Il Circolo Pickwick/Capitolo 9

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Scoperta ed inseguimento

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Charles Dickens - Il circolo Pickwick (1836)
Traduzione dall'inglese di Federigo Verdinois (1904)
Scoperta ed inseguimento
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La cena era imbandita, le seggiole intorno alla tavola, le bottiglie e i bicchieri sulla credenza, tutto insomma annunziava vicina l’ora più intima e più socievole di tutte le ventiquattro.

— Dov’è Rachele? — domandò il signor Wardle.

— Giusto ci pensavo anch’io, — aggiunse il signor Pickwick. — E Jingle?

— Davvero non so come non ci avessi ancora badato. Sono almeno due ore che non sento la sua voce. Emilia, fa il piacere, suona il campanello.

Il campanello suonò e il ragazzo grasso comparve.

— Dov’è la signorina Rachele?

Non voleva dir bugia.

— E il signor Jingle allora?

Non sapeva.

Tutti parevano sorpresi. Era tardi, passate le undici. Il signor Tupman se la rideva sotto i baffi. Dovevano essere in qualche cantuccio a parlar di lui. Ah, ah! graziosa, graziosa davvero!

— Non importa, disse Wardle dopo un momento di pausa, — scommetto che vengono subito. Io non ritardo la cena per chicchessia.

— Regola eccellente cotesta. — disse il signor Pickwick.

— Prego, sedete.

— Grazie.

E si posero a tavola.

C’era a tavola un bel pezzo di manzo rifreddo, e il signor Pickwick n’ebbe una porzione assai rispettabile. Egli avea già levata la forchetta fino alle labbra e stava proprio sul punto d’aprir la bocca per l’introduzione di un pezzo di manzo, quando si udì dalla cucina il susurro di molte voci. Egli si fermò e depose la forchetta. Il signor Wardle si fermò del pari e involontariamente lasciò il manico del coltello, che rimase infisso nel manzo. Guardò il signor Pickwick. E il signor Pickwick guardò a lui.

Dei passi frettolosi e pesanti suonarono nel corridoio; impetuosamente si spalancò la porta; e l’uomo che avea lustrato gli stivali del signor Pickwick il primo giorno dell’arrivo, si precipitò nella camera seguito dal ragazzo grasso e da tutta la servitù.

— Che diamine vuol dir ciò? — esclamò il signor Wardle.

— Non ha mica preso fuoco il camino, Emma? — domandò la vecchia signora.

— Dio buono, nonna! no, — gridarono ad una voce le due signorine.

— Che cosa è accaduto? — tuonò il padrone di casa.

L’uomo cercò di pigliar fiato e rispose balbettando:

— Scappati, padrone! spariti a dirittura, padrone! (A questo punto fu veduto il signor Tupman posare il coltello e la forchetta e farsi più bianco del suo tovagliolo).

— Chi è ch’è scappato? — domandò il signor Wardle.

— Il signor Jingle e la signorina Rachele, in una carrozza di posta, dal Leone Turchino, Muggleton. C’era io c’era; ma non li potea fermare, e così son corso qui a dirvi ogni cosa.

— E gli ho pagato io il viaggio! — esclamò scattando come una molla il signor Tupman. — Mi ha preso dieci ghinee in prestito! — fermatelo! — mi ha truffato! — io non soffrirò mai un tale affronto! — mi farò far giustizia, Pickwick! — son chi sono, perbacco! — e con altre incoerenti esclamazioni dello stesso genere, il disgraziato signor Tupman si diè a correre intorno alla camera in un accesso di frenesia.

— Che Dio ci protegga! — esclamò il signor Pickwick, vedendo con terrore e maraviglia gli strani gesti del suo amico. È ammattito senz’altro! Che fare, che fare?

— Che fare! — disse il vecchio Wardle! non afferrando che l’ultime parole della frase. — Attaccate il cavallo al biroccino! Piglierò una carrozza al Leone e li raggiungo subito. — Dov’è, — gridò poi, mentre l’uomo si precipitava ad eseguir l’ordine — dov’è quel furfante di Joe?

— Son qua; ma non sono un furfante, — rispose una voce. Era la voce del ragazzo grasso

— Lasciate che lo pigli, Pickwick! — gridò Wardle correndo sopra allo sciagurato ragazzo. — S’è fatto comprare da quello svergognato di Jingle per mettermi sopra una falsa via, contandomi non so che storiella di mia sorella col vostro amico Tupman! (Qui il signor Tupman cadde a sedere). Lasciate che l’agguanti!

— Non lo lasciate! — strillavano a coro tutte le donne, mentre in mezzo al rumore delle loro esclamazioni si udivano distintamente i singhiozzi del ragazzo grasso.

— Non mi tenete, perbacco! — gridava il vecchio signore. — Signor Winkle, giù le mani! Lasciatemi andare, signor Pickwick!

Era un bello spettacolo, in quel momento di trambusto e di confusione, la faccia placida e filosofica del signor Pickwick, benchè alquanto arrossita dallo sforzo ch’egli faceva cercando di stringere con le braccia la vita del corpulento Wardle e di moderare l’impeto della sua furia, mentre il ragazzo grasso veniva cacciato fuori della camera a pugni, a graffi, a spintoni da tutte le donne ivi raccolte. Lo aveva appena lasciato libero da quella stretta, che l’uomo venne ad annunziare che il biroccio era in ordine.

— Non lo lasciate andar solo! — gridarono le donne. — Ammazzerà qualcuno!

— Andrò io con lui, — disse il signor Pickwick.

— Siete un bravo amico, Pickwick, — disse Wardle stringendogli la mano. — Emma, date uno scialle al signor Pickwick per cautelarsi il collo, — sbrigatevi. Voi, ragazze, badate alla nonna; è svenuta, povera vecchia. Orsù, siete pronto?

Avvoltogli il mento e la bocca in un ampio scialle, postogli il cappello in capo, e gettatogli il pastrano sul braccio, il signor Pickwick rispose affermativamente.

Montarono nel biroccino. — Lenta le briglie, Tom, — gridò Wardle; e via a precipizio per gli stretti sentieri, balzando e rimbalzando per le carreggiate, urtando contro le siepi di qua e di là della via, come se ad ogni poco stessero per andare in frantumi.

— Quant’è che sono avanti? — gridò Wardle, quando il biroccino si fermò alla porta del Leone Turchino, davanti alla quale una piccola folla s’era raccolta, per tardi che fosse.

— Un tre quarti d’ora, — si rispose da tutte le parti

— Subito una carrozza di posta a quattro cavalli! svelti! al biroccino ci si pensa dopo.

— A voi, ragazzi! — gridò l’oste, — fuori la carrozza — spicciamoci — svelti!

I mozzi di stalla e i ragazzi si precipitarono. Le lanterne brillarono, mentre gli uomini correvano di qua e di là; le unghie dei cavalli risuonarono sul lastricato ineguale del cortile; la carrozza rumoreggiò mentre la tiravano fuori della rimessa; e tutto era strepito e trambusto.

— Viene o non viene questa maledetta carrozza? — gridò il signor Wardle.

— Viene, signore, viene, — rispose l’oste.

E in meno di niente, fuori la carrozza, sotto i cavalli, in sella i postiglioni, dentro i viaggiatori.

— Badate, — gridò Wardle, — le sette miglia in meno di mezz’ora!

— Andiamo!

I postiglioni dettero dentro di frusta e di sprone, i domestici gridarono, i mozzi di stalla strillarono, e via come il vento o come il fulmine.

— Graziosa situazione! — pensò il signor Pickwick, quando ebbe un momento per riflettere. — Graziosa situazione pel presidente perpetuo del Circolo Pickwick! Una carrozza umida, dei cavalli imbizzarriti, quindici miglia all’ora, e mezzanotte passata!

Per le prime tre o quattro miglia, nessuno dei due viaggiatori aprì bocca, essendo ciascuno tanto immerso nelle proprie riflessioni da non poter rivolgere alcuna osservazione al compagno. Quando però furono andati così un bel pezzo e i cavalli, inebbriati dalla stessa corsa, presero a dirittura a divorar lo spazio, la rapidità del moto non consentì più oltre all’eccitato signor Pickwick di rimanere in silenzio.

— Li raggiungeremo di sicuro, credo, — diss’egli.

— Spero, — rispose il compagno.

— Bella nottata, — disse il signor Pickwick, guardando in su alla luna, che splendeva fulgidissima.

— Tanto peggio, — rispose Wardle; — perchè tutto il vantaggio del chiaro di luna l’avranno avuto loro e noi lo perderemo tra poco. Tra un’ora sarà tramontata.

— Sarà piuttosto incomodo correre con questa furia al buio, non vi pare? — domandò il signor Pickwick.

— Piuttosto, — rispose secco il suo compagno.

Il momentaneo eccitamento del signor Pickwick incominciò alquanto a sbollire, a via di riflettere sugli inconvenienti e i pericoli della spedizione nella quale così sconsideratamente s’era imbarcato. Fu scosso ad un tratto dalla voce del primo cavalcante.

— Ohe, ohe, ohe, oooh! — gridò il primo postiglione.

— Ohe, ohe, ohe, oooh! — rispose il secondo.

— Ohe, ohe, ohe, oooh! — fece come l’eco lo stesso signor Wardle, sporgendosi con mezza la persona fuori dello sportello.

— Ohe, ohe, ohe, oooh! — prese a gridare anche il signor Pickwick, benchè non sapesse menomamente lo scopo e il significato di quel grido. E così, in mezzo all’ohe, ohe di tutti e quattro, la carrozza si fermò.

— Che c’è? — domandò il signor Pickwick.

— C’è una barriera qui, — rispose il vecchio Wardle, — avremo qualche notizia dei fuggitivi.

Dopo cinque buoni minuti, spesi a bussare e a gridare, un vecchio in camicia e sottocalzoni emerse dall’ombra e venne ad aprire il cancello.

— Quanto è che è passata di qua una carrozza? — domandò il signor Wardle.

— Quanto è?

— Sì.

— Non voglio mica dir bugia, eh! Non è da molto, non è da poco, una cosa di mezzo, via.

— È passata però una carrozza?

— Per passata, è passata sicuro.

— Da quanto tempo, buon uomo? — domandò il signor Pickwick; — un’ora?

— Eh, un press’a poco, può darsi, — rispose l’uomo.

— O due ore? — domandò il postiglione davanti.

— Anche questo può essere, — rispose con aria dubitativa il vecchio.

— Avanti, ragazzi, — gridò quel vecchio testardo di Wardle; — non sprechiamo più tempo con questo vecchio idiota!

— Idiota! — esclamò il vecchio con un suo ghigno, standosi in mezzo alla via col cancello semichiuso a guardar dietro alla carrozza che rapidamente si rimpiccioliva nella distanza. — No, e nemmeno questo; avete perduto qui dieci minuti, e ne sapete adesso quanto prima, ecco. Se ogni uomo sulla linea che ha intascato una ghinea non la vuol rubare non l’arriverete l’altra carrozza prima di San Michele.

E con un altro ghigno prolungato, il vecchio richiuse il cancello, rientrò, e menò la spranga.

La carrozza intanto correva sempre a precipizio. La luna, come avea preveduto Wardle, declinava rapidamente; delle macchie scure, che s’erano venute allargando sull’azzurro del cielo, formavano ora una sola massa nera sul capo dei viaggiatori; e delle grosse gocciole di pioggia battendo di tanto in tanto contro i vetri degli sportelli gli avvertivano della prossimità di un temporale. Il vento, che soffiava loro in faccia, ingolfavasi in vortici furiosi nell’angusta strada e tristamente si lamentava attraverso gli alberi che la fiancheggiavano. Il signor Pickwick si raggomitolò nel suo cantuccio, si strinse nel pastrano, e cadde in un sonno profondo, dal quale fu soltanto destato dal fermarsi della carrozza, dalla campana della scuderia e da un grido stridente: "Subito i cavalli!"

Ma qui, un altro ritardo. I garzoni dormivano di un sonno così ostinato che ci vollero cinque minuti a testa per svegliarli. La chiave della stalla non si trovava, e quando si riuscì finalmente a scovarla, due garzoni dagli occhi imbambolati scambiarono i guarnimenti e i cavalli, sicchè tutto il processo del mettere in ordine si dovette ricominciar da capo. Se il signor Pickwick fosse stato solo, questa selva di ostacoli avrebbe arrestato senz’altro ogni ulteriore inseguimento; ma il vecchio Wardle non si arrendeva così facilmente; ed ei si dava attorno con tanta furia, distribuendo a questo uno scappellotto, a quello uno spintone, strappando una fibbia di qua, ficcando una correggia di là, che la carrozza fu pronta molto più presto che non fosse stato ragionevole aspettare in mezzo a tante difficoltà. Ripresero il loro viaggio; e certamente la prospettiva non era punto incoraggiante. La tappa era di quindici miglia, la notte oscurissima, il vento impetuoso, e la pioggia torrenziale. Era impossibile fare gran cammino di fronte a tali ostacoli congiurati insieme: l’una era già battuta; e quasi due ore dovettero passare per arrivare all’altra tappa. Qui però un oggetto si presentò loro, che rianimò le abbattute speranze e risollevò gli animi depressi.

— Quando è che questa carrozza è arrivata? — gridò il vecchio Wardle, balzando dalla sua, ed accennando ad un’altra, coperta d’incerata umida, che stava nel cortile.

— Non è nemmeno un quarto d’ora, signore, — rispose il garzone, cui la domanda era diretta.

— Un signore e una signora? — domandò Wardle, quasi soffocato dall’impazienza.

— Signor sì.

— Un signore alto, smilzo, gambe lunghe?

— Signor sì.

— La signora di mezza età, piuttosto magra, pelle e ossa, eh?

— Signor sì.

— Perdinci, Pickwick, son dessi! — esclamò il vecchio Wardle.

— Sarebbero anche arrivati prima, — disse il garzone, — se non si fosse rotta una stanga della carrozza.

— Son dessi senz’altro! — ripetette Wardle. — Una carrozza, e quattro cavalli, presto! Saremo loro addosso prima che arrivino all’altra tappa. Una ghinea a testa, ragazzi — sbrighiamoci — lesti — da bravi!

E così esclamando e incitando, il vecchio signore corse su e giù pel cortile, e si diè da fare in uno stato di eccitamento che si comunicò anche al signor Pickwick; il quale, senza sapere che si facesse, s’imbrogliò in modo maraviglioso in tanti viluppi di guarnimenti, e si ficcò fra i cavalli e fra le ruote, persuaso in buona fede che l’aiuto suo fosse efficacissimo.

— Montate, montate! — gridò il vecchio Wardle, saltando in carrozza, e richiudendo con fracasso lo sportello. — Su anche voi, sbrigatevi!

E prima che il signor Pickwick sapesse in che mondo si trovava, si sentì tirato da sopra, spinto di dietro, ficcato dentro per l’altro sportello, e via da capo a tutta carriera.

— Ah! ora sì che ci si muove, — disse il vecchio esultante. In effetto si muovevano, come il signor Pickwick si accorgeva molto bene dalle frequenti collisioni o col legno duro della carrozza o col corpo del suo compagno.

— Tenetevi su! — disse il signor Wardle al signor Pickwick che gli dava appunto una fiera capata nel panciotto.

— Non sono mai stato tanto sbattuto in vita mia, — disse il signor Pickwick.

— Non ci badate, rispose l’altro, — è cosa da nulla e passerà presto. Fermo, fermo.

Il signor Pickwick si strinse nel suo cantuccio e vi si tenne saldo più che poteva, e la carrozza seguitò a correre più che mai a precipizio.

Avevano fatto in questo modo circa tre miglia, quando il signor Wardle che era stato per due o tre minuti col capo fuori dello sportello, si tirò indietro di botto colla faccia coperta di pillacchere, ed esclamò con voce affannosa:

— Eccoli!

Il signor Pickwick spinse fuori il capo. Sicuro; a breve distanza, una carrozza a quattro cavalli fuggiva a galoppo serrato.

— Avanti, avanti! — gridò quasi delirante il vecchio Wardle. — Due ghinee a testa, ragazzi — non vi lasciate pigliar la mano — addosso, addosso!

I cavalli della prima carrozza si spinsero a tutta carriera; e quelli del signor Wardle dietro, a rotta di collo.

— Vedo la sua testa! esclamò furioso il vecchio signore. — Maledetto, vedo la sua testa!

— Ed io pure, — disse il signor Pickwick, — è lui, è lui!

Il signor Pickwick non s’ingannava. La figura del signor Jingle, completamente coperta dalla mota schizzata dalle ruote, era visibilissima allo sportello dell’altra carrozza; e il movimento del suo braccio, violentemente agitato verso i postiglioni, dinotava che egli gli andava incitando ad una più furiosa corsa.

L’interesse era intenso. Campi, alberi, siepi passavano loro accanto con la rapidità vorticosa del turbine. Erano quasi a fianco dell’altra carrozza. Si udiva chiara, fra lo strepito delle ruote, la voce di Jingle che incitava i postiglioni. Il vecchio signor Wardle aveva alle labbra la spuma della rabbia. I furfanti e gli svergognati e gli infami gli uscivano di bocca a dozzine. Stringeva il pugno ed energicamente lo scuoteva verso l’oggetto della sua indignazione. Ma il signor Jingle rispondeva appena con un sorriso sprezzante, e ribatteva con grida di trionfo quelle terribili minaccie, mentre i suoi cavalli, affaticati dalla frusta e dagli sproni, si spingevano a più rapida corsa, e si lasciavano indietro gli inseguitori.

Il signor Pickwick s’era appunto tirato dentro e il signor Wardle, esausto dal troppo gridare, avea fatto lo stesso, quando un urto tremendo li fece balzare verso il sedile di faccia. Vi fu una subita scossa, uno schianto, una ruota volò in pezzi e la carrozza ribaltò.

Dopo pochi secondi di spavento e di confusione, nei quali non si udì altro che lo scalpitar dei cavalli e il frangersi dei cristalli, il signor Pickwick si sentì violentemente tirato di sotto alle rovine della carrozza; e non sì tosto si fu rizzato in piedi ed ebbe strigato la testa dal bavero del pastrano che materialmente inutilizzava i suoi occhiali, vide in tutta la sua pienezza il disastro avvenuto.

Il vecchio signor Wardle gli stava a fianco, senza cappello e cogli abiti laceri in varie parti. Giacevano ai loro piedi gli sparsi frammenti della carrozza. I postiglioni, ch’erano venuti a capo di tagliar le corregge, se ne stavano, sfigurati dalla mota e dall’assiduo cavalcare, alla testa dei cavalli; Un duecento passi più avanti era l’altra carrozza, che s’era fermata udendo il fracasso. I postiglioni, dall’alto delle loro selle, guardavano con certe loro facce sardoniche alla parte avversaria fuori d’arcioni, e il signor Jingle dallo sportello contemplava quella rovina con evidente soddisfazione Spuntava il giorno, e tutta la scena era illuminata dalla luce grigia dell’alba.

— Ohe! — gridò quello sfrontato di Jingle; — s’è fatto male qualcuno? — persone attempate — posa piano — un po’ gravanti — pericolo — sicuro.

— Siete uno svergognato, una canaglia! — urlò Wardle. — Ah, ah! — rispose Jingle; e poi aggiunse, strizzando un occhio ed accennando col pollice di su la spalla all’interno della carrozza: — Dico eh — sta benone — vi fa i suoi complimenti — prega che non vi disturbiate — tante cose amorose a Tuppy — volete montar dietro? — avanti, ragazzi!

I postiglioni ripresero le loro posizioni e la carrozza ripartì di carriera, mentre dal suo sportello il signor Jingle agitava un fazzoletto bianco in segno di saluto derisorio.

Nulla intanto di tutta l’avventura, nemmeno l’urto e la carrozza ribaltata, aveano disturbato il temperamento calmo ed equanime del signor Pickwick. Però l’impudenza e l’audacia villana di essersi fatto prestare del denaro dal suo fedele seguace e di abbreviare ora il suo nome di Tupman in quel vezzeggiativo di Tuppy, erano affronti superiori alla sua sopportazione. Tirò il fiato grosso ed arrossendo fino al giro esterno degli occhiali, disse piano ed enfaticamente:

— Se mai incontro di nuovo quell’uomo, io.....

— Sì, sì, — interruppe Wardle, — tutto questo va benissimo; ma mentre noi ce ne stiamo qui a discorrere, essi piglieranno la loro brava licenza e si sposeranno a Londra.

Il signor Pickwick tacque, imbottigliò la sua vendetta e la tappò ermeticamente.

— Quanto c’è di qua all’altra tappa? — domandò il signor Wardle ad uno dei postiglioni.

— Sei miglia, eh, Tom?

— Più di sì che di no.

— Piuttosto più che meno, signore.

— Non c’è che fare, — disse Wardle, — bisogna farseli a piedi, Pickwick.

— Non c’è rimedio, — rispose quest’uomo veramente grande.

Così, mandato avanti uno dei postiglioni a cavallo, per procurare un’altra carrozza e dei cavalli freschi, e lasciando gli altri indietro per badare a quella fracassata, il signor Pickwick e il signor Wardle si misero coraggiosamente in cammino, dopo essersi bene avvolti negli scialli ed aver tirato giù le tese dei cappelli, per ripararsi alla meglio dall’acqua, che dopo una breve sosta, avea ricominciato a cadere a torrenti.