Il Baretti - Anno II, n. 2/Ritratti

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Adriano Grande

Ritratti ../Cauto omaggio a Radiguet ../Il muro trasparente IncludiIntestazione 15 maggio 2018 25% Da definire

Cauto omaggio a Radiguet Il muro trasparente

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RITRATTI


L’ineffabile.

Questo l'han battezzato l’ineffabile: che gli sta bene. E poichè definirlo è impossibile, dirò dei suoi effetti. Non capisci se è un delinquente o un uomo bennato; se è un sensuale o un frigido: affettuoso o cerebrale. Natura s’è scordata d’immettergli le entelechie caratteristiche ed egli va per il mondo come le ore in cui non succede nulla. Perciò predilige la compagnia dei megalomani, degli irregolari, degli artisti. Quando si è in molti nessuno s’accorge di lui, allorché si rimane in due manca ogni ponte per conversargli assieme. Qualunque argomento è buono e ad un tempo inutile: ragionamenti profondi, facezie, superficialità, tutto annega una gran voglia maltrattenuta di sbadigliare. Ecco, ci si dice, vediamo di cavarne un costrutto, di dargli uno stile, di plasmargli una figura in qualche modo considerabile. Non c’è caso: sfugge di tra le mani come la creta troppo molle. Il problema che ci si pone allora e questo: è egli un’anima cancellata o un essere che ancora deve nascere? Tempo perso. Dalla sabbia non spunta erba. Inferiore alla conchiglia che è bella fuori ma vuota eppure se te l’accosti all’orecchia t’illudono voci marine, se ascolti lui non odi nulla di nulla: e pagheresti chissachè perchè una cicala, un grillo, un tarlo qualunque si mettesse a stridere. Non è nemmeno tra color che son sospesi. Non dubita e non crede: non è. Non è ma t’invade, t’imbarazza col suo aspetto certo e indefinibile che ammettere non puoi ma nemmeno abolire. Piace alle donne fratellevolmente. Lo adoperano senza curarsi d’umiliarlo ed egli s’acconcia a loro con pace come al proprio carattere. In qualunque luogo trova un angolo dove riporsi senza parere. Ma i più prudenti si lasciano spesso sfuggire alla sua presenza segreti gelosissimi: nessuno pensa con lui a difendersi: torna ognuno quel che il caso lo fece. Perciò vorrei talvolta somigliargli; che nessuno si mettesse davanti a me la maschera. E sospetto che un giorno costui ci sorprenderà. Scopriremo ch’era un’incarnazione del Demonio: o un genio che all’improvviso sbalordirà la terra. Certo, sarà il padrone di quanti lo han conosciuto.

Il gaudente.

A stargli insieme, dapprincipio, è un bambino paffutello che, sotto un cielo molto azzurro, corre incespica cade. Si rialza e sta per piangere ma poi ride, ricorre agitando i braccini. Natura lo tratta come madre indulgente: come il sole guarda i cavoli e le rose thee. Dopo un poco l’aria d’intorno a lui s’ingrassa. Se è giorno ti viene in mente l’osteria col pergolato dove i minatori cantano la testa fra i gomiti e una serva col grembiule rosso appare, sparisce sull’uscio di cucina. Se è notte, per il viale, par di vedere abbozzarsi dietro gli alberi rotondità carnose; dai lampioni pendere grossi frutti maturi a punto. Ogni suo ragionamento sai già come finirà: nostalgia di vivande sugose, di vini forti aromatici, di spiagge su cui l’estate si sta bene a crogiolarsi pancia all’aria. Qualunque infelicità perde a stargli vicino l’equilibrio. Ma se dura nel bere allora ti si prodiga in consigli e pareri: e i giudizi che ti dà non chiedono scusa. Ma più grosse le dice più lo abbracceresti perchè senti che litiga con sè stesso per questa sua natura di gaudente che in fondo gli secca. Spesso lo prende una mania oratoria: tira su le parole da una cesta, le appiccica contro uno specchio come vengono vengono: è un bellissimo vedere. Nella sala tutti in breve ridono e gli vogliono bene. Allora il mento gli casca sulla pancia e finge di dormire: tosto si rileva di scatto, vuol fare a cazzotti. Infine moralizza e capisci che è giunto il momento in cui abbraccerebbe tutte le donne che sono lì e ci patisce d’andarsene solo. Quando l’incontri a un angolo di strada pensi che dietro sbucherà un’orchestra di pifferi e di fagotti, si metterà in circolo a suonare lui dirigendo, finchè da terra sorgerà l’albero della cuccagna tutto carico di cibarie. Se gli toccherà di salirci lo vedrai arrivare, che non t’aspettavi, in vetta in un momento, di lassù tirare polli arrosto, scatole di conserve, sulla testa dei passanti col cappello duro.

Adriano Grande.