La regola di san Benedetto/Prologo

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Prologo alla regola di S. Benedetto.

../ ../Capitolo 1 IncludiIntestazione 16 aprile 2010 100% Da definire

Prologo alla regola di S. Benedetto.
La regola di san Benedetto Capitolo 1
[p. 3 modifica]

PROLOGO


alla regola


DI S. BENEDETTO


Ascolta, figlio, i precetti del Maestro, e porgi le orecchie del tuo cuore, e ricevi di buon volere l’avvertimento del savio padre, ed efficacemente lo adempi; perchè con la fatica dell’obbedienza tu a Lui ritorni, da cui con inerzia della disobbedienza ti eri dilungato.

A te dunque ora si rivolge il mio parlare, chiunque tu sii che, rinunziando alle proprie voluttà, dai di piglio alle fortissime e lucide armi dell’obbedienza, per militare sotto il vero re Cristo Signore.

E primieramente, tu devi con instantissima orazione chiedere da Lui, [p. 4 modifica]che perfezioni qualsiasi bene tu incominci a fare; ond’Egli, che si è già degnato di contarci nel numero dei suoi figli, non debba un giorno sdegnarsi delle nostre malvage azioni. Epperò devesi così a Lui ubbidire sempre intorno al bene, che non solo da padre irato non diseredi un giorno i suoi figli, ma neanche da Signore terribile, sdegnato per i nostri peccati, condanni all’eterna pena i vilissimi schiavi, che non avranno voluto seguirlo alla gloria.

Sorgiamo dunque una volta, secondo che ci scuote la parola divina, dicendo: Ella è già ora di destarsi dal sonno. — E aperti i nostri occhi al lume di Dio, con le orecchie tese ascoltiamo checché ci avverta la voce divina tuttodì esclamante: Oggi, se udirete la voce di lui, non vogliate indurire i vostri cuori. — E altrove: Chi ha orecchie da udire, oda quello che lo Spirito Santo dice alle Chiese. — [p. 5 modifica]E che dice: Venite, o figliuoli, ascoltatemi: io v’insegnerò il timore di Dio. Correte, mentre che avete il lume della vita, perchè non vi colgano le tenebre della morte. — E cercando il Signore nella moltitudine del popolo a cui parla il suo operajo, in altro luogo dice: Chi è l’uomo che vuole la vita, e brama vedere i giorni buoni? — Che se tu udendo, rispondi: Son io; — Iddio ti dice: Se tu vuoi avere la vera e perpetua vita, ritieni la tua lingua dal male, e le tue labbra non si schiudano all’inganno: allontanati dal male, e opera il bene: cerca la pace, e seguila. E quando avrete fatto tai cose, i miei occhi saranno sopra di voi, e le mie orecchie le avrò intente alle vostre preci. E primachè m’invochiate, dirò: Eccomi, io son presto.

Che mai può essere a noi più dolce di questa voce del Signore che sì c’invita, fratelli carissimi? Ecco che il Signore nella sua bontà ci mostra [p. 6 modifica]la via della vita. Adunque, succinti i nostri lombi, con la fedele osservanza delle opere buone, dietro la guida dell’Evangelio, battiamo le strade di esso; affinchè meritiamo di vedere nel suo regno, Colui che ci ha chiamati. Nella sede del qual regno, a voler dimorare, se non che correndo nelle buone opere, non si perviene.

Ma interroghiamo il Signore, con le parole del profeta, e diciamogli: Signore, chi abiterà nel tuo tabernacolo, o chi si riposerà nel tuo santo monte? — Dopo questa interrogazione, ascoltiamo, o fratelli, il Signore che risponde, e che ci mostra la strada dello stesso tabernacolo, dicendo: Colui che cammina in integrità, ed opera la giustizia: Che parla la verità secondo il cuore; che non bramò inganni con la sua lingua: Che non fece male al suo prossimo; che non iscagliò ignominia contro al suo simile: Che respingendo dal suo cuore il maligno diavolo che in alcun modo [p. 7 modifica]lo tentava, e le insinuazioni di lui, lo ridusse ai niente, e tenne in non cale gl’inganni, e gl’infranse in Cristo: Coloro infine, che, temendo il Signore, non s’insuperbiscono della loro rettitudine; ma stimando questo stesso bene non venir loro dalle proprie forze ma da Dio, magnificano il Signore che opera in loro, dicendo quel del Profeta: Non a noi, o Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria. — Siccome anco l’Apostolo Paolo nulla riferiva a sè della sua predicazione, quando diceva: Gli è per la grazia di Dio che io son quel che sono. — E altrove il medesimo scrive: Chi si gloria, nel Signore si glorii. — E però il Redentore nell’Evangelio dice: Chi ode queste mie parole e le adempie, io lo rassomiglierò all’uomo sapiente, il quale edificò la sua casa sulla pietra. Irruppero i fiumi, soffiarono i venti, e infuriarono contro quella casa; ma essa non cadde, poiché era fondata [p. 8 modifica]sulla pietra. — A questo fine il Signore attende ogni dì che noi corrispondiamo coi nostri fatti a cotali suoi santi avvertimenti.

Perciò, ad emenda dal male, sono a noi conceduti, siccome una tregua, i giorni di questa vita, dicendo l’Apostolo: Forsechè ignori, che la pazienza di Dio ti conduce a penitenza? Perocché il pietoso Signore dice: Io non voglio la morto del peccatore, ma ch’ei si converta e viva. — Avendo dunque noi, o fratelli, interrogato il Signore, circa l’abitatore del suo tabernacolo, abbiamo udito come si ottenga di abitarvi. Onde, se adempiamo il debito di esso abitatore, saremo eredi del regno dei cieli. Adunque convien disporre i cuori e le membra nostre alla milizia dei precetti della santa obbedienza; e pregare il Signore, che ci sia decretato l’ajuto della sua grazia, per ciò appunto, che la natura nostra non può tanto in noi. E se vogliamo, evitando [p. 9 modifica]le pene dell’inferno, pervenire alla vita perpetua, mentre che ancora è tempo, e siamo in questo corpo, e tutto ciò si può adempire per questa strada di luce; ei ci bisogna correre ed operare di presente, quel che a noi sarà spediente per l’eternità. Si ha dunque da stabilire la palestra del servizio divino: nel quale regolamento nulla speriamo imporre né di aspro, né di grave. Che se, dietro il dettame di ragionevole equità, ci terremo alcun poco ristretti, in ordine all’emenda dei vizii e alla conservazione della carità, non dar subito le spalle, come colto da paura, alla strada della salute; la quale non si può se non per angusto adito incominciare. Coll’andar poi della conversione e della fedeltà, con cuor largo e indescrivibile dolcezza di amore, si batte la strada dei comandamenti di Dio. Cosi non mai dipartendoci dal magistero di lui, perseverando nelle dottrine sue in monastero [p. 10 modifica]sino alla morte, parteciperemo per la pazienza ai patimenti di Cristo, e potremo meritare di essere consorti del suo regno.