Il capitano della Djumna/Parte prima/6. Cos'era avvenuto della Djumna

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6. COS'ERA AVVENUTO DELLA DJUMNA


Due minuti dopo, Garrovi si trovava dinanzi a loro, colle gambe strettamente legate, e col dubgah grondante d'acqua.

Il traditore pareva che avesse perduta tutta la sua audacia. Egli lanciava sguardi smarriti sul presidente e sui suoi compagni ed il suo viso manifestava un'angoscia inesprimibile. Ormai comprendeva di essere in piena balìa di quegli uomini e di non poter più sfuggire all'interrogatorio, che doveva definitivamente perderlo.

Il vecchio indiano, Oliviero ed Harry s'erano seduti dinanzi a lui, mentre Punya e due altri, colle pistole in pugno, s'erano collocati presso la porta, per fargli meglio comprendere che non avrebbe potuto contare sul soccorso dei suoi servi.

— A noi due ora — gli disse il presidente. — Spero che ora più non negherai di essere quel Garrovi, imbarcatosi sulla grab di Alì Middel, in rotta per Singapore. Abbiamo delle prove schiaccianti contro di te, tali da farti appicare fra ventiquattro ore, se tu ti ostinassi a tacere. Ti avverto, innanzi tutto, che se tu confesserai ciò che noi vogliamo sapere, forse un giorno potresti venire graziato e goderti ancora queste ricchezze acquistate a prezzo d'uno o più assassinii, ti avverto pure che se ti ostinassi a tacere, noi siamo risoluti, prima di consegnarti alle autorità di Calcutta, a ricorrere ai mezzi più crudeli, e tu sai che noi indiani siamo maestri formidabili. Parlerai ora?...

— Parlerò — disse Garrovi, dopo una breve esitazione.

— Bada però che tu rimarrai in mani nostre, fino a che avremo controllata scrupolosamente la tua confessione. È quindi inutile che tu ti illuda d'ingannarci: mi comprendi?

Quest'ultimo avvertimento parve che sconcertasse il furfante, il quale aveva forse in mente l'idea d'ingannarli o di giuocare d'astuzia, per guadagnare tempo.

La sua tinta grigiastra divenne più pallida e fece una brutta smorfia, mettendo allo scoperto i suoi denti, che erano convulsivamente stretti.

— Chi era il tuo compagno? — gli chiese il presidente.

Garrovi udendo quelle parole rialzò il capo, lanciando sull'indiano uno sguardo cupo.

— Ah! Tu sai anche questo — diss'egli. — Forse che i morti ritornano... Eppure l'ho veduto io, con questi occhi, scendere attraverso i limpidi flutti del golfo.

— È dunque morto, Hungse?

Garrovi non rispose: pareva pietrificato.

— È morto? — ripetè il presidente.

— Ma come sai tu quella terribile istoria? — chiese il miserabile, al colmo dello stupore. — Chi ha tratto il segreto dai profondi abissi del mare!... Non sono adunque tutti morti?... Eppure la mia lama aveva colpito giusto!...

— Hungse e anche i malabari?

— I malabari!... Ma chi sei tu? — chiese Garrovi con crescente terrore.

— Te l'ho detto prima: il presidente della «Young-India».

— Ma come sai tu ciò che è avvenuto in pieno mare, a cinque o seicento miglia dal Bengala?

— Saprai più tardi come ne fui informato.

— Se tu sai tutto, allora uccidimi.

— Non voglio la tua morte.

— E cosa adunque?

— Ricostruire il dramma svoltosi nel golfo.

— A quale scopo?

— Per salvare Alì Middel.

— Alì Middel!... Ma è vivo ancora quell'uomo?...

— Forse.

— Non è andata a picco la sua grab?

— No.

Garrovi si terse colla destra il freddo sudore che bagnavagli la fronte.

— Sono perduto — balbettò.

— Sì, se non confessi tutto — rispose Oliviero.

L'indiano guardò il giovane tenente.

— Siete voi che avete avuto notizie di Alì Middel? — gli chiese con voce cupa.

— Sì, Garrovi.

— Ah!... Lo avevo sospettato.

— Ci dirai tutto, ora? — gli chiese il presidente della «Young-India».

— E non mi ucciderete poi?

— Ti promettiamo di salvarti la vita.

— E mi lascerete libero?

— Sì, un giorno tu potrai essere libero, se non c'inganni.

— Ebbene interrogatemi.

— Quando tu, Hungse ed i malabari abbandonaste Alì Middel, dove si trovava la sua grab?

— Al sud della Piccola Andamana — rispose Garrovi.

— Sei ben certo di non ingannarti?

— Sì, poiché Alì Middel aveva fatto il punto a mezzogiorno, rilevando esattamente la latitudine e la longitudine.

— A quante miglia dalla costa?

— A circa venticinque miglia.

— Da quale parte soffiava il vento? — chiese Harry, che non perdeva una sillaba.

— Da prora, poiché al mattino ci eravamo avanzati correndo bordate — rispose Garrovi.

— Ora si spiega tutto, — disse il vecchio marinaio, — e mi rinasce la speranza che Alì Middel sia ancora vivo. Se il vento soffiava dal sud, ha spinto la grab verso la Piccola Andamana, arenandola sui numerosi banchi di sabbia o sugli scogli coralliferi che circondano l'isola. Quell'arenamento provvidenziale ha impedito di certo alla Djumna di affondare, ed ha permesso ad Alì di toccare terra.

— Ma era rinchiuso nella cabina — osservò il presidente della «Young-India».

— Sarà riuscito a sfondare la porta, oppure...

— Che cosa vuoi dire? — chiese Oliviero.

— Alì ha scritto che aveva un cane e che nelle ultime ore non lo aveva più udito abbaiare. Chissà, forse quell'intelligente animale si era recato in qualche Villaggio di andamani, attirando su di lui l'attenzione degli abitanti.

— E tu credi che gli andamani lo abbiano seguito e abbiano liberato Alì?

— Lo sospetto, signor Oliviero.

— Hai ragione, vecchio mio. Così deve essere avvenuto. Continuate l'interrogatorio, signor presidente, quantunque ormai la parte più importante ci sia.

— Hai lasciato la grab colla pinassa? — chiese il presidente a Garrovi.

— Sì — rispose l'indiano.

— Chi era con te?

— Hungse e sette malabari.

— Ed i misoriani, di quale malattia erano morti?

— Hungse aveva avvelenata la loro minestra.

— Hungse o Garrovi?

— Che t'importa? — disse l'ex-saniasso con voce rauca. — Sono morti: ecco tutto.

— Sopravvisse nessuno dei tuoi compagni?

— No.

— Furono uccisi tutti da te!

L'indiano non rispose: tremava come se avesse la febbre e gettava all'intorno sguardi smarriti, come se temesse di veder apparire negli angoli più oscuri della stanza, gli spettri delle vittime.

— Parla — proseguì il presidente.

— La cassa d'oro mi tentava — disse Garrovi, dopo una lunga esitazione. — Se avessimo dovuto dividere quelle diecimila sterline fra nove persone, a nessuno di noi sarebbe rimasto tanto da vivere comodamente ed io volevo diventare ricco. Una notte oscura, mentre ci trovavamo a cento miglia dalle coste del Bengala ed i miei compagni dormivano profondamente, avvelenai l'acqua rinchiusa in un barilotto.

— Ma avevi con te una provvista di veleno?

— Alcune fiale. Dodici ore dopo i malabari erano tutti morti, ma Hungse, che diffidava di me, era ancora vivo, poiché non aveva assaggiata quell'acqua, avendo osservato che nemmeno io l'avevo bevuta. Temendo per la sua vita, si scagliò contro di me armato di pugnale e impegnò una lotta disperata. Io ero più forte e più destro di lui e lo crivellai di ferite mortali, gettandolo poi in mare. Qui, sul viso, porto ancora una traccia di quella tremenda lotta; il pugnale di Hungse mi aveva colpito dall'orecchio destro alla guancia sinistra. Ventiquattro ore dopo giungevo all'isola di Baratala... Il resto non vi può interessare.

— Che fior di canaglia — disse il marinaio. — Ecco un uomo che bisognerà ben guardare, se dovrà venire con noi alle Andamane.

— Ora sappiamo quanto ci era necessario — disse Oliviero, volgendosi verso il presidente della «Young-India». — Le nostre previsioni erano esatte.

Il vecchio indiano uscì sulla varanga, facendo cenno al tenente e ad Harry di seguirlo, mentre Punya e gli altri due indiani si collocavano ai fianchi di Garrovi.

— Ditemi, signor Powell — disse il presidente. — Siete sempre deciso ad andare in cerca di Alì Middel?

— La sorte di quel disgraziato mi sta a cuore — rispose Oliviero. — Se otterrò un permesso di alcuni mesi, io mi recherò alla Piccola Andamana per cercarlo.

— Se si tratta di farvi ottenere un congedo, m'incarico io di parlare al viceré del Bengala e sono più che certo che non mi negherà un tale favore. Una escursione alle Andamane può interessare molto il governo inglese.

— Allora potete disporre di me.

— Quando desiderereste partire?

— Anche domani, non avendo alcun impegno nel Bengala.

— Sarebbe troppo presto, signor Powell, ma, prima di cinque giorni, la spedizione potrà essere pronta. La «Young-India» si assumerà tutte le spese, vi presterà la nave e un equipaggio scelto e soprattutto fidato.

— Ma io intendo di concorrere pure...

— Assumendo il comando della spedizione è già molto, poiché voi già sapete che non è cosa facile sbarcare in quelle isole che godono una così triste fama. Giuocate la vostra vita per una persona a voi ignota e questo è fino troppo, signor tenente, e fa molto onore al vostro buon cuore ed alla vostra generosità.

— E di quel Garrovi, che cosa ne farete? — chiese Harry.

— Penso che potrebbe esservi utile e vi consiglierei di condurlo con voi — rispose il presidente. — Questa notte lo faremo trasportare nella sede della «Young-India» e vi rimarrà accuratamente sorvegliato, fino al giorno dell'imbarco.

— E imbarcheremo anche il fratello di Alì, se vorrà venire — disse Oliviero.

— È già risoluto a seguirvi. Signori, possiamo ritornare alla «Young-India».

Rientrarono nel salotto e ridiscesero nel giardino, mentre i due indiani e Punya trasportavano Garrovi, dopo di avergli legate anche le braccia. fuori del cancello, quattro indiani attendevano il prigioniero con una ruth, ossia una specie di portantina molto usata in India, assai grande, chiusa sopra ed intorno con delle grate di bambù e tirata da due buoi.

Ad un cenno del presidente, l'ex-saniasso fu cacciato dentro ed i quattro indiani s'allontanarono aizzando i buoi.

— Il bungalow, lo abbandoneremo ai servi di Garrovi? — chiese Harry.

— Rimarrà guardato da quattro dei miei uomini — rispose il vecchio indiano. — Questa casa con tuttociò che contiene ridiverrà proprietà dell'ex-saniasso, se sarà fedele; oppure ritornerà alla «Young-India» col cui denaro fu acquistata.

— Affrettiamoci, signori: l'alba è vicina.