La gente di spirito/Atto secondo/Scena nona

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Atto secondo

Scena nona

../Scena ottava ../Scena decima IncludiIntestazione 11 aprile 2011 75% Teatro

Atto secondo - Scena ottava Atto secondo - Scena decima

Lucia, poi Ernesto.


Lucia

rimane alcuni istanti guardandogli dietro senza dir parola. Ha gli occhi pieni di lagrime.

Di tutti! Di tutti! Come deve soffrire, per dir di queste cose a me. Di tutti!
Ernesto

entrando, fra sé.

Sola! (Avvicinandosi). Signorina Lucia...
Lucia

alza gli occhi e saluta.

Ernesto

vistile gli occhi rossi.

Di nuovo? Questa mattina lei aveva pianto... glieli ho veduti io stesso, gli occhi rossi... ed ora piange... perché?
Lucia
Signor avvocato!
Ernesto
Dia retta! Mi pigli nel buon momento dacché ci sono. Non è una curiosità volgare la mia. Che cos'è che la fa piangere? Creda pure che quando io, avvocato Ernesto Panfini, le parlo così alla mano come ora faccio, è segno che vale la pena di aver fiducia in me. Perché mi avviene rare volte di parlare a questo modo. Lei continua a tacere? Lei diffida di me? È naturale... Dimmi con chi pratichi, e ti dirò chi sei.
Lucia
Perché viene a dirmi di simili cose, a me?
Ernesto
Sa lei che cos'è la gente di spirito? Ho pagato caro per conoscerla. Mi guardi... eccogliene una mostra. Ma sono un novizio, io... e ho trentotto anni. Locché vuol dire che non ci ero nato.
La gente di spirito! S' immagini dei disgraziati a cui s' im-ponesse per pena di ridere sempre, a qualunque costo. Uno strano supplizio, non è vero? E chi lo avesse inventato, lo si direbbe un Caligola. Ebbene, ve ne ha di quelli che ci si sottopongono di propria volontà... e li chiamano uomini di spirito, quelli. Da principio il riso è un'allegria, poi una abitudine e poi una contrazione; già non c'è nulla di serio al mondo. Ci si arruola per vanagloria, per puntiglio, per dispetto, ed i più per fannullaggine... come ho fatto io. Una volta arruolati, o scappate dopo poco, o ci siete invischiati per sempre. Allora vi legano al piede la catena dei motti, vi appaiano coi vostri commilitoni, e quello è il vostro mondo... e ad ogni momento serio, ad ogni commozione dell'animo, si ride, e allegri, e se vi imbattete per strada in qualche cosa che sia buono, largo, ingenuo, onesto, lo si atterra a furia di risate, e il pubblico grida bravo a chi ride, perché il pubblico è un babbeo, che si diverte anche lui.
Eccola la gente di spirito. E quelli sono i buoni! Pensare che i miei amici qui sono il cavalier Carlo, Fausto e Federico! Il primo uno strozzino, un briccone che vi sputa in faccia quella impudenza che lo difende. Fausto un poltrone, onesto per inerzia. Federico un ragazzaccio malnato che s'aggrappa al più forte o al più tristo, purché lo conduca... e fra questi, l'unico che ci compri tutti cento volte: Matteo... uno scemo... Eccola la mia vita! Ma in compenso... rido. Ho cominciato da giovane, tutti dicevano che nessuno mi passava in malizia... Quale motteggiatore! Gli uomini mi temevano, le donne mi incoraggivano, e mi sono addormentato lì, e ho continuato a ridere... finché la ganascia ci prese la piega a quella smorfia... ed ora, se avessi da piangere, lo farei smascellandomi dalle risa... che sarebbe un bell'arcobaleno! E pensare che a quest'ora avrei potuto essere un brav'uomo, e che sono un uomo di spirito...!
Lucia
Si può essere l'uno e l'altro.
Ernesto
No, il dovere è severo, e non va che per una strada. Ah sarebbe comodo! Tirar dritto, finché vi garba, a mordere di qua e di là; calpestare la verità quando non vi accomoda, farvi gli apostoli dell'ironia e del sarcasmo, e poi un bel giorno, per cambiar tono, passare nel campo dei retti! No, indietro: ridete! E poi, ho nociuto a me solo forse? Quante volte, con un motto, non avrò aperta una ferita, non avrò inasprita una piaga, e distrutta una credenza?... Matteo... quante volte non l'ho io tormentato... per vigliaccheria. Ma ora li pago tutti i miei debiti... e ad usura li pago. Se c'è qualcheduno al mondo che mi disprezzi più di quanto mi disprezzo io, sono qui per dirgli bravo!
Lucia
Signor Ernesto!
Ernesto
Perché le dico queste cose a lei? Mah! Chi lo sa? Perché mi viene, perché non ho pensato mai di poterle dire con altri, per indurla a farmi le sue confidenze, perché ho bisogno di gridarlo forte e che qualcheduno senta, che sono in. uggia a me stesso, che a trentotto anni mi trovo sbarrata ogni strada che non sia quella battuta finora, che sono fatto incapace di una commozione, che la vita non mi desta più interesse che il fumo del mio sigaro. Ho bisogno che qualcheduno senta, ma non rida, perché il mio allora sarebbe un ringhio... per Dio.
Lucia
Perché accanirsi contro di sé inutilmente? Lei può ricominciare a vivere.
Ernesto
Ne valgo io la pena? E poi gliel'ho detto, non conosco nulla che mi desti interesse al mondo.
Lucia
Eppure questo scontento è una prova.
Ernesto
Di che? Di scontento... Forse... ci ho pensato talvolta... se qualcheduno volesse... Sarebbe capace di volermi bene... lei?
Lucia
...No.
Ernesto
Non me lo manda a dire! Ebbene, senta... Un no di questa fatta non si dice che, o all'uomo che si disprezzi, o all'uomo che si stimi meglio di molti altri. Sento che lo disse a un uomo che stima. Grazie. Non le chiedevo nulla per il presente, e io stesso prima d'ora non ci pensavo nemmanco a una simile domanda. È finita. Avevo forse in fondo all'anima qualche cosa di buono e di intatto che voleva sprigionarsi... torni dov'era, se c'è stato finora... e colpa sua l'aver tardato tanto... Non ci si pensi più. Ora però mi dirà che cos'è che la fa triste.
Lucia
Nulla.
Ernesto
Davvero? Nulla?
Lucia
No.
Ernesto
Davvero?
Lucia
Dacché glielo dico!
Ernesto
Può darsi... si tenga le sue confidenze.
Lucia
No... gliene farò una, delle confidenze, e le additerò un primo scopo per vivere... gli altri verranno... C'è da fare del bene... no... non sorrida a quel modo... quel sorriso lo deve smettere per sempre. Ho bisogno di lei, del suo soccorso, contro i disegni di un... del cavalier Carlo.
Ernesto
Oh!
Lucia
Mia cugina è quasi promessa sposa col dottore Massimo, il quale è uomo degno di tutta la sua stima.
Ernesto
Lo credo.
Lucia
E temo che il cavaliere...
Ernesto
Giri attorno alla dote... ho capito.
Lucia
Non abbiamo che indizi vaghi...
Ernesto
Se c'è una bricconeria possibile, o l'ha fatta, o la farà. E poi anche io avevo dei sospetti... non m'ero fermato ancora sulla sua visuale... ma...
Lucia
Ebbene, il dottore, da solo, non può nulla contro di lui: gli si unisca. È una guerra d'imboscate... gli vada alleato... Avrà ottenuto di far due contenti, e una gran calma, sa, in quella convinzione! Avrà sventate le mire di un tristo... quel tanto di male che si rimbrotta lo avrà ricuperato, avrà trovato che vale la pena di vivere anche per gli altri, e... se l'idea di farmi cosa gradita a me lo può muovere... lo faccia anche un po' per amor mio... ho tanto bisogno di saperli fortunati.
Ernesto
Lei vuol bene a Massimo. Oh!

Lunga pausa.

Guardi... piango.
Lucia
Confido in lei...

Via.