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Ione (Euripide)/Primo stasimo

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Primo stasimo

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Euripide - Ione (413 a.C. / 410 a.C.)
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1928)
Primo stasimo
Primo episodio Secondo episodio
Questo testo fa parte della raccolta I poeti greci tradotti da Ettore Romagnoli


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coro
Strofe
Te che non mai d’Ilizia
hai sofferti gli spasimi,[1]
invoco, Atena mia,
te che il Titan Promèteo
di Giove raccogliea dal sommo cèrebro,
vittorïosa Iddia.
Vieni, dagli aurei talami
d’Olimpo, scendi a questa casa Pizia
sopra terrestre via,
ove, nel centro della terra, al tripode
presso, e alle sue carole,
l’ara Febèa partecipa
fatidiche parole.
Anche tu vieni, o figlia
di Lato: entrambe indomite,
suore entrambe d’Apollo.
E supplicate, o Vergini,
che l’antica progenie
d’Erettèo, con espliciti
responsi, anche tardivo, abbia un rampollo.

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Antistrofe
Ché pei mortali, origine
è questa sicurissima
d’alta felicità,
quando brilla nei talami
paterni, e frutti dà nuovi, di floridi
figli la pubertà,
che dai padri ricevano,
e ad altri figli possano trasmettere
l’avita eredità.
Sostegno è questo negli eventi infausti,
è gaudio nei felici,
è, con l’armi, alla patria
schermo contro i nemici.
Per me, di figli un’ottima
stirpe, piú che dovizia
bramo, e che stanza regia;
ed aborrisco vita senza pargoli,
e chi l’approva biasimo.
Io, con sostanza modica,
vorrei la sorte aver di prole egregia.

Epodo
O voi, di Pane sedi,
e tu, presso alle cupe
Macrèe caverne, rupe,
dove, a intrecciar carole
battono i piedi
le tre figliuole
d’Aglàuro, su le piane
floride, innanzi al tempio
di Palla, al suon dell’arie

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cui la zampogna
intona varie,
quando tu, Pane,
zufoli nel tuo speco i carmi agresti,
dove ad Apollo una fanciulla misera
diede un rampollo, e lo gittò, vergogna
di talami funesti,
agli aligeri preda, ed alle fiere
sanguinoso banchetto.
Mai nelle storie udii, mai ne’ confàbuli
presso ai nostri telai
che chi nacque da un Nume e da un efimero
fortuna avesse mai.

Note

  1. [p. 336 modifica]Non mai d’Ilizia hai sofferti gli spasimi. Non si dimentichi che Ilizia presiedeva al parti, e quindi non fu mai invocata dalla vergine Atena.