noi siamo a mezzo il verno.
Se fulmina, o se1 pioue, dal verno siamo fuore.
S’è nebbia, o nebbiarella, carestia, o coticella.
Stare con la testa nel sacco.
San Marco non è festa per tutti, solo per Pasquino.
Son chimere i casi di Dalmeo.
Se pioue d’Agosto, pioue o miele o mosto.
Secretario non dei hauer, che non ha l’arte di tacer.
Sempre è buon cauar sangue, quand’il barbier non ha denari.
Sopra il suo letame, ogni cane è fiero.
Sempre è festa, dopo il lauoro fatto.
Sia ben criato, chi è inuitato.
Se il sacco è troppo pieno, non lo puoi ligare.
Si dice, va per tutto.
Se il buono prospera, ogni vno prospera.
Sera rossa, e negro mattino, allegra il pelegrino.
Se vuoi conoscer l’huomo, dagli magistrato.
Superbo è quel cauallo, che non si vuol portar la biada.
Sopra l’vuouo, la gallina fa l’vuouo.
Sopra l’argento, non hai parente.
Se il Sauio non errasse, il matto creperebbe.
Secreto di due, secreto di Dio.
Secreto di tre, secreto d’ogniuno.
Salmon’, e sermon, sono d’vna stagion.
Sorgio d’un’entrata, è tosto acchiappato.
Secca racina, del’arbor ruina.
Sacco pieno, rizza l’orecchie.
Se il tuo gatto è ladro, non lo cacciar di casa.
Salate, e fiorini, che troueremo cugini.
Sole d’alta leuata, non è di durata.
Sole in vista, battaglia persa.
Saliua d’huomo, ogni serpe doma.
Senza pane, gran fame.
Secca annata, non è affamata.
Sauiamente si gouerna, chi fugge la tauerna.
Sopra ogni vino, il Greco è diuino.
Sopra dottrina, forza non domina.
Sopra il pero, vin conuien bere.
Secondo la gamba sia la calcia.
Scientia in ogni stato, vale un gran stato.
Scappucciar e non cascar, la strada fa auanzar.
Sono i miglior’ arbori, che sono i piu battuti.
Sguscia faue.
Staremo a vedere, disse il cieco.
Se l’è carne, la si cuocerà.
Se l’è pregna, la farà.
Stare accoppiato, come i polli di mercato.
Sapere esser mosca.
Seruirsi delle cuffie, a quel che le son buone.
Saluo iure calcoli, disse Scoto.
Star a guardar un branco d’oche.
Salciccia cotta, saltami in bocca.
Saper’ a quanti di vien San Biagio.
Se sei vso a far delle giacchere, a tua posta.
Sempre l’amor, l’inganno, o il bisogno, insegna la retorica.
S’io mi racconcio la cappellina in capo.
Siue bonum, siue malum, disse il Gricca quand’arse la lettiera.
Star’ in arbitrio della muffa.
Se il consiglio è salute, che cosa è l’aiuto?
Se coglie, colga se no a sua posta.
Succia su quella.
Saltar la granata.
Sotto nome di baia, cade un sauio effetto.
Sopra i caualli magri, si posano le mosche.
Star’ vnito, come la carne e l’onghia.
Sempre si da, fra duo calcij un pugno.
Se il bastardo è buono, è ventura.
Se il bastardo è cattiuo, è sua natura.
Sauio non è colui, che solo è sauio per altrui.
Se il pouero ti dona, è acciò ridoni.
Se le pazzie fosser dolori, ogni casa sarebbe in pianto.
Sperando il meglio, si diuien veglio.
Se il mercato dura tutto l’anno, a che fare tanta fretta?
Scherzo longo, non fu mai buono.
Stanga da filo.
Strada vecchia, sentier nuouo.
Sempre è buono il pesce, dice il pescatore.
Saluto da cani.
Se coglie coglia, se no, hauesti paura?
Sauie al’impensata, e pazze alla pensata, son le donne.
Sballar lane Francesche.
Star sodo al macchione.
Sguardi che danno i frati alle osseruantine monache.
Star come chi attizza il cane al lupo, dietro al pagliaro.
Stesa e stretta tutto è vno la mano.
Se vuoi viuer sano, descina poco, e cena meno.
Si dice in ogni villagio, che la donna inganna il saggio.
Si vede comunemente, non ha fede chi non ha argento.
Scientia, casa, virtù, e mare, spesso fa l’huomo auanzare.
Se il morire non si scusa, chi male viue, bene s’abusa.
Sole d’inuerno, amor di pagliarda, tardi viene, e poco tarda.
Se vuoi esser’amato, lascia il tutto oue l’hai trouato.
Star sempre col naso sanguinato.
Schifa, come la gallina d’vna monaca.
Siam’ancora insieme, diceua il pistor’ alla berlina.
Sarebbe ardito il sorgio, che facesse il nido nel orecchia del gatto.
Saper ben’ voltar la torta.
Senza denari, non si hanno i pater nostri.
Se guardi il sole egli ti offende, e tanto il vedi men quanto più splende.
Se non ci fosse vento o femina nata, non ci saria mai ne tempesta, ne mala giornata.
Succia amor la borsa, e succia il core, pazzo è chi compra con duo sangui amore.
Se più che crini hauesse occhi il marito, non potria far che non fosse tradito.
Se le donne fossero d’argento non varrebbon’ un quattrino, perche non starebbon’ al martello.
Se si porta di fede l’alma accesa, s’ottien perseuerando ogn’alta impresa.
Se fortuna trauaglia un nobil core, raro è ch’al fine non gli dia fauore.
Se opra rea nel religioso si vede, per questo non si dee mancar di fede.
Spesso il figliuol’ al padre s’assomiglia, & de la madre il camin segue la figlia.
Se la madre non fosse mai stata nel forno, non vi cercherebbe la figlia.
S’alcun’ha brutta moglie e vaga ancella, vsi questa, & accarezzi quella.
Se l’huom possente ha del’huom debil cura, e l’vno e l’altro longamente dura.
Siena di sei cose piena, di torri e di campane, di scolari e di puttane, di becchi, & di ruffiani.
Se vuoi del tuo mestier cauar guadagno, d’un tuo maggiore non ti far compagno.
Se viui in rissa e star vuoi senza pene, sospetta dal nemico ancor del bene.
Se viuer lieto eternamente vuoi, non temer quello che fuggir non puoi.
Senza giurare o segno altro più espresso, basti vna volta che s’habbia promesso.
Studisi ogniun giouar’ altrui, che rade volte il ben far senz’alcun premio fia.
Sapientia di pouer huomo, forza di facchino, e belezza di puttana, non vaglion’ un quattrino.
Spesso offerti gl’incensi, affrena l’ira, e dal folgore la man Gioue ritira.
Sarebbe pensier non troppo accorto, perder duo viui per saluar’ un morto.
Sola quella fama è perpetua e dal tempo priuelegiata, che con opre di virtù vien’ acquistata.
Spauentan piu le parole degl’animosi che le lancie e spade de’ vili.
Sia tosto, tardi, apresso o lontano, il ricco del pouero ha bisogno.
Senza denari innamorato Parme, senza libri scolar, guerrier senz’arme.
Se sapesse il villan, quel ch’è formaggio, peri, e pan, venderebbe il gabban, per formaggio, peri, e pan.
Si fa giusto quel guadagno, che l’argento fa col stagno, o la mosca con il ragno, chi tuol zoppo per compagno.
Se il marito te la tocca, non cridar donna mignocca, trouati un ch’alzi la socca, quando pioue, e quando fiocca.
Se vuoi viuer senz’intrico, mai di sotto dal bellico, non cercar come stia il fico, del parente o del amico.
Sempre di gir trop’alto habbi sospetto, e ritira le vele al tuo concetto.
Se ber lasci il cauallo quanto vuole, & alla donna fare cio che puole, in men d’un’mese & vna settimana, hai vna rozza et vna puttana.
Sta sul fuoco quand’è sera, a grattar la sonnagliera e far vezzi alla mogliera, s’hauer’ vuoi la pelle intiera.
Se il buffalo destrier’ esser si crede, al saltar della fossa se n’auede.
Sempre è stato & è commune detto, tolta la causa ancor si tuol l’effetto.
Se il cauallo rognoso vuoi toccare, subito lo farai calcitrare.
Sauio come il vitello del Gonella, ch’andò noue miglie per tettar’ un toro bianco.
Se la giustitia e la ragion’ èda violare, ciò si può fare per signoreggiare.
S’vna pecchia cacasse quanto un cauallo, il miele sarebbe troppo buon mercato.
Serrar la stalla giouar non può, quand’il villano persi ha i buò.
Se il mal tuo c’hai si vicin non vedi, peggio l’altrui c’ha da venir preuedi.
Saria il dritto, che tornasse il danno, solamente su que’ che l’error fanno.
Sciocco è colui che pensa contro amore, o santo, o cattiuo, o sia pien di valore.
Sempre fù stimato folle espresso, chi più d’altrui si fida, che di se stesso.
Se lieui l’otio è senza strali amore, e le facelle sue senza splendore.
Se la cosa passa bene, chi l’ha fatto? chi l’ha fatto? il gran consiglio Parigino.
Se la cosa passa male, chi l’ha fatto? chi l’ha fatto? la furia Francese.
Se il grande fosse valente, & il picciolo patiente, & il rosso leale, ogniuno sarebbe vguale.
Secondo i beni sia la dispensa, il sauio lo crede, il pazzo non ci pensa.
Seruitor pregato, parente ne amico, non torrai mai se vuoi esser ben seruito.
Se la donna fosse piccola come è buona, la minima foglia le farebbe vna veste & vna corona.
Sette cose fa la suppa, caua fame e sete tutta, fa dormir’, e fa padir, empie il ventre, e scura il dente, e fa la guancia rossa.


Note

  1. Nell’originale "so".