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Ambiguità

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Norme e pratiche Ringraziamenti

Matei e Dobrescu [2006] sottolineano come l’ambiguità sia lo strumento con cui i wikipediani ricorrono all’appianamento dei conflitti. Più una linea guida è contestata, più si fa confusa inglobando le diverse posizioni. Richard Sennett [2006, 40-42] «intervistando i lavoratori occasionali» con contratto a termine negli Stati Uniti ha osservato che «chi ha successo in un simile contesto ha un’alta tolleranza per l’ambiguità», una grande capacità di adattamento per affrontare «situazioni maldefinite» in una «infrastruttura dell’azienda» assai meno chiara della piramide dell’azienda fordista dove «si è ricompensati in quanto titolari di un ufficio». Nel paradigma del "nuovo capitalismo", le relazioni interpersonali acquistano sì nuova importanza, come predicano i «profeti della nuova era», ma «questa sensibilità verso gli altri può generare paura e porta fin troppo spesso alla paranoia istituzionale» che si accompagna ad un nuovo tipo di centralizzazione aiutata dagli strumenti informatici. La dirigenza s’illude di «saperne abbastanza» e «di poter ordinare cambiamenti dall’alto» ignorando o addirittura troncando di netto la base della piramide da "riformare". Ai «livelli bassi nella gerarchia dell’impresa» vi sono però «le persone che dispongono della più ampia conoscenza istituzionale»: potrebbero accrescere il sapere istituzionale al pari dell’efficienza se affiancate dai nuovi strumenti informatici proposti dalla dirigenza, ma sono invece le prime ad essere licenziate.

Non è difficile ravvisare in Wikipedia ciò che Sennett trova nelle aziende flessibili: il passaggio da Nupedia a Wikipedia non è solo un cambiamento di strumento e di approccio, ma anche un appiattimento istituzionale: Jimmy Wales sacrifica il livello intermedio di revisori specialisti e lo stesso caporedattore Larry Sanger appena viene in possesso di uno strumento capace di renderli tecnicamente superflui. Come sottolinea Sennett riportando l’analisi di Claudio Ciborra sull’introduzione del software Lotus Notes 1 in quattro aziende differenti, i vantaggi da questo tipo di software collaborativi si ottengono quando non vengono introdotti in sostituzione dei livelli più bassi della gerarchia ma in loro supporto, lasciando controllo e adattamento del programma «agli utenti ordinari». «Tuttavia, — conclude Sennett — nella ristrutturazione delle organizzazioni si sta affermando la tendenza a limitare la possibilità di riconfigurazione e di riservare il controllo del programma ai gradi superiori» e ciò può portare ad una «eccessiva formalizzazione» [Sennett 2006, 35, 53-54].

Mentre nella transizione da Nupedia a Wikipedia l’ufficio dei revisori è stato sacrificato, alcuni livelli intermedi di Nupedia sono "slittati" nel gruppo indistinto di collaboratori di Wikipedia, portandosi dietro il proprio sapere istituzionale: Sanger [2005-04-19] li chiama «un nucleo di buoni scrittori [...] che capivano come dovesse sembrare un’enciclopedia» e li riconosce come massa critica fondamentale nell’avvio del progetto. In un secondo tempo Wikipedia ha iniziato a reggersi sulle gambe dei nuovi collaboratori, portando però ad un aumento di formalizzazione. Dalla manciata di princìpi cardine degli albori si è passati ad un corpus estesissimo di norme, tanto che è difficile (e non è neppure considerato) che un wikipediano possa leggerle tutte. Nel progetto italiano i meccanismi di voto per gli amministratori sono cambiati (aumento del quorum) mentre si è fatto più stretto il controllo sui cambiamenti recenti ed è aumentato lo sforzo necessario a tenere a bada lo spam e a controllare la liceità dei contenuti, tanto da rendere necessaria l’introduzione della figura di oversight, parziale arretramento rispetto alla rinuncia di un livello di controllo intermedio sottratto al consenso.

La comunità di wikipediani mutua per la scrittura delle voci enciclopediche l’etica hacker [Himanen 2001] degli sviluppatori di software libero, ma il controllo dell’infrastruttura tecnica e l’ultima parola sulla liceità dei contenuti spetta al management della fondazione, con criteri esterni alla comunità wiki. In questi ultimi due paragrafi affronterò le motivazioni che spingono i wikipediani a partecipare al progetto, e concluderò accennando alle due anime di Wikipedia, una accentratrice e l’altra decentrante, che sono finora riuscite a coesistervi.

Motivazioni

Per comprendere le motivazioni che spingono i wikipediani ad un lavoro volontario e non retribuito, è utile analizzare i commenti degli amministratori che hanno gettato la spugna. Frasi come «non mi diverto più» e «[t]orno [...] a limitare il mio ambito alle voci enciclopediche [...] l’ultima cosa che ancora dà qualche soddisfazione in queste lande» 2 negli addii (più o meno temporanei) degli amministratori dimissionari rivelano, seppur in forma di mancanza, che divertimento e soddisfazione sono i motivi principali che spingono i visitatori di Wikipedia a diventare wikipediani. Nel prologo de L’etica hacker, Linus Torvalds divide le motivazioni in tre categorie progressive, sopravvivenza, vita sociale e intrattenimento 3, e definisce l’hacker «una persona che è andata al di là dell’uso del computer per sopravvivere [...] e guarda piuttosto ai due stadi successivi». La partecipazione ad una comunità online di pari (vita sociale) e la dedizione al proprio intrattenimento creano così l’«effetto del network di Linux: tantissimi hacker che lavorano insieme perché a loro piace quello che stanno facendo» [Himanen 2001, 9-12]. Se nell’accezione più ampia, hacker è «un esperto o un appassionato di qualsiasi tipo» e la sua comunità «una meritocrazia basata sull’abilità», l’idealtipo wikipediano rientra nella definizione e ne condivide l’etica 4. Non si ferma all’uso degli strumenti sviluppati dalla comunità hacker, dal progetto GNU di Stallman al Web di Berners-Lee al kernel Linux di Torvalds fino ai wiki di Cunningham, non ne usa solo le licenze liberali come la Free Documentation License e le Creative Commons, ma mutua dalle rispettive comunità che si servono di quegli strumenti anche il modello di sviluppo in rete, i meccanismi motivazionali, l’etica del lavoro.

Pekka Himanen ha contrapposto all’etica protestante weberiana ciò che chiama etica hacker del lavoro: secondo Himanen, mentre la giornata lavorativa scandita dalla versione capitalista della Regola benedettina sarebbe rimasta intatta, l’economia informazionale avrebbe portato ad una nuova invasione del tempo libero da parte del lavoro, estendendo l’ottimizzazione del tempo lavorativo al tempo libero ma prefigurando intanto anche una «nuova forma di lavoro orientata alle mansioni» in cui «i programmi prefissati non sono a termine troppo breve» al contrario della «cultura della supervisione dell’orario di lavoro» che opprime il «ritmo creativo» necessario allo sviluppo di soluzioni originali [Himanen 2001, 37, 26-39]. «Wikipedia non opera a scadenze», conferma un articolo di opinione su Wikipedia 5: «[s]criverci — proseguono i wikipediani — presenta aspetti piacevoli [e] [s]i può scrivere quando si vuole (anche di notte), quanto si vuole (wikipedia, no limits), sull’argomento che in quel momento ci coinvolge maggiormente [...], con diversi livelli di impegno» 6.

La piacevolezza corrisponde all’intrattenimento, con cui Torvalds intende «gli scacchi [...] [l]a pittura [...] qualcosa di intrinsecamente interessante e stimolante». Come questa febbricitante ricerca di intrattenimento impegnativo e coinvolgente si concili con l’idea di tempo libero fu già intuito, in toni sibillini, da Marshall McLuhan: «[m]entre nell’era meccanica della frammentazione il tempo libero era assenza di lavoro, o puro ozio, nell’era elettrica [...] ci accorgiamo di riposare soprattutto quando siamo intensamente coinvolti, come del resto accadde sempre agli artisti, in tutti i tempi» [McLuhan 1964, 369]. L’ozio creativo assurge a necessità imprescindibile dal secondo scalino della Legge di Linus, la socialità vissuta come «bisogno di appartenenza, riconoscimento e amore» in cui «vogliamo anche essere riconosciuti per ciò che facciamo» [Himanen 2001, 46]. A conclusione della giornata in cui il wikipediano fa ciò che deve, si mette davanti al computer, si logga, ed inizia a fare ciò che vuole. A differenza dell’etica protestante, dove è la «gratificazione differita» a spingere il lavoratore nella "gabbia d’acciaio" della burocrazia e garantirne l’autodisciplina [Sennett 2006, 27-28, 58-59], l’ozio in forma di lavoro dell’hacker e del wikipediano si fonda sulla gratificazione immediata, l’autodisciplina sul controllo dei pari, presso cui si cerca riconoscimento. Dopo aver prostituito il suo lavoro al capitale (perché «con la reputazione non ci compri le pizze» 7) il wikipediano spegne la TV tayloristica della gratificazione differita e si getta nel prosuming culturale della gratificazione immediata: «Perché mi ci diverto? Batte la TV ogni giorno, secondo me» risponde a Rosenzweig [2006, *60~61] un appassionato di archeologia industriale che ha lasciato la scuola a sedici anni. «Sbloccare le potenzialità della creatività umana connettendo tutti fra loro?» sembra quasi replicare Moglen [1999] «[n]essuno seduto imbambolato di fronte alla mistura televisiva di violenza ed imminente copulazione, progettata attentamente per risvegliare l’interesse dei giovani occhi maschili in uno spot della birra? Che cosa succederà alla civiltà?».

Eric Raymond [1998] ha usato le metafore della cattedrale e del bazaar per descrivere due modi di produrre il software: il primo «realizzato come le cattedrali, attentamente lavorato a mano da singoli geni o piccole bande di maghi che lavoravano in splendido isolamento», il secondo fondato sul «diffondere le release presto e spesso, delegare ad altri tutto il possibile, essere aperti fino alla promiscuità». Raymond, collaboratore del progetto GNU già dagli anni Ottanta, pensava ci fosse «un punto critico di complessità al di sopra del quale si rendesse necessario un approccio centralizzato» allo sviluppo del software, ma le sue convinzioni furono smentite dal successo di Linux, di cui Raymond volle emularne il modello "a bazaar" nello sviluppo di fetchmail8, sintetizzando la sua esperienza in alcune «lezioni»: (1, 18) l’interesse appassionato di uno sviluppatore guida lo sviluppo del software; (2) riusa il codice già disponibile; (3, 12) impara facendo, poniti le giuste domande, «preparati a ricominciare almeno una volta» al cambio di prospettiva; (4-5) quando perdi interesse per un progetto, «l’ultimo tuo dovere è passarlo a un successore competente»; (6-7, 10-11) coinvolgi gli utenti come «co- sviluppatori», motivali aggiornando frequentemente il codice, riconoscine le idee; (8) «[d]ato un numero sufficiente di occhi, tutti i bug vengono a galla»; (9) la struttura è più importante del codice: mostrala; (13) "La perfezione (nel design) si ottiene non quando non c’è nient’altro da aggiungere, bensì quando non c’è più niente da togliere"9; (14) «uno strumento davvero ben fatto si presta ad utilizzi» impensati; (15) disturba il meno possibile il flusso dati; (16) usa un linguaggio univoco; (17) diffida dalle false sicurezze degli «pseudo-segreti» [Raymond 1998; cfr. anche Berra-Meo 2006, 149-153].

L’aggiornamento continuo delle revisioni per rispondere ai co-sviluppatori non è altro che la versione aggiornata del metodo bootstrapping usato da Engelbart [supra §1.2], svanendo nel software libero la divisione fra committente e sviluppatore mentre alla transazione subentra la relazione. Ma «[p]erché mai qualcuno scriverebbe software libero se non ne ricevesse un profitto»? Eben Moglen [1999] espone le due risposte più comuni all’interrogativo: «[l]a risposta sbagliata la troviamo nei numerosi riferimenti alla "cultura dello scambio di doni dei programmatori" [...] uso del gergo etnografico [...] fuorviante» perché «[i]l software libero [...] è un common [... senza] rituale di reciprocità» dato che la maggior parte degli utilizzatori non contribuisce allo sviluppo mentre la "cultura del dono" è basata sulla proprietà. La risposta corretta per metà, continua Moglen, è che il compenso in reputazione ottenuto dagli sviluppatori migliori le possibilità lavorative. La «risposta completa è semplicemente troppo semplice per essere riconosciuta come tale»: il programmatore Microsoft Vinod Vallopillil, nella sua analisi su Linux che sarebbe diventata nota come "Memorandum di Halloween" si sorprese a giocare con il codice sorgente di un client DHCP10: otteneva istantaneamente documentazione, vedeva i contributi altrui e vi apportava le sue modifiche, commentando che "[l]a sensazione era esilarante, come una droga" [ibid.]. Analogamente, i wikipediani sostengono che «concludere un buon intervento è appagante [...] [f]orse [...] esistono le wikiendorfine» 11. L’appagamento in sé è la motivazione, e a chi cerca motivazioni puramente economiche nello sviluppo di software libero, Moglen risponde che la creazione per semplice appagamento

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«è nella natura umana. È come chiedersi perché Figaro canta, perché Mozart compose la musica che lui canta, e perché tutti noi parliamo: Perché possiamo. Homo ludens, stringi la mano a Homo Faber. La condizione sociale di interconnessione globale che chiamiamo Internet rende possibile a tutti noi di essere creativi in modi nuovi e mai sognati. A meno che non lasciamo che la "proprietà" interferisca.»
(Moglen 1999)

Per Moglen, la proprietà non è più incentivo ma ostacolo alla creatività in un mondo interconnesso in cui «il software ha un costo marginale pari a zero [...] mentre i costi della coordinazione sociale sono stati ormai ridotti [... anche per] gruppi sociali su larga scala e molto variegati» senza limiti geografici [ibid.], esprimendo in una posizione più radicale ma compatibile con quella di Lessig riguardo alla perdita di efficacia di una legge sul copyright basata sulla copia dopo l’avvento di Internet [supra §2.2.2]. Se Raymond usa la dicotomia cattedrale e bazaar per lo sviluppo software, Himanen [2001, 44-45, 60-61] ne generalizza gli assunti affiancandovi l’Accademia di Platone, «prima comunità scientifica» nella quale «la conoscenza veniva condivisa liberamente», contrapposta al monastero benedettino in cui la curiosità era punita come un vizio e le ingerenze dei monaci sul governo del monastero non erano ammesse. Secondo questa interpretazione, gli sviluppatori di software libero sono una comunità di pari dedita al dibattito aperto, mentre gli sviluppatori di software tutti i diritti riservati vincolati al silenzio sulle informazioni aziendali dagli accordi di non divulgazione sarebbero più simili ad un ordine monacale intriso dell’etica protestante della gratificazione differita, e ancorati al primo gradino della Legge di Linus, il "guadagnarsi la pagnotta". Himanen [2001, 54-55] ci tiene a precisare che il comunismo scientifico dell’"accademia hacker" non è il comunismo statalista «modello di autorità centralizzata» che «abbiamo già visto non funzionare»: decentramento, antiautoritarismo e rifiuto della centralità del lavoro in favore della centralità del diletto sono le premesse del common del software libero. Accade lo stesso per il common enciclopedico di Wikipedia? In parte sì.

La comunità di wikipediani, come quella degli sviluppatori di software libero, è una minoranza di chi usufruisce dei contenuti di Wikipedia: a fronte di oltre dieci milioni di visitatori in un mese segnalati da Quantcast per i soli Stati Uniti [supra §3.3] i wikipediani che hanno scritto più di dieci volte su una voce dal 2001 ad oggi sono poco più di duecentomila, e quelli molto attivi nel mese di giugno 2006 erano sotto le diecimila unità [supra fig. 6]. Il coinvolgimento dei co-sviluppatori è paragonabile a quello descritto da Raymond, così come rimane valido l’invito ad imparare facendo, risolvendo i problemi man mano che si presentano. La "lezione" numero 8 di Raymond è ripresa da Wikipedia, ed è già stata provata dagli scienziati che hanno scoperto che pubblicando anche su Internet i loro lavori «numerosi errori non rilevati alla pubblicazione originale sono stati trovati e corretti, aumentando così la qualità dell’informazione» nelle parole di David Lipman, direttore del National Center for Biotechnology Information12 , che quasi parafrasa Raymond [Neus 2001, 4]. Anche il ricambio dei collaboratori (lezioni 4 e 5) è parte della vita comunitaria in Wikipedia, tanto che un wikipediano può arrivare a dire che «wikipedia è una staffetta, ma senza un comune traguardo da tagliare [... in cui] io wikipediano passo il testimone e continuo comunque a correre»13.

Se come nota Rosenzweig [2006, *78~79] è vero che esiste un comitato che decide cosa includere nella release ufficiale del kernel Linux, e ciò eleva le barriere all’ingresso nelle fila degli sviluppatori di software libero rispetto ai collaboratori di Wikipedia, è anche vero che gli amministratori di Wikipedia sono simili alle «figure-guida [...] il cui compito è quello di aiutare a determinare la direzione e a sostenere la creatività delle altre persone» nei progetti di software libero, e similmente ad essi l’amministratore di Wikipedia «mantiene le sue posizioni solo finché le sue scelte corrispondono alle scelte mediate dell’intera comunità» [Himanen 2001, 62], tradotto in Wikipedia nel principio del consenso <w:it:Wikipedia:Consenso>.

Le divergenze e le contraddizioni fra il modello bazaar / accademia del software libero e quello di Wikipedia iniziano quando si considerano due aspetti: il più ovvio è che scrivere una voce enciclopedica è diverso da scrivere un programma informatico: il linguaggio naturale non può essere univoco come i linguaggi di programmazione, e la qualità di una voce non è valutabile in base ai criteri di efficienza usati per un programma informatico (ad es. spreca più RAM del dovuto, si blocca quando tento di fare una data azione ecc.), oggettivamente riscontrabili e correggibili. Come proponeva Stallman per GNUpedia, nel caso dell’enciclopedia l’unico modo per valutare una voce è che uno specialista ne approvi una certa revisione, certificando che è priva di errori. Supportata dalla pubblicità dell’identità dello sviluppatore, il controllo avviene a monte nel caso del software libero, a valle in Wikipedia: prima modifichi, poi controlliamo e (in rari casi) uno specialista approverà il lavoro14. Rispetto ad un linguaggio di programmazione tipo il C, a Wikipedia manca anche quel livello di controllo formale che è la compilazione, il processo che fa diventare il codice di programmazione ad alto livello un codice oggetto (chiamato anche binario o eseguibile), comprensibile alla macchina. Se non rispetta una serie di convenzioni, il codice non passerà la compilazione. In Wikipedia non esiste un codice oggetto di una singola voce enciclopedica, visitatori e collaboratori fruiscono il medesimo testo nella variante HTML (interpretato dai browser) per la visualizzazione e wikitext per la modifica. La mancanza di controlli preventivi alle modifiche nel wiki annulla l’attesa per la pubblicazione mentre la tecnologia Web azzera l’attesa per la visualizzazione. Similmente ai compilatori, MediaWiki divide i commenti (le pagine di discussione e l’oggetto delle modifiche) dal testo della voce vera e propria. Wikipedia però non dispone di una strutturazione rigida dei contenuti sebbene diversi progetti adottino un formato comune per alcune voci (ad es. i film nel Progetto Cinema) concordando titoli dei capitoli e tabelle di descrizione (template sinottici) senza impedire inserimenti difformi. Una nuova voce o modifica non conforme sarà così wikificata, ossia adattata alle convenzioni del progetto, dopo l’inserimento.

La seconda differenza fra software libero e voce enciclopedica riguarda il tipo di specializzazione necessaria per collaborare. Nello sviluppo di un driver Linux per schede Ethernet, ad esempio, è scontato che chi ci metterà le mani conosca sia l’hardware per cui deve scrivere il codice e sia il linguaggio di programmazione. Se non conosco contemporaneamente sia l’uno che l’altro, difficilmente riuscirò a combinare qualcosa di utile, e sicuramente nessuno ammetterà il mio codice che impalla la macchina nella release ufficiale del driver. Su Wikipedia, invece, non serve né competenza sull’oggetto di studio né sulla terminologia di quel campo di studi. Se c’è qualcuno che ne sa più di te, modificherà la voce al posto tuo, ma intanto non è possibile sapere se ciò che viene letto "funzioni" o meno, e per questo sono importanti i meccanismi di approvazione che ancora tardano ad affermarsi su Wikipedia, blandamente sostituiti da selezioni di voci come la Vetrina.

L’enciclopedia flessibile

La rete Internet non è la prima rete di comunicazione ad aprire scenari di «democrazia industriale». Mattelart [2000, 201-203] identifica in Proudhon uno dei primi che videro nella rete ferroviaria non un mezzo di riscatto in sé, ma un «motore del mercato» la cui riappropriazione sociale avrebbe permesso di abbandonare il «feudalesimo industriale» della "bancocrazia" in favore della «"democrazia industriale", questa associazione di lavoro per il lavoro o "reciprocità universale" in cui tutti i lavoratori si sentono chiamati a lavorare gli uni per gli altri e non per un imprenditore che li paga e verifica il loro prodotto». «Proudhon — continua Mattelart — subordina il modello d’impianto della rete all’azione decentratrice del principio federativo e mutualista». Sennett [2006, 28, 35, 38-43] evidenzia come all’uso delle tecnologie internet nelle imprese si affianchi invece una «nuova forma di centralizzazione» che sostituisce alla «piramide weberiana» un’«organizzazione flessibile» dove «il lavoro non è fissato su determinate funzioni, ma è orientato ai compiti» e la produzione in linea tayloristica è sostituita da sviluppo e produzione non lineari. Il lavoro incentrato sulle mansioni descritto da Himanen per l’«etica hacker del lavoro» sarebbe già realtà nelle aziende high-tech studiate da Sennett, accompagnata da esternalizzazione, subappalto di funzioni e dall’eliminazione di «livelli gerarchici e ruoli all’interno dell’organizzazione» che causano l’«"appiattimento" delle istituzioni» (delayering). Wikipedia e i progetti di software libero rammentano molto da vicino questo modo di gestire organizzazione e ciclo produttivo, portando l’esternalizzazione alle sue estreme conseguenze: ai grigi ranghi mercenari delle aziende di software proprietario e delle case editrici si affianca una forza lavoro a costo zero, estremamente motivata, facilmente ricambiabile. Alla Wikimedia Foundation, ai cui progetti collaborano migliaia di persone, bastano meno di dieci fra dipendenti e interni per mandare avanti il proprio progetto enciclopedico 15. Il discorso che vale per gli sviluppatori di MediaWiki assunti dalla fondazione per sviluppare software libero non funziona per i wikipediani che scrivono le voci enciclopediche, tanto che non c’è neppure un caporedattore come lo fu Sanger per Nupedia e l’avvio di Wikipedia. Tutte le mansioni all’interno dell’azienda sono limitate allo sviluppo ed alla manutenzione del sistema tecnico, alla gestione dei fondi, al controllo della liceità dei contenuti su basi legali: tutto il resto è esternalizzato alla comunità di wikipediani, che non riceve alcun compenso economico. Sennett usa la metafora del lettore MP3 per descrivere la nuova organizzazione non sequenziale in cui la forza lavoro è «casualizzata»: all’interno di essa vi è «un libero accesso a tutti i dati, ma questa flessibilità è possibile solo perché il processore centrale [dell'istituzione] controlla tutto [... determinando] le condizioni quadro della competizione fra gruppi di lavoro» a cui è stato assegnato il medesimo compito. Se nel taylorismo, continua Sennett, ciò era causa di inefficienza («il lavoro viene fatto più volte»), nel «nuovo pensiero flessibile l’importante è trovare le soluzioni migliori nel minor tempo possibile»: i rapidi rilasci delle versioni di software libero che sollecitava Raymond e l’immediata pubblicazione delle modifiche del modello wiki non sono altro che applicazioni di questo "pensiero flessibile". Alla luce dell’analisi di Sennett, Wikipedia avrebbe così un saldo centro decisionale ed una periferia comunitaria ad assetto variabile, in cui «la mancanza di connessioni tra centro e periferia impedisce di credere, nella periferia, che una particolare persona o gruppo [...] sia realmente al comando al centro» [Sennett 2006, 46-47]. Il management della Wikimedia Foundation organizza gli eventi Wikimania insieme alle aziende informatiche, gira il mondo a tenere conferenze sul modello wiki, raccoglie fondi, appare alla CNN e tratta con le autorità di Pechino lo sblocco di Wikipedia. La comunità di wikipediani d’altra parte è prima vincolata alle decisioni del management e poi alle proprie regole interne, e se è vero che una minoranza si fa carico dei compiti di amministrazione, una minoranza ancora più esigua di collaboratori partecipa ai wikiraduni. La periferia di Wikipedia soffre di un’ulteriore frammentazione fra i rispettivi progetti in lingua che, avviati per riconoscere le specificità linguistiche, finiscono per moltiplicare i compiti di gestione e le appartenenze 16 portando a casi di conflitto fra progetti come quello di Wikimedia Commons [supra §2.3.3].

La coesistenza delle due anime di Wikipedia, una accentratrice e l’altra centrifuga, una manageriale e l’altra partecipativa, una transnazionale l’altra localistica è la scommessa su cui Wikipedia ha puntato la propria stessa sopravvivenza, e in confronto della quale l’aumento dello spam, le questioni di copyright e le dispute legali appaiono tutto sommato poca cosa. Ultima linea di difesa, le licenze liberali17 tuteleranno comunque la diffusione delle voci enciclopediche in caso di fallimento, frantumazione, diaspora o dissoluzione completa della comunità di wikipediani e della fondazione, se qualcuno vorrà raccoglierne l’eredità.


Note

  1. Un software collaborativo della IBM. Sito ufficiale <http://www.lotus.com/notes>. Il lavoro citato da Sennett è Claudio Ciborra, The Labyrinth of Information, Oxford 2002.
  2. Cfr. Red Devil 666, cit.; Utente:Snowdog, L’andazzo generale, cit.
  3. Il modello della "Legge di Linus" è simile alla gerarchia presentata da Abraham Maslow (Motivazione e personalità, 1954; Verso una psicologia dell’essere, 1962) ed alla formula H=F³ (felicità = cibo, divertimento e amici) descritta da Steve Wozniac nel 1986 [Himanen 2001, 46-47].
  4. Cfr. Himanen 2001, 5 e voce "Hacker" in Jargon File, <http://www.catb.org/~esr/jargon/html/H/hacker.html>, tr. mia. Qui, come Himanen, uso il termine hacker nel suo significato storico legato ai ricercatori del laboratorio di IA del MIT negli anni Sessanta, e non in quello sensazionalistico di criminale informatico, tra l’altro sempre più desueto. Per etica hacker cfr. anche <http://www.catb.org/~esr/jargon/html/H/hacker-ethic.html>.
  5. Gli essays non sono linee guida, ma sono scritte solitamente da uno o più wikipediani, spesso amministratori. Cfr. <w:en:Category:Wikipedia_essays>.
  6. Cfr. <w:en:Wikipedia:There_is_no_deadline>, tr. mia.; Wikipedia:Stampa, <http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Wikipedia:Stampa&oldid=5704884>, 2006-12-06.
  7. Rishab Aiyer Gosh, Cooking pot markets: an economic model for the trade in free goods and services on the Internet, "First Monday", 1998, <http://www.firstmonday.org/issues/issue3_3/ghosh/>, tr. mia.
  8. Un programma per ricevere e smistare posta elettronica. Cfr. <http://www.fetchmail.info/fetchmail-FAQ.html#G1>.
  9. Raymond cita Antoine de Saint-Exupéry [ibid.].
  10. Dynamic Host Configuration Protocol, un protocollo che si occupa di assegnare indirizzi IP alle macchine di una rete senza configurarle manualmente. Il DHCP è usato principalmente nelle reti locali (LAN) Ethernet.
  11. Cfr. Wikipedia:Stampa, cit.
  12. Il NCBI, alle dipendenze della Biblioteca Nazionale di Medicina (NLB) e del National Institutes of Health statunitensi, dal 1988 rende disponibili i dati della ricerca di base ivi svolta. Cfr. <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/>.
  13. Cfr. DoppiaQ in Impiccalo più in alto (discussione), <http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Wikipedia:Bar/Discussioni/Impiccalo_pi%C3%B9_in_alto%21&oldid=5763061>, 2006-12-08.
  14. In questo Nupedia era molto più vicina di Wikipedia al modello di sviluppo del software libero.
  15. Cfr. <http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Wikimedia_Foundation&oldid=93058661>, 2006-12-10. Oltre a Jimmy Wales e Danny Wool e l’avvocato Brad Patrick, la voce di Wikipedia sulla fondazione elenca all’8 ottobre 2006 tre programmatori, due hardware manager part-time, un amministratore di sistema, una segretaria, una contabile.
  16. Tanto che ad oggi non esiste un sistema di registrazione unificato, per cui bisogna registrarsi ogni volta a qualsiasi progetto in lingua o tematico cui si voglia collaborare.
  17. GNU FDL per i testi più le licenze Creative Commons per immagini e audiovisivi.