Il cavallarizzo/Libro 2/Capitolo 55

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Cap. 55. Del castigo per cavallo, che torce la bocca, & che ha credenza, & è duro di collo più ad una che ad un'altra mano.


Suole il cavallo alcuna fiata sgangheggiare, far forbici, & storcere la parte di sotto della bocca più sull’una, che sull’altra mano: il che s’aviene ben spesso per fargli male il morso in bocca più da una banda, che dall’altra overo perche non ha il suo vero appoggio, & anco per mala creanza. Al male che li fa il morso: & al non havere il suo debito appoggio sopr’esso, rimediate come si conviene; & ritrovate morso che alla sua bocca & qualità si confaccia; del quale son certo, non prenderà fastidio alcuno. Ma alla mala [p. 103r modifica]creanza rimedierete con castigarlo hor di calcagno, hor di staffa, hor di sperone, & hor suffrenata dalla parte contraria dov’egli torce il muso; castigandolo sempre quando più & quando meno secondo, che vedete la pertinatia, & bisogno suo; persistendo in quel castigo fin tanto, che vediate che si levi dal vitio; dal quale levato, lo accarezzarete al solito. Il portargli ben stretta la musarola gioverà à questo. Se’l cavallo haverà credenza, & porterà il collo più su una mano che sull’altra, gl’usarete nelle lettioni il sguinzaglio attaccato dal prim’occhio del morso alle cinghie; e tanto tirato che vi paia à bastanza; sollecitandolo sempre à girare alla medesima mano del sguinzaglio, con l’aiuto dall’istessa banda del calcagno, di bachetta nel ventre over croppa, e del sprone. Essend’io giovinetto di quindeci anni, & cavalcando un cavallo che havea credenza grande dalla man dritta, non solo mio padre mi ci faceva portare uno sguinzaglio così legato, ma me ne faceva tenere un’altro in mano il quale era attaccato al prim’occhio stanco del morso, & trapassando per il dritto tirato al devere faceva quasi effetto d’un’altro barbazzale, & anco ch’io tirasse il cavallo con questo sulla man dritta non faceva che il morso punto si storcesse in bocca del cavallo. Il quale anco faceva, ch’io aiutassi con il sol sperone dritto ch’io portava. E da qui anco si può considerare se à quel tempo si conosceva l’uso dello sprone. Ci sono altro modi di castighi, li quali io tralascio per parermi se senz’essi si possi fare, sì perche come si viene à tante facende, è segno di gran malignità nel cavallo come ancora perche io non vo essere più lungho di quello, che il devere comporta. Ma tra gl’altri castighi non vo tacervi, che quello è molto buono di scavalcare, e legar il cavallo col muso quasi appresso alle cinghie da quella parte dove non vol piegare, ne girare, così lasciandolo per un’hora da se stesso, attendere ad altro, dipoi sollecitarlo con una bachetta, e con la voce consueta alle volte, à far che giri. E’ ben vero che meglio sarebbeno dui, che havessero misura in questo, li quali l’uno dall’una, & l’altro dall’altra banda lo battessero à tempo, dando l’uno con la bachetta sulla spalla sinistra (se alla destra ha da girare) & l’altro pur à tempo corrispondendo alla parte destra della croppa. Il che anco riuscirebbe meglio, & più facilmente se si facesse in luogo chiuso dalle bande: & molto meglio se fosse serrato del tutto. Ma per via di morso gli rimediarete (se vi pare) secondo il modo, ch’io vi dissi di sopra.