L'uomo delinquente/Parte settima/III

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Capitolo III. Differenze dei pazzi dai veri criminali

L'uomo delinquente/Parte settima/II L'uomo delinquente/Parte settima/IV IncludiIntestazione 12 maggio 2012 75% Criminologia

Capitolo III. Differenze dei pazzi dai veri criminali
Parte settima - II Parte settima - IV

1. Differenze somatiche e psichiche. - 2. Movente al crimine dei pazzi. - 3. Caratteri del delirio.


Se nelle grandi linee e in qualche singolo caso viene meno ogni differenza fra il pazzo e il reo-nato, tuttavia nella esplicazione pratica il più delle volte le differenze ci Sono e abbastanza salienti.

1. Caratteri somatici. — Nelle paranoie o monomanie primitive i caratteri somatici sono in genere negativi. Pochi malati hanno alterazioni craniche, il peso del corpo è normale, i più hanno gesti, posa, vestiario, corrispondenti al proprio de lino scrittura minuta, disposta verticalmente o obliquamente, con simboli speciali e sottolinea menti con frasi che spesso ripetono e a cui annettono uno speciale significato, per es., una « scottura », la « gotta superiore » (neologismi); scritti, anche quanto al contenuto, bizzarri, con stile stravagante. L’affettività non è, almeno in apparenza, alterata, però vi si nota un egoismo più o meno accentuato che li isola dal mondo e distrugge in loro a poco a poco antichi affetti; essi hanno tendenza all’isolamento, a vivere rinchiusi nel loro cerchio di idee, e si espandono soltanto negli scritti o in lunghe autobiografie. L’intelligenza, sia nelle manifestazioni deliranti, sia nelle normali, resta almeno formalmente buona.
Attività. — Mentre i delinquenti tendono all’ozio completo prima, dopo e durante la detenzione, ma se costretti sanno occuparsi in lavori praticamente utili, i pazzi hanno un’attività esagerata, l’attitudine a speciali lavori inutili; versi, giuochi di parole, disegni grotteschi, ritagliature di carta — ma sono incapaci di un lavoro fecondo e utile.
Socievolezza. — Mentre i delinquenti comuni tendono ad associarsi e a complottare, specie nelle carceri, essi preferiscono rimanere isolati, sono taciturni, sospettosi di tutto e di tutti.
Indifferenza alla pena. — Difficilmente i pazzi mostrano paura della pena, quasi mai tentano sottrarvisi colla fuga. Non si preoccupano di nascondere il delitto commesso, né di far sparire le prove del delitto: lasciano il veleno nella camera dell’avvelenato, fanno una firma evidentemente falsa, si fanno vedere in giro coll’oggetto rubato, agiscono davanti a testimoni, in pieno giorno, dimostrando un estremo furore nell’atto, e colpendo più persone, dimenticando le cose rubate. Compiuto il misfatto non solo non si arrabattono a dissimularlo ma confessano subito, ne parlano e qualche volta con piacere, dichiarando di sentirsi sollevati dopo averlo compiuto, di aver obbedito ad un ordine superiore, di aver compiuto un’azione meritoria. Richiesti se sono pazzi lo negano o lo ammettono solo più tardi, quando gli avvocati od i compagni di carcere li inducono a farlo. Ed anche in questo caso alla prima occasione cercano di persuadere altrui del contrario e fanno lunghe palinodie del proprio delitto e l’esagerano. Davanti al giudice ed alle Assise confessano spesso, il reato, non di rado, massime nelle mono manie impulsive, nelle epilessie, nell’alcoolismo, con frasi caratteristiche che accennano allo stato loro al momento dell’accesso criminoso. Rom. (monnomania impulsiva), che uccise con una coltellata un suo conoscente, aveva sentito « che il sangue gli era andato alla testa e la testa tutta una vampa ». Tizier dice che in campagna vedendo passare il vecchio da lui ucciso, « qualche cosa gli prese alla testa ». Molte volte si denuncio essi medesimi per i primi.
Antecedenti — I più, all’inverso dei comuni rei, prima del delitto erano perfettamente onesti.

2. Movente del crimine. — Ma la differenza capitale forse fra rei-nati e pazzi, sta nel movente al crimine, che nei pazzi non solo è sproporzionata ma il più delle, volte è assurdo, e molto più raramente che nei criminali dipendente da suscettività personali. Un padre amorosissimo sente una voce che gli Comanda di uccidere il suo figliuolo preferito, egli va a casa, lo fa vestire dei migliori suoi panni e poi freddamente gli tronca la testa. Una signora, ignara della floricoltura, erasi data a coltivare fiori sulla tomba del defunto marito; quando li vide intristire, pensò che i custodi li annaffiassero coll’acqua bollente e se ne volle vendicare prima rimproverandoli, poi ferendoli con un paio di forbici. Questi sventurati spesso non ragionano erroneamente innanzi di uccidere, e quando vibrano U colpo, eppure non sono spinti a ciò fare da alcuna passione, da alcuna causa, solo l'allucinazione, l’illusione a ciò li mena. Brierre de Boismoflt sopra 177 maniaci allucinati ed illusi, ne registrò 30 (16%) che furono trascinati a minacce di morte, percosse, ferite, omicidi, suicidi; sopra 248 melanconici con allucinazioni e illusioni, 144 (58%) tentarono e compirono il suicidio e 32 (21%) l’omicidio. Dei reati a cui spinge l’allucinazione il più frequente l’omicidio, il quale presenta, secondo Ferri, tre tipi:
1) l’omicidio a strage completa sotto il terrore di allucinazione e illusioni spaventose;
2) uccisione che deriva come conseguenza di una premessa allucinatoria delirante, soprattutto nel caso di mania di persecuzione;
3) omicidio per comando di una voce misteriosa. L’allucinazione di solito è visiva, qualche volta acustica, sono voci che parlano. Non mancano allucinazioni, per quanto più rare, per gli stupri e i furti.
L'allucinazione qualche volta è manifestata, altre volte è tenuta nascosta dalla vittima. Qualche volta il movente è una illusione, si immaginano che un amico, un passante, rida di loro, o si vendicano di torti immaginari. Qualche volta le illusioni hanno una lontana base di vero: R. è cacciato per non aver pagato una quota da una società di mutuo soccorso, si immagina che un compagno ne sia la causa e finisce per ferirlo.
Concezioni strane. — Talora l’impulso, a uccidere, a rubare, viene da concezioni strane, bizzarre, di cui non si capisce la ragione. Un monomane spara contro i carabinieri, credendo avere un’arma fatata perché fu toccata da Vittorio Emanuele I. Uno pretende di essere un discendente dei Savoia perché la madre si chiama Savoia e uccide uno che sembra dubitarne.
Moventi erotici. — Più frequenti sono i moventi erotici e ciò soprattutto nei furti di oggetti femminili, scarpe, cuffie, fazzoletti, che io credo si rileghi all’impressione grandissima che ha sull’uomo normale e anche più sul degenerato il primo impulso erotico. Così uno che ebbe il primo impulso erotico per una. donna che lo batteva e rimproverava, non può più godere l’amore se non ripetendo quella scena. Caratteristici e abbastanza frequenti sono i furti di scarpe da donna che hanno la stessa origine. Oltre ai furti, abbastanza frequenti sono i pungimenti erotici, le ferite. Molti non possono godere la donna se non conquistandola per forza col sangue.
Natura del delirio. — I monomani soffrono o di delirio metabolico, cioè vedono persone colla faccia d’un altro (gli infermieri ora sono ministri, ora li proteggono, ora spie e li perseguitano), o hanno delirio palignostico, vedono in tutti immagini di amici, di persone prima a loro note. Inoltre le idee deliranti possono rivestire carattere ipocondriaco, depressivo o espansivo, tutte combinantisi variamente fra loro; ma sempre nelle loro manifestazioni deliranti spicca la tendenza a far convergere tutto alla propria personalità morbosa; vedono un avviso in un’osteria, con ciò li si accusa di essere ubriachi; un prete che si credeva perseguitato vedendo, per es., all’Esposizione di Torino il cane da caccia di Vittorio Emanuele, credeva che fosse destinato a rimproverano, perché invece di fare il prete faceva il cacciatore. Hanno infine tendenza alla interpretazione mistica, ai simboli sessuali, hanno, dicono, polluzioni elettromagnetiche, ecc. Nei loro raziocini tentano dimostrare con finissimi argomenti la verità delle più assurde asserzioni, per es., d’essere re, imperatori, figli di Napoleone, ecc. Ma oltre che queste idee di grandezza non sono così mostruose come nella paralisi generale, essi non convengono poi, come fanno i paralitici, d’essere nel tempo stesso calzolai, ecc., ma sostengono recisamente la nuova personalità spiegandola con fatti ed avvenimenti probabili: «erano bastardi », « l’imperatrice è fuggita » « furono raccolti da colei che porta il nome di loro madre », « aveva nome Savoia, Maria Luigia, ecc. », mentre gli ambiziosi paralitici non sanno render conto delle loro strambe vanterie, né se ne curano. Questo delirio parziale, una volta che si è organizzato e sistematizzato, presenta una tenacia straordinaria; i malati ripetono automaticamente gli stessi atti, le stesse parole, tutta la personalità si conforma all’idea delirante predominante. Quasi mai la malattia termina nella demenza; qualche volta, le forme ambiziose nella paralisi generale progressiva.
Contegno. — In generale il monomaniaco ha un contegno passivo di difesa e resta tranquillo anche quando è colpito da allucinazioni dolorose o da idee di persecuzione; chiude le finestre, ad es, per non lasciare entrare il nemico, e in ciò si distingue dai maniaci e dai melanconici. Qualche volta però per intossicazione alcoolica, per calore o per freddo eccessivo, il morbo si acutizza in accessi in cui il malato commette atti assurdi e feroci. L’accesso passa rapidamente, ma lascia però peggiorato l’individuo.