I pirati della Malesia/Capitolo XVIII - Lord James Guillonk

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Capitolo XVIII - Lord James Guillonk

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Capitolo XVIII - Lord James Guillonk
Capitolo XVII - Yanez in trappola Capitolo XIX - Nel cimitero

Capitolo XVIII
Lord James Guillonk


Il rajah entrò.

Era solo, senz’armi ed ancora vestito di nero. Però non era più l’uomo calmo e sorridente di prima. Era pallido, non già per la paura, ma per la collera; aveva la fronte aggrottata, lo sguardo scintillante, un sorriso ironico, che faceva male a vedere sulle sue labbra. Non era più il principe di Sarawack; era lo sterminatore dei pirati che preparavasi ad annientare uno dei più potenti capi della pirateria malese.

Per alcuni istanti stette immobile sulla soglia della porta, dardeggiando sopra Yanez uno sguardo acuto come la punta di una spada, poi fece tre passi nella stanza. La porta fu subito chiusa dietro le sue spalle.

— Signore, — disse con accento duro.

— Altezza, — disse Yanez con egual tono.

— Se non erro, avete già compreso lo scopo della mia visita.

— È probabile, Altezza. Favorite accomodarvi.

Il rajah si sedette su una sedia; Yanez invece si appoggiò allo scrittoio sul quale, a portata della mano, c’era il kriss.

— Signore, — ripigliò il rajah con voce tranquilla. — Sapete come mi si chiama a Sarawack?

— James Brooke.

— No, mi chiamo lo sterminatore dei pirati.

Yanez s’inchinò sorridendo.

— Brutto nome, Altezza, — disse poi.

— Ora che sapete chi sia James Brooke, rajah di Sarawack, gettiamo la maschera e parliamo.

— Gettiamola, Altezza.

— Se io approdassi a Mompracem...

— Ah!... — esclamò Yanez. — Voi sapete...

— Lasciatemi finire, signore. Se io, ripeto, approdassi a Mompracem e chiedessi ospitalità alla Tigre della Malesia o al suo luogotenente e che poi sapessero che io sono uno dei loro più accaniti nemici, che cosa farebbero di me?

— Per Bacco! Se si trattasse di James Brooke, la Tigre della Malesia o il suo luogotenente non esiterebbero a passargli una corda al collo.

— Ebbene, signor Yanez de Gomera...

— Signor Yanez! — lo interruppe il portoghese. — Chi vi ha detto che io sono Yanez de Gomera?

— Un uomo che ebbe a che fare con voi!

— Sono dunque tradito?

— Cioè, siete scoperto.

— Il nome di quest’uomo, James Brooke! — gridò Yanez, facendo un passo verso il rajah. — Io lo voglio!

— E se mi rifiutassi di dirvelo?

— Vi costringerei.

Il rajah proruppe in una risata.

— Voi minacciate, — disse — e non pensate che dietro a quella porta dieci uomini, armati fino ai denti, attendono una mia parola per entrare e gettarsi su di voi. Tuttavia vi accontenterò.

Battè tre volte le mani. La porta si aprì e un vecchio di alta statura, ancor robusto, col viso abbronzato dal sole dei tropici ed una lunga barba bianca, entrò a passi lenti. Yanez non seppe frenare un grido.

Quell’uomo l’aveva subito riconosciuto. Era lord James Guillonk, lo zio della defunta moglie della Tigre della Malesia, il nemico che aveva giurato di appiccare i due capi della pirateria. Era infine lo stesso uomo che il pirata Sambigliong aveva visto sotto le foreste alla testa di un drappello di dayachi.

— Mi riconoscete, Yanez de Gomera? — chiese egli con voce sorda.

— Sì, milord, — rispose il portoghese, che erasi prontamente rimesso dal suo sgomento.

— Una voce mi diceva che un giorno avrei trovato i rapitori di mia nipote Marianna e si vede che non m’ingannava.

— Avete detto rapitori, milord? Lady Marianna non fu rapita che dietro suo consenso. Essa amava la Tigre della Malesia, non l’aborriva.

— Poco m’importa sapere se essa amasse od odiasse il pirata. Fu rapita a lord James Guillonk, suo zio e ciò mi basta. Yanez de Gomera, vi ho cercato per parecchi anni senza un istante di riposo. Sapete perché?

— L’ignoro, milord.

— Per vendicarmi.

— Vi ho detto che lady Marianna non fu rapita. Di che dunque volete vendicarvi?

— Del male che mi avete fatto, privandomi dell’unica parente che avevo, delle umiliazioni inflittemi e del male che avete fatto alla mia patria. Rispondetemi ora: dov’è mia nipote? È vero ch’ella è morta?

— Vostra nipote, o meglio la moglie della Tigre della Malesia, riposa nel cimitero di Batavia, milord, — disse Yanez con voce triste.

— Uccisa forse dall’infame suo rapitore.

— No, milord, dal colera. E se voi lo ignorate, vi dirò che Sandokan, il sanguinario pirata di Mompracem, piange e piangerà per molti anni ancora lady Marianna Guillonk.

— Sandokan! — esclamò il lord con intraducibile accento d’odio. — Dov’è quest’uomo?

— Vostro nipote milord, si trova in un luogo sicuro sul territorio del rajah di Sarawack.

— Che cosa fa qui?

— Sta salvando un uomo ingiustamente condannato, che ama Ada Corisant vostra parente.

— Tu menti, — urlò il lord.

— Chi è questo condannato? — chiese il rajah, balzando in piedi.

— Non lo posso dire, — rispose Yanez.

— Lord Guillonk, — disse il rajah. — Avete un parente che porti il nome di Corishant?

— La madre di mia nipote Marianna aveva un fratello che si chiamava Harry Corishant.

— Dove era questo Harry Corishant?

— In India.

— Vive ancora?

— Mi fu detto che è morto.

— Aveva una figlia che si chiamava Ada?

— Sì, ma gli fu rapita dai Thugs indiani, né più mai si udì parlare di lei.

— Credete che sia ancora viva?

— Non lo credo.

— Allora...

— Questo pirata c’inganna.

— Milord, — disse il portoghese, alzando la testa e guardandolo in viso. — Se io giurassi sul mio onore che quanto dissi è vero, mi credereste voi?

— Un pirata non ha onore, — disse con disprezzo lord Guillonk.

Yanez impallidì e la sua mano corse sul calcio di una pistola.

— Milord, — disse con voce grave. — Se dinanzi non avessi lo zio della defunta lady Marianna, a quest’ora avrei commesso un omicidio. È la quarta volta che io vi dono la vita, non dimenticatelo.

— Ebbene, parlate. Forse presterò fede alle vostre parole.

— Ripeto ciò che vi dissi poco fa. La Tigre della Malesia è qui per salvare un uomo ingiustamente condannato, che ama Ada Corishant vostra parente.

— Ditemi il nome di quest’uomo e il luogo ove trovasi Ada Corishant.

— Ada Corishant trovasi colla Tigre della Malesia.

— Dove?

— Non ve lo posso dire, ora.

— Perché?

— Perché voi sareste capaci di piombare su Sandokan e farlo prigioniero od ucciderlo. Promettete di lasciarlo partire libero per la sua isola ed io vi dirò ove egli si trova e ciò che sta facendo in questo momento.

— Questa promessa non uscirà mai dalle mie labbra, — disse il rajah, intervenendo. — E’ tempo che la Tigre della Malesia scompaia per sempre da questi mari, che per tanti anni ha insanguinato.

— E nemmeno dalle mie, — aggiunse lord Guillonk. — Sono cinque anni che io attendo la vendetta.

— Ebbene, signori, fatemi frustare, fatemi arrostire a lento fuoco, fatemi soffrire mille tormenti, dalla bocca di Yanez de Gomera non uscirà più sillaba.

Mentre Yanez parlava, due indiani erano entrati dalla finestra e si erano silenziosamente avvicinati allo scrittoio. Pareva che non attendessero che un segnale per slanciarsi.

— Dunque? — disse il rajah, dopo aver fatto un rapido cenno ai suoi uomini. — Dunque voi non parlerete?

— No, altezza, — rispose Yanez con incrollabile fermezza.

— Ebbene, signore, io James Brooke, rajah di Sarawack, vi arresto! A quelle parole i due indiani si slanciarono sul portoghese, che non si era accorto della loro entrata, e lo rovesciarono, strappandogli le pistole,

— Miserabili! — gridò il prigioniero.

Con uno sforzo erculeo li atterrò, ma altri indiani balzarono nella stanza e prontamente lo legarono e lo imbavagliarono.

— Dobbiamo ucciderlo? — chiese il capo di quegli uomini sguainando il suo kriss.

— No, — rispose il rajah. — Quest’uomo deve farci delle rivelazioni.

— Parlerà? — chiese Guillonk.

— Subito, milord, — rispose Brooke.

Ad un suo cenno un indiano uscì; poco dopo tornò recando sopra un vassoio d’argento una tazza colma di un’acqua verdognola.

— Che cos’è quella bevanda? — chiese il lord.

— Una limonata — disse il rajah.

— Per che farne?

— Farà parlare il prigioniero.

— Ne dubito, rajah Brooke.

— Lo vedrete.

— Avete mescolato qualche veleno?

— Un po’ di oppio e alcune gocce di youma.

— E’ qualche bevanda indiana?

— Sì, milord.

Due indiani ad un suo cenno levarono a Yanez il bavaglio, gli aprirono per forza la bocca e gli fecero inghiottire la limonata.

— State attento, milord, — disse il rajah. — Sapremo fra poco dove si nasconde la Tigre della Malesia.

Il prigioniero era stato nuovamente imbavagliato, malgrado i suoi morsi e le sue violente scosse, onde colle sue grida non mettesse sottosopra gli invitati, che continuavano a danzare ed a bere nella sala vicina.

Dopo cinque minuti il suo viso, pallido per l’ira, cominciò a colorirsi ed i suoi occhi a risplendere come quelli di un serpente irritato. I suoi contorcimenti ed i suoi sforzi scemarono a poco a poco, finché cessarono del tutto.

— Lasciatelo ridere, — disse il rajah.

Un indiano tornò a levare il bavaglio. Cosa strana: Yanez, che poco prima pareva che volesse scoppiare dalla collera, ora minacciava di scoppiare dalle risa!

Rideva di un riso convulso, e così forte che pareva fosse tutto d’un tratto diventato pazzo. E come se ciò non bastasse, parlava senza arrestarsi, ora di Mompracem, ora dei tigrotti e ora di Sandokan, come se dinanzi a lui ci fossero degli amici, anziché dei nemici.

— Quell’uomo è pazzo, — disse lord Guillonk al colmo della sorpresa.

— Non è pazzo, milord, — aggiunse il rajah, rìdendo. — È la limonata che lo fa ridere. Gl’indiani, come vedete, hanno delle bevande veramente meravigliose.

— Ci dirà ove trovasi la Tigre della Malesia?

— Senza dubbio. Basterà interrogarlo.

— Amico Yanez, — disse il lord, rivolgendosi al portoghese, — parlami della Tigre della Malesia.

Il portoghese, che era stato liberato dalle corde che gli stringevano 1 polsi ed i piedi, udendo la voce del lord si era prontamente alzato.

— Chi parla della Tigre! — chiese. — La Tigre, ah... ah! La Tigre della Malesia... Chi non la conosce? Sei tu, vecchio, che non la conosci?... Non conoscere la Tigre, la invincibile Tigre?... Ah!... ah!... ah!...

— E forse qui la Tigre? — chiese il rajah.

— Ma sì, è proprio qui, sul territorio di James Brooke, del rajah di Sarawack. E quello stupido di Brooke non lo sa... ah!... ah!...

— Ma quest’uomo v’insulta, Altezza, — disse lord Guillonk.

— Che importa? — disse il rajah, alzando le spalle. — Insulta, ma darà nelle nostre mani il capo dei pirati di Mompracem.

— Proseguite, dunque, Altezza.

— Ditemi, Yanez, dov’è nascosto Sandokan?

— Non lo sai?... ah!... ah!... Non sa dove sia Sandokan! È qui, proprio qui, — disse Yanez, continuando a ridere.

— Ma in quale luogo?

— In quale?... è...

Si arrestò. Forse un lampo di lucidità gli aveva rischiarato il cervello, nel momento che stava per tradire il suo fedele amico.

— Perché ti fermi? — chiese il rajah. — Tu non sai dunque dove si trovi?

Yanez proruppe in una risata convulsa che durò alcuni minuti.

— Ma sì che lo so, — rispose poi. — E’ in Sarawack.

— Tu non dici il vero, Yanez.

— Sì, dico il vero. E nessuno lo sa meglio di me... ah! ah! Io non saper dove sia Sandokan... ah!... ah!... Ma tu sei pazzo.

— Ebbene, dimmi: dov’è?

— In città, ti ho detto... Sì, a quest’ora dev’essere giunto e andrà a disseppellire il finto morto... e noi rideremo; sì, rideremo di aver giuocato quello stupido di Brooke... Ah! ahi

Il rajah e lord Guillonk si guardarono in viso con stupore.

— Il fìnto morto! — esclamarono ad una voce. — Chi è questo finto morto?...

— Chi?... Non lo sai? E’ Tremal-Naik, il thug indiano.

— Ah!... miserabile! — esclamò il rajah. - Ora comprendo. Continua, Yanez, amico mio. Quando disseppellirete il finto morto?

— Questa stessa notte... e domani rideremo. Oh sì, rideremo. Ah!... ah!... che bel tiro!... ah!... ah!..

— E sarà Sandokan che lo disseppellirà?...

— Sì, Sandokan, e questa notte stessa... ah! ah! Ci divertiremo domani... e Tremal-Naik sarà contento... oh! sì, contento, tanto contento!...

— Basta così, — disse il rajah. — Ora sappiamo ciò che dobbiamo fare. Venite, milord.

Lasciarono la stanza e si ritirarono nel gabinetto, dove li attendeva il capitano delle guardie, un bell’indiano di alta statura, di un provato coraggio, di una sagacia più unica che rara, antico compagno d’armi del rajah.

— Kàllooth, — disse il principe. — Di quanti uomini fidati puoi disporre?

— Di sessanta, tutti indiani, — rispose il capitano.

— Fra dieci minuti siano pronti a partire.

— Sta bene, rajah. E poi?

— Metterai quattro sentinelle nella stanza di Yanez e dirai ad esse di ucciderlo come un cane, al primo tentativo di fuga. Va’! L’indiano salutò e uscì rapidamente.

— Verrete anche voi, milord? — chiese il rajah.

— Non occorreva chiedermelo, Altezza, — rispose lord Guillonk. — Io odio la Tigre della Malesia.

— Eppure è vostro nipote, milord, — osservò il rajah, sorridendo.

— Non lo riconosco.

— Sta bene. Domani, se la sorte ci arride, la pirateria malese avrà perduto per sempre i suoi due capi. A noi due, o Tigre della Malesia: James Brooke ti sfida.