Izquierda de copia - nuovi sensi del possesso nell'era digitale/1.0 Introduzione/1.2 Un po' di storia non fa mai male

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1.2 Un po' di storia non fa mai male

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Il 12 agosto 1981, IBM immette sul mercato il primo di una serie di personal computer che diventerà molto popolare: l’IBM 5150, meglio conosciuto come PC IBM. Costi elevati, prestazioni basse.
Immagine rilasciata sotto licenza GDFL

Negli anni ‘50 vengono creati i primi supercalcolatori grandi come intere stanze, a valvole e poi a transistor, che rimangono all’interno dell’ambiente militare e della ricerca universitaria.

Nel 1969 nasce Unix, il primo sistema operativo scritto in C e non in linguaggio binario.
Unix ha la grande peculiarità di essere versatile e non strettamente legato al computer: in altre parole, si tratta di un programma compatibile con un certo tipo di macchina e non solo con un singolo calcolatore. Ma si tratta di un software proprietario.
Intanto la comunità hacker, già operativa da tempo all’interno delle università americane, esce allo scoperto.Nello stesso anno, attraverso ARPAnet, vengono collegati per via telematica i quattro centri di ricerca informatica americani che si stavano sviluppando all’interno delle grandi unversità.

Durante gli anni ‘70 nasce l’impegno per cercare di creare computer più piccoli e maneggevoli, oltre che economicamente accessibili ad una più larga schiera di utenti. Microsoft realizza, stimolata da IBM, l’MS-DOS, il sistema operativo ancora oggi più diffuso al mondo.
Tra anni Ottanta e Novanta si diffondono nelle case i Personal Computer e, subito dopo, Internet. Inizia così la rivoluzione informatica e telematica, ovvero quella che probabilmente rimarrà nella storia dell’umanità come una delle più importanti rivoluzioni culturali per i cambiamenti radicali che apporterà al nostro modo di vivere, di pensare e di relazionarci con il resto del mondo. Intanto, hardware e software sono già all’interno di un circuito commerciale decisamente chiuso: poche, potenti case distribuiscono i loro prodotti in tutto il mondo.

Apple II, da molti considerato il primo personal computer prodotto su scala industriale (1977).
Immagine rilasciata sotto licenza GDFL.

In questo clima qualcuno comincia non solo a pensarla diversamente, ma anche a far sì che le cose cambino.
Richard Stallman, laureato in fisica, lavora dal 1971 al Laboratorio di Intelligenza Artificiale (AI Lab) del MIT. Ha l’abitudine di distribuire gratuitamente i programmi che crea incoraggiando i colleghi a migliorarli.
Di fronte alla forte commercializzazione di software e hardware in atto, e sempre sull’onda di quell’etica hacker che da sempre ha caratterizzato il suo lavoro e la sua vita, Stallman decide di abbandonare il MIT per dedicarsi a progetti che considera più vicini alla propria filosofia. Primo fra tutti, il progetto GNU (acronimo ricorsivo che sta per Gnu’s Not Unix: “GNU non è Unix”), ovvero un nuovo sistema operativo non vincolato da copyright, risultato della collaborazione tra migliaia di persone coordinate dalla Free Software Foundation (la fondazione senza fini di lucro creata appositamente da Stallman per la gestione del progetto e la raccolta di fondi).
Nonostante gli sforzi, il progetto GNU inizia ad ingranare solamente con l’inizio della diffusione massiccia di Internet tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, e diventerà lo strumento principale per la ricostituzione della comunità hacker che si era quasi completamente dissolta all’epoca in cui molti dei suoi membri avevano lasciato l’ambiente universitario ed erano stati “assoldati” dall’industria del software proprietario. Un sistema operativo è qualcosa di estremamente complesso da creare, perchè è anche l’nsieme di numerosi programmi come editor di testo, assemblatori, debugger, interpreti di linguaggi, software per la posta eccetera. Stallman, in questo immenso lavoro, si serve di programmi liberi già esistenti o di parti di essi, sia per scrivere GNU sia per accorporarli all’intero sistema: alla fine, GNU è formato anche da materiale non GNU, sviluppato da altre comunità ma utilizzabile e adatto allo scopo finale perchè libero.
Stallman crea anche un particolare tipo di licenze alternativo al copyright e chiamato appunto copyleft, con il quale il codice sorgente del software si mantiene aperto per sempre: infatti la licenza copyleft costringeva chi apportava modifiche all’originale a rilasciare il nuovo prodotto sotto la stessa licenza. La parola “copyleft” viene vista la prima volta da Stallman sulla busta di una lettera indirizzatagli da Don Hopkins nel 1984 o 1985; la frase intera diceva: “Copyleft: tutti i diritti rovesciati” (“Copyleft: all rights reversed”, per canzonare la classica dicitura che recita invece “Copyright: all rights reserved”, ovvero “Copyright: tutti i diritti riservati”).

La svolta nel progetto avviene quando, nel 1991, con un kit di software della Free Software Foundation, Linus Torvalds crea Linux, il kernel per GNU, senza il quale il sistema operativo GNU avrebbe dovuto appoggiarsi ad una piattaforma di software proprietario di tipo UNIX, rendendo così vani gli sforzi di indipendenza del progetto. Il prodotto finale (ovvero il sistema operativo libero GNU che utilizza il kernel libero Linux) ha come nome GNU/Linux.

Linus Torvalds.
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