Intermezzo di rime/Vecchi pastelli

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Peccato di maggio I madrigali

I

Vagan le foglie su 'l rincrespamento
lieve de l'acqua, come piastre d'oro;
si ripiegano in cerchia i giunchi a 'l vento
scorsi da un lungo brivido sonoro,

5e per l'alto a l'immane ondeggiamento
ne 'l turchino de 'l ciel risponde un coro
bianco di pioppe. Làmine d'argento
sfiorano l'acqua a 'l sol di fruttidoro:

tra sole ed acqua una stornellatrice
10ritta ne 'l mezzo canta e pesca anguille,
a gambe nude. Ella non guarda in torno;

ella canta così, tutta felice.
E le note s'allungano tranquille
ne la tranquillità de 'l mezzogiorno.


II

Liberamente giù da le oscillanti
rame ad agosto cariche di frutti,
quali da 'l cocco scimmie schiamazzanti,
pendon mobili grappoli di putti.

5Figure seminude di baccanti,
a cui la giovinezza aspra da tutti
i pori vibra, a 'l mar levano i canti
tra la calda salsedine de' flutti.

Larghi alti di vento sciroccale
10muovono; resupino, a 'l sole in faccia,
con strappi di chitarra un maschio imberbe

guida que' canti. E a 'l sole è un baccanale
di torsi vivi, di gambe, di braccia,
sotto la pioggia de le frutta acerbe.


III

Ardon pallide fiaccole a le prore
de' navigli filanti; e su la vetta
de li alberi maestri pe 'l chiarore
tepido i mozzi stanno a la vedetta.

5L'estremo arco lunar su l'onda in fiore
perle di luce, vezzi ésili getta,
e ne l'umidità monta l'odore
de la pesca e il sospir de la maretta.

Fiutano i mozzi, a tratti fra 'l sartiame
10sguizzando come gatti, illuminati
fugacemente da i riflessi gialli

de le fiaccole; e a 'l grande arco di rame
s'alzano i canti de li innamorati
che parlano d'amore e di coralli.


IV

Ondeggian bianche ne la pallidezza
verdognola de 'l cielo marzolino
le fiorite de' mandorli: a 'l salino
alito de' grecali è una freschezza

5d'ombre d'odori di pispigli. Il lino
ondeggia basso. In questa gran lietezza
di vita nuova, in faccia a 'l mar turchino,
ella sente cantar la giovinezza

ne 'l sen materno. La canzone rude
10fuor de la gola pullula come onda
vergine da la vena. E mentre il figlio

avido cerca tra le poppe ignude,
balza da 'l labbro la canzon gioconda
e il latte da 'l capezzolo vermiglio.


V

Rabbrividisce il mare sonnolento
a l'alba. Si dileguan ne la mite
alba le dune in un biancheggiamento
smorto, come una landa selenite.

5Ferma è la barca: un alitare lento
ne l'aria muove da le stanche vite,
e s'agita il fanale semispento
riflesso ancor ne le acque scolorite.

Vigila un uomo a poppa, fra le nasse
10umide e i cesti carichi di pesca
fischiando ne 'l silenzio interlunare.

E che tristezza in quelle note basse
a ritmo di ribeba zingaresca
modulate su i sonni almi de 'l mare!