Il cavallarizzo/Libro 2/Capitolo 57

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Cap. 57. Del cavallo che se ne va di bocca, per cattiva creanza.


I cavalli, che saranno da poledri mal creati, & col spesso correr posti in fuga facilmente se ne andranno di bocca. Per questo io vi ho detto più volte, che di raro devete far correre i vostri cavalli; li quali non siano prima ben fermi di testa, & di bocca, e non habbino le forze unite, e l’altre parti che se li convengano. Non dimeno di nuovo io vi avertisco, che à poledri non debbiate dar carriera se non di raro; & massime se di natura conoscerete che siano spiritosi, e di cattiva bocca; & anco colerici, e disdegnosi, come sogliano essere i sauri accesi, e gl’assai roani, & quei c’hanno il muso che rosseggia [p. 104r modifica]over con mosche rosse, & anco per la testa: pur che non venghino dall’età che comincia à invecchiarsi, devete anco astenere dal molto correre i cavalli garzuti assai, & assai carichi & gravosi di poca schena, di cattive gambe, & piedi. Ma se pur il cavallo havesse le parti che se gli convengano, & per cattiva creanza appresa, fosse in tal modo stato posto in fuga che se ne andasse di bocca; & che nel passeggiare anco calcasse molto la mano; devete ridurlo al suo segno à poco à poco: & non in un tratto, ne con le briglie forti; insegnandoli per molti giorni le lettioni sul passo & sul trotto, parandolo spesso nelle calate; dandolo indietro assai senza rimetterlo innanzi così fermarlo. E le sue lettioni siano col canone, & capezzone, & anco con la camarra di corame, ò di ferro come il bisogno richiede, la quale se sarà di quelle da servir anco per capezzone sarà meglio, nel fine delle quali lettioni lo devete accarezzar sempre, rispondendovi però bene: & nel pararlo, devete lasciarlo scorrere un poco così di trotto, come di galoppo, eccetto però se non fosse caval gravoso, e che molto difficilmente calasse le anche: perche tale cavallo si deve parar presto, stando voi con la persona presto indietro, & assai più del vostro consueto; ma se non sarà di questa sorte, devete di dì in dì appresciarlo & affrettare un poco più nel parare; fin tanto che ci venghi bene, e determinato nel fin di quel parare che non vi si scordi di darlo sempre indietro tre passi; senza rimetterlo innanzi. Vi gioverà anco pararlo all’incontro di un muro. Medesimamente sarà utile assai se in un fosso cupo tanto che il cavallo saltando non ne potesse uscir fuori, lungo quanto una piccola carriera farete che dall’un capo sia un huomo con un bachettone in mano, e dall’altro capo del fosso un’altro, li quali à tempo nel parare (bisognando per la malitia del cavallo li minacciano) & anco li diano nelle braccia. Ma à cavallo sboccato à fatto gioverebbe molto se nel detto fosso da i capi fosseno le calate, e fosse largo di modo, che facilmente si potesse girar il cavallo, & da i capi far star due huomini con i bachettoni, li quali non volendo il cavallo parare come si deve, gli dessero senza remissione alcuna nel petto, nelle gambe, & anco nella testa, havendo però riguardo à gl’occhi. E se pur il cavallo fosse sì diabolico, che andasse ad urtare nel rastello over altro riparo, tanto più si ridurebbe nel parare; temendo un’altra volta di urtargli, & così si rattenerebbe assai meglio, & tanto più quanto che in quello istante dell’urtarci gli fosseno sparate delle archibugiate all’incontro; over fatto fiamma di fuoco con stoppa, ò altro. Benche come si viene à tante faccende, simili cavalli sono indegni di stalla di Principe, e di cavalliero: & non sono nel numero di quelli che voglian noi, che ammaestri il nostro cavallarizzo. Et però io non voglio dirne altro ancor ch’io potesse aggiungere alcuni altri castighi più gagliardi, ma in vero con più pericolo [p. 104v modifica]del cavalcatore. Sol resta dire che questi tai cavalli non si deveno per questo che sono sboccati tanto più correre per una campagna spatiosa come dicano alcuni, perche (secondo il mio giuditio) à me pare che tanto più imparino di andarsene. Conciosia che ogni simile desidera il suo simile, & il simile aggiunto al simile lo accresce.