Il Parlamento del Regno d'Italia/Ippolito Amicarelli

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Ippolito Amicarelli

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Vincenzo Florio Giuseppe Gallone di Nociglia
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Pochi sono i sacerdoti che siedono nel nostro Parlamento, nè sappiamo lagnarcene.

Sebbene vi sieno molti che ripetono tuttodì che il sacerdote dev’essere cittadino, noi crediamo che il prete per esser buon ministro del signore debba avere molta [p. 839 modifica]carità patria, ma che d’altronde abbia ad astenersi dal partecipare troppo attivamente alle faccende pubbliche del proprio paese.

Il sacerdote ha una missione troppo importante e troppo celestiale perchè gli convenga di mescolarsi in cose di governo o di politica, nel trattar le quali non può che sminuire quell’autorità sovrumana che gl’incombe di esercitare, a guida e a conforto di chi è nato quaggiù.

«Non mescolate il sacro col profano» è sempre la massima cui vorremmo vedere uniformarsi il clero alto e basso; ma disgraziatamente non fu mai cosi, non è cosi... sarà cosi?

L’Amicarelli del resto è un’onestissima persona, che si secolarizza il meno possibile e ch’è devoto all’Italia, di questa sua devozione avendo date prove non dubbie. — Egli vota con la maggioranza liberale moderata.

È di più un letterato distinto. Alla Camera non ha preso mai la parola, e di questa sua modestia e ritenutezza, che vorremmo servisse d’esempio a certi altri preti, non possiamo non sapergli moltissimo grado.