La signora dalle camelie (teatro)/Atto III/Scena sesta

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Scena sesta

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SCENA SESTA


Margherita, poi Armando.


Margherita. Ed ora una lettera per Armando!... ma che gli dirò io?... Dio mio, perdonatemi il male che io gli arrecherò, ed a lui perdonate tutte le imprecazioni che scaglierà sul mio capo qnando conoscerà la sua sventura!... (scrive)

Armando. (che si è avvicinato a Margherita) Che fai tu, Margherita?

Margherita. (alzandosi) Armando?... nulla, amico mio!

Armando. Tu scrivevi?

Margherita. No... sì!...

Armando. Perchè questo tremito?... questo pallore?... a chi scrivevi tu?... Margherita, dammi questa lettera! [p. 65 modifica]

Margherita. Questa lettera era per te, o Armando, ma, per amor del cielo, non chiedermela in questo momento!

Armando. Io sperava che tu non avessi più alcun segreto per me, o Margherita!

Margherita. Se tu sapessi... Ma prima dimmi: quale fu l’esito della tua gita a Parigi?

Armando. Mio padre è arrivato.

Margherita. L’hai tu veduto?

Armando. No, ma ha lasciato per me una lettera al mio alloggio. Egli sa che io sono ad Auteuil, e in casa tua; può darsi che venga qui questa sera stessa. Avrà luogo fra noi una spiegazione, perchè Dio sa quante gliene avranno dette sul nostro conto; ma sono certo che quando ti vedrà e ti avrà conosciuta, egli pure sarà costretto ad amarti; in caso diverso poi, io sono libero, cercherò un impiego; mercè le mie aderenze e gli amici che ho in Parigi, mi sarà facile l’ottenerlo; allora non avrò più bisogno di lui.

Margherita. (Quanto mi ama!) Inimicarti con tuo padre. Armando! oh! ciò non va bene!... credi che possa venir qui? ebbene, io mi allontanerò per poco, affinchè non mi vegga subito: ma ritornerò presto e sarò vicino a te per darti coraggio. Io mi getterò ai suoi piedi e lo pregherò tanto, che egli non avrà la crudeltà di separarci.

Armando. Ma tu piangi, Margherita! tu m’inganni, poichè in mia assenza qui dev’essere successa qualche disgrazia! La tua mano trema... ti reggi appena sulle gambe... Margherita, rispondi dunque... rispondi...

Margherita. È nulla. Armando... tu t’inganni al certo...

Armando. Quella lettera!...

[p. 66 modifica]Margherita. Questa lettera contiene un segreto che io non posso svelarti; tu sai che vi sono delle cose che non si ha il coraggio di dirle nè di sentirle a leggere in nostra presenza. Questa lettera è una prova d’amore che io ti dava, o Armando... e te ne prego, non insistere di più... credi alle mie parole.

Armando. Conserva pure quella lettera, o Margherita; ormai quel segreto mi è palese. La signora Duvernoy m’ha tutto confessato, ed e per questo appunto che io sono andato a Parigi. M’è noto il sacrifizio che volevi farmi, e intanto che tu t’occupavi della nostra reciproca felicità, io pure non ho perduto il mio tempo... tutto è accomodato... Eccolo il segreto che tu non avevi il coraggio di confidarmi.

Margherita. Orbene, poichè sai tutto, lasciami partire.

Armando. Partire?

Margherita. Allontanarmi per lo meno. Tuo padre può giungere da un momento all’altro... io non sarò che a due passi da te, là nel giardino con Gustavo ed Erminia... aspetterò che tu stesso mi chiami; tu calmerai tuo padre, se mai è sdegnato, e poi metteremo ad esecuzione il nostro progetto. Noi non ci lasceremo più, vivremo sempre insieme come lo facciamo da tre mesi, e saremo felici, perchè tu sei felice, non è vero?... tu non hai nulla da rimproverare alla povera Margherita? Oh, ripetimelo, perchè ho bisogno di sentirlo dalle tue labbra. Se mai in quest’intervallo io ti avessi arrecato qualche dispiacere, ti giuro che l’ho fatto senza volerlo, perchè ti amo quanto non potrà mai amarti un’altra donna... e tu pure mi ami, non è vero?... e qualunque fosse la prova a cui io fossi [p. 67 modifica]soggetta, tu non m’avresti nè disprezzata, nè maledetta?

Armando. Ha perchè queste lagrime, Margherita?...

Margherita. Aveva bisogno di piangere un poco. Sarà una pazzia... ma ora tu lo vedi... sono tranquilla. Io vado a raggiungere Gustavo ed Erminia; qualunque cosa avvenga, ricordati che io sono là. (gli stende la mano, che esso bacia) Addio, Armando, addio. (esce).