Il Partigiano D'Artagnan/Capitolo XVIII

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Capitolo XVIII - Ritorno a Persiceto

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Inquadrati, con la bandiera tricolore davanti, marciammo verso Pavullo, poi fino nei pressi di Modena. Qui per ordine del comando generale ci fermammo qualche giorno in attesa di organizzare la sfilata nella città. Approfittando di quella sosta chiesi il permesso di venire a Persiceto in visita ai miei parenti in quella casa che consideravo ormai la mia casa. Ebbi in prestito una bicicletta, mi sbarazzai delle bombe a mano e, portando solo armi personali, presi la via del ritorno. Il viaggio fu lungo, la gente mi fermava continuamente, vedendomi in divisa americana e con la striscia tricolore al braccio. Mi chiedeva se la guerra era veramente finita.

Erano circa le 23,30 quando arrivai a Persiceto. Al buio, in bicicletta, attraversai Corso Italia. Vicino alla Cassa di Risparmio mi sentii intimare il "Chi va là". In un attimo fui dietro una colonna del portico al riparo, lo sten giù di sicura. Poi capii che si trattava di un gruppo di partigiani di ronda. Mi feci riconoscere, ci salutammo e mi avviai verso Via Permuta per raggiungere il n. 12.

Fu una grande festa, si alzarono da letto tutti: il nonno Ernesto, vecchio socialista, mia sorella Cotti Rosa con il marito Scagliarini Gino e l’altra sorella Anna che tante volte avevano rischiato la vita, facendo da staffetta e portandomi viveri quando ero nei casottí della Partecipanza; si alzò pure mio nipote ed alcuni vicini vennero a salutarmi. Si parlò della guerra finita, dei sacrifici fatti, dei lutti (tanti) che aveva lasciato e delle misere condizioni in cui aveva ridotti tutti.

Il giorno dopo, prima di ripartire, mi intrattenni sulla piazza con persone, le quali chiedevano notizie dei parenti che erano con me in montagna: Enrico Nicoli (Rico), Dario Forni (Leo) e il caro amico Serrazanetti Alessandro (Tito). Mi chiesero informazioni anche di uno che era morto in combattimento. Non glielo dissi.

Fui un vigliacco?

Mi ricordai la madre che mi aveva dato le calze preparate per il figlio e non mi sentii di dirglielo.

Tornai a Modena per la sfilata finale e la consegna delle armi. Quindi mi stabilii a Persiceto definitivamente. Dissi a Vecchi Enrico, a Zanetti Ariodante, a Scagliarini Giorgio e ad altri di inoltrare richiesta per il riconoscimento della qualifica di "partigiano". Si rifiutarono, con troppa modestia dissero: «Non abbiamo fatto nulla, solo il nostro dovere». E sì che tante volte avevano rischiato la fucilazione!