L'uomo delinquente/Parte terza/V

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CAPITOLO V. Intelligenza e istruzione dei delinquenti

L'uomo delinquente/Parte terza/IV L'uomo delinquente/Parte terza/VI IncludiIntestazione 12 maggio 2012 75% Criminologia

CAPITOLO V. Intelligenza e istruzione dei delinquenti
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1. Pigrizia, leggerezza, imprevidenza, menzogna. — 2. Specializzazione dei delinquenti. — 3. Intelligenza, istruzione, letteratura.


Benché la lesione più importante dei delinquenti sia nel sentimento, pure, per quella correzione che passa fra tutte le funzioni, come fra tutte le parti del sistema nervoso, anche l'intelligenza presenta in essi notevoli anomalie. Se si potesse cavare una media della potenza intellettuale del delinquenti con quella sicurezza con cui s’ottiene quella della cubatura cranica, io credo che se ne avrebbero eguali risultati, cioè si troverebbe una media inferiore al normale. Non è già che quasi tutti siano di scarso intelletto, o pazzi, od imbecilli, ma in tutti, anche nei criminali di genio, v’è un lato per cui l'intelligenza difetta. Con ricerche psicometriche ho constatata la lentezza e il ritardo della percezione, e, quindi, sino ad un certo punto, del pensiero, ed una differenza tra il minimo ed il massimo della loro rapidità percettiva.
Pigrizia. — I più sentono venirsi meno l’energia della mente ad un lavoro continuato ed assiduo, e non vedono altro ideale se non l’assenza d’ogni lavoro — e già si è detto che i ladri francesi si chiamano tra loro pègres (pigri). Gli zingari, per quanto industriosi, sono sempre poveri, perché non lavorano se non quanto basta per non morire di fame. — «I ladri, scrive Vidocq, non sono atti ad alcun lavoro che richieda energia od assiduità. Non possono, non sanno far nulla fuori che rubare». La causa prima dei delitti di Lemaire fu infatti la pigrizia. La spingeva tant’oltre, diceva il suo maestro d’infanzia, da non voler alzarsi alla notte per soddisfare ai propri bisogni, e dormiva saporitamente tra le lordure. Né le punizioni inflettigli, né il disprezzo che gli dimostravano i compagni, bastarono a correggerlo. È forse per questo che quasi tutti i grandi criminali, anche quelli d’ingegno, come risulta dai processi, hanno fatta cattiva prova alle scuole.
Leggerezza di mente. Imprevidenza. — In Svizzera si calcolano al 40% i rei che delinquono per semplice leggerezza. E questa spiega la loro enorme imprevidenza per cui avviene che i ladri parlano dei loro delitti persino con persone della polizia. «I ladri, dice Vidocq, sono così stupidi, che non occorreva mettersi a fare il furbo con essi; molti, malgrado mi sapessero arnese di polizia, m’incappavano fra i piedi a raccontarmi i loro progetti». — Quando il brigante Mottino commise la grassazione Accatino, avendo trovato del pane e del pesce nella prima stanza, vi si arrestò a mangiare tranquillamente - senza pensare al pericolo. Un effetto della loro leggerezza mentale è anche la tendenza a difendersi ed a insistere con minuti dettagli sul modo con cui eseguirono il reato, i quali, infine, lo confermano, e non fanno che distrarre per poco l’attenzione dal punto principale. I più grandi delinquenti, se anche usano abilità grande nel preparare i delitti, non la sanno serbare più tardi, e finiscono ubbriacati dall’impunità, a perdere ogni prudenza e a tradirsi. — Bognoni uccide il fratello, si procura un alibi, ma si dimentica di lavarsi le macchie di sangue del proprio vestito, e lascia durante l’esecuzione del delitto acceso un lume, che avrebbe potuto menare le guardie od i vicini sulle sue traccie.
Cinismo. Vis comica. — Si aggiunge alla leggerezza l’esagerazione di quella tendenza allo scherno e all’umorismo, che è moralmente sempre sospetta — e che si rivela nel gergo e in tutte le loro risposte col mettere in ridicolo ed indicare con nomignoli burleschi le cose più serie: come birba, che in gergo significa l’elemosina, bucare uccidere, ecc. Bugie. — «Specialmente i ladri vi sono portati, e mentiscono, dice il Valentini, quasi inconsciamente, anche senza una vera intenzione d’ingannare, proprio senza scopo ». L’inesattezza, le contraddizioni e l’instabilità della loro attività intellettuale dipendono pure da codesta leggerezza: sono, come nei fanciulli, associate ad una minor precisione nella percezione e nella memoria, e si manifestano in continue contraddizioni tra i propositi e l’azione loro, o anche tra varie loro intenzioni.
Originalità e neofilia. — In contrasto all’uomo medio e in accordo con le anomalie progressive trovate nei criminali insieme alle regressive, essi hanno una curiosa tendenza all’originalità, per cui più presto abbracciano le idee nuove e i partiti avanzati.

2. Specializzazione dei delinquenti. — «Si dice dei malfattori celebri — scrive Lewis (Les causes célèbres de l’Angieterre, 1884) — che se avessero nel lavoro onesto impiegato la stessa intelligenza e perseveranza, che svilupparono nel delitto, sarebbero venuti in alto, ma ciò non è; costoro di rado hanno grandi talenti, e se ne hanno, non è nel delitto che li mettono in pratica. Da questo lato essi sono più furbi che abili, e le loro combinazioni sono, al più, solo ingegnose, e mancano di coerenza e tenacia. Appena tocco lo scopo immediato, che più spesso è una soddisfazione di un bisogno materiale, si accasciano fino a che nuovi appetiti li spingano a nuove imprese: e non è così che si fa fortuna». Molte volte pare straordinaria l’audacia di alcuni delinquenti, ma a ben guardarci cessa ogni meraviglia. Essi riescono bene in certe attività e mostrano un’abilità, che par straordinaria, nel compimento dei loro reati, perché ripetono spesso i medesimi atti. Non solo il ladro fa quasi sempre il ladro, ma i ladri stessi compiono poi particolari, e, fino a un certo punto, costanti sorta di furti, proprio come una specialità individuale. Così il Vidocq distingue ladri di stanze, che vi entrano per caso (cambrioleurs à la flan); ladri che preparano da lungo tempo il misfatto, affittando un appartamento vicino al luogo in cui si vuoi perpetrare il furto ed ostentando onesti costumi (nourrices); o ladri che vanno intesi prima coi portinai o si procurano false chiavi (caroubleurs), o finalmente persino ladri che entrano col pretesto di dare il buon giorno (cavalieri rampicanti). — E in Londra vi sono ladri di cani, di cavalli, ladri con effrazioni, ladri che usano i narcotici, che dormono negli alberghi per rubare i bagagli, ecc. Questi specialisti del delitto hanno forse la loro psicologia specifica, che certo si intravvede nelle grandi categorie. Gli avvelenatori sono quasi tutti delle alte classi sociali e di non comune cultura, medici o chimici (v. Eziologia del delitto), di aspetto simpatico, socievoli, affascinatori, ipocriti e freddi; le loro vittime sono scelte fra i più cari congiunti. La sicurezza dell’impunità li spinge a colpire più persone ad un tempo, quasi senza ragione, come la Lamb, che, oltre al marito ed ai figli, avvelenò un’amica, colla quale non aveva alcuna relazione d’interesse. I pederasti, spesso anch’essi di grande cultura ed ingegno (impiegati, maestri), hanno, al contrario dei primi, uno strano bisogno di associarsi in molti al delitto, e di formare delle vere congreghe, in cui si riconoscono tra loro facilmente. Amano i lavori ed i vestiti femminei, e nel loro modo di concepire e di esprimersi entra in modo strano il romanticismo e il misticismo. I ladri sono appassionati, come le meretrici, per gli abiti a colori vistosi : giallo, rosso, bieu; per i ciondoli, le catenelle e persino per gli orecchini; sono i più ignoranti e i più credenzoni, tendono ad associarsi e vivono specialmente nelle città. I truffatori sono spesso bigotti ed ipocriti, con aria sdolcinata e vanitosa, spessissimo pazzi o simulatori della pazzia. Gli incendiari sono quasi tutti pazzi, religiosi, giovanissimi o vecchissimi. Gli assassini affettano costumi dolci, compassionevoli, aria calma cogli estranei, ma tra loro, audaci, arroganti e superbi dei propri delitti: sono poco dediti al vino, ma moltissimo al giuoco ed all’amore carnale. «L’ozioso e il vagabondo, scrive il Locatelli, è quasi sempre di umore ilare e lieto, per cui è il buffone prediletto dei ladri e degli assassini, nelle carceri ». Secondo Florian e Cavaglieri, «è piuttosto sobrio e di temperamento calmo, rifugge dagli alterchi clamorosi e soprattutto dalle risse e dal sangue ».

3. Quanto all’istruzione dei delinquenti, Marro ha notata una proporzione doppia a quella dei normali (6%) di criminali illetterati, e fra questi i rei contro le persone (20%) superano molto i rei contro la proprietà, fra cui figurano per scarsità d’illetterati i truffatori (1,7.7%). Un numero grande di essi aveva frequentato non solo le quattro classi elementari, ma il Corso tecnico (10), i Ginnasio (6), l’Istituto tecnico (7), il Liceo (5), i Corsi superiori (3).
Letteratura. — Come vi sono delinquenti istruiti, così vi è una letteratura vera e propria che emana direttamente dal carcerato, frutto dei lunghi ozi, nei quali si specchiano le sue mal frenate passioni. Vi prevalgono le vanitose autobiografie, le lamentazioni vivacissime, una grande leggerezza di concezione ed una scrupolosa cura di certi particolari minuti ed inutili; tutte però mostrano che anche i criminali possiedono, benché a scatti e ineguale, un senso estetico, che è in accordo colla loro neofilia.
Arte e industria nei delinquenti. — Mentre i delinquenti in carcere, come nella vita libera, rifuggono dai lavori d’obbligo od utili, si applicano invece ad altre occupazioni, spesso proibite. Ora si fabbricano strumenti che devono servire ad una futura evasione, ora modellano con mollica di pane e polvere di mattone o sapone delle figure di persone, oggetti, macchine, ecc. fanno anche dei pezzi di giuochi (domino, dama, carte da giuoco, ecc.) strumenti per stimoli osceni, o per comunicare con i con-detenuti, o finalmente armi per commettere vendette, ecc.; si danno talora ad occupazioni stranissime e vane, come addomesticare animali, topi, marmotte, uccelli e persino pulci (Lattes). Pagano, uno dei più feroci assassini di Buenos Ayres, teneva 4 topi a ciascuno dei quali aveva assegnato un nome. Alla, finestra egli aveva fatto una quantità di attrezzi ginnastici e una specie di teatrino ove i topi davano rappresentazione. i topi ballavano sulla corda, camminavano sulle due zampe davanti, facevano la ruota sul trapezio, tiravano l’acqua in appositi secchiellini, montavano lampioni, al comando della voce. Questa tendenza si lega, oltre che alla forzata solitudine, alla passione per gli animali, che vedemmo già nei pazzi morali e nei rei nati. Queste attività morbose e deviate, ma non di rado geniali, potrebbero utilizzarsi per una maggior diffusione dell’industria carceraria, con la quale la società potrebbe ripagarsi di questi che furono per lei veri flagelli. Negli Stati Uniti i detenuti sono impiegati a fabbricazione di macchine utensili per l’agricoltura, botti, barili, case, vetture, vagoni, articoli di segheria, di vestiario da uomo e da donna, scope, spazzole, tappeti, ecc. Eseguono inoltre lavori di giardinaggio, coltivano terreni, squadrano e spaccano pietre, confezionano reti da pesca, giuocattoli, ecc. Non c’è nessuna ragione perché anche da noi non si faccia fare a loro altrettanto.
Delinquenti di genio. — Non si può negare tuttavia che vi siano stati, qua e là, dei delinquenti cli vero genio, creatori, cioè, di nuove forme di delitti, veri inventori del male, ciò che concorda colla frequente originalità cui sopra accennammo. Certamente era uomo di genio il Vidocq, che riusciva ad evadere una ventina di volte, a far cadere nelle mani della giustizia parecchie centinaia di delinquenti, ed a tracciarci colle sue memorie una vera psicologia del delitto; e lo era quel Cagliostro, che rubava e truffava principi e re, e quasi si faceva passare per uomo ispirato da un profeta. — Un genio speciale avevano pure Norcino e Pietrotto, che nessun carcere di Toscana poté ritenere più d’un mese, perché ne fuggivano dopo averne preavvisato i loro custodi; e quel Dubox, che non solo riuscì, dopo una condanna a morte, ad evadere, ma a trarre di carcere anche la ganza. — Il preteso Pontis di Sant’Elena, o Cognard che fosse, dopo aver ucciso il vero suo omonimo, ne rappresentò la parte per modo, che i parenti stessi, i Generali e i Ministri ne furono ingannati, e fu nominato colonnello e coperto di onori, e sarebbe morto maresciallo se non lo riconosceva un collega di bagno. — Lacenaire inventò il ricatto pederastico ed un nuovo metodo di pugnalazione col tirepoint; — era poeta e pieno di spirito. Al giudice, che voleva provargli dei falsi: «Mi sembrate, disse, un chirurgo, che cerca dei calli a chi ha una gamba da amputare». Abbiamo anche poesie, canzoni, racconti, autobiografie piene di/sprazzi geniali scritte da delinquenti. Ma, in genere, anche questi delinquenti di genio mancano di previdenza, di costanza e di continuità nel lavoro psichico necessario per menare buon fine le loro opere infami; domina sempre anche in loro la caratteristica leggerezza, ed hanno, in realtà, anch’essi più furberia (come i selvaggi) e più spirito che non ingegno. Le produzioni letterarie dei pazzi arieggiano qualche volta quelle dei delinquenti, ma le sorpassano spesso per un’eloquenza calda e appassionata e per una maggior originalità nelle forme e nella idea, come dimostrai nell’Uomo di genio.