Izquierda de copia - nuovi sensi del possesso nell'era digitale/2.0 Copyleft: spiegazioni e usi/2.4 L'uso del copyleft nell'editoria di testi scritti/2.4.1 L'editoria scientifica e didattica

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2.4.1 L'editoria scientifica e didattica

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L’utilizzo delle licenze di tipo copyleft nei campi della didattica e della ricerca scientifica moltiplica le possibilità di diffusione della cultura.L’idea di poter leggere il codice sorgente di un software nasce proprio per dare la possibilità di apportare modifiche e migliorie al software stesso, promuovendo la collaborazione e il libero scambio di idee. Lo stesso accade nell’ambiente scientifico e accademico: porre un copyright restrittivo su ricerche e studi significherebbe mettere un freno allo sviluppo.Le licenze copyleft sono utili anche quando vengono applicate a materiali didattici come ad esempio le slide utilizzate durante le lezioni in aula, i testi dei programmi, i commentari ed in generale tutta la produzione indipendente frutto del lavoro dei singoli insegnanti, perchè evitano che altri professori debbano riscrivere l’intero testo per non violarne il copyright. Si tratta infatti di materiale che solitamente perde la propria utilità nel corso di un anno accademico o due.

Nella pratica, le licenze copyleft antepongono l’interesse pubblico e culturale ad un altro più strettamento privato e, soprattutto, economico.
Creative Commons dedica una parte del proprio tempo e spazio alla condivisione del sapere scientifico attraverso il progetto ScienceCommons, nato nel gennaio 2005.
ScienceCommons parte dal presupposto che lo sviluppo scientifico dipende anche dall’accesso alle informazioni e agli studi fatti precedentemente, dall’apertura e dalla condivisione delle banche dati, dallo scambio di risultati e dal dibattito aperto.Per questo si impegna a facilitare l’accesso e l’utilizzo di pubblicazioni scientifiche e dati a scienziati, studiosi, laboratori, università e industrie.