Ladin! 2009/3

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Roland Bauer

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Profili dialettometrici veneto-bellunesi
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Roland Bauer


Profili dialettometrici veneto-bellunesi



1. Premessa tecnica e metodologica

La dialettometria (DM) è una disciplina quantitativa nata in Francia negli anni Settanta e sviluppatasi in Austria sin dagli anni Ottanta del secolo scorso11

La DM permette la classificazione dei dialetti tramite l’applicazione di tecniche tassometriche ben sperimentate, ampiamente affermate e molto diffuse in discipline scientifiche variegate (cf. ad es. la biometria, l’econometria, la psicometria, l’antropometria, la sociometria ecc.). Si tratta di raggruppare e di ordinare un dato numero di oggetti (nel nostro caso i dialetti) in classi (gruppi, famiglie dialettali) sulla base del possesso di qualità comuni (caratteri intralinguistici, i.e. fonetici, morfosintattici, lessicali). Uno dei perni dell’interesse dialettometrico sta nella scoperta di strutture ordinative e di regolarità spaziali (sia di superficie sia di profondità). Un ruolo molto importante incombe alle relazioni che intercorrono tra i dialetti, come ad es. reciproca similarità o distanza. In sede di DM, la similarità interdialettale è palesemente intesa come numero relativo dei caratteri linguistici condivisi da due dialetti. Più alto è il numero dei caratteri comuni, più alto sarà il valore di similarità interdialettale (e più bassa risulterà la distanza interdialettale complementare).

Come base di partenza, la DM usa, in genere, i materiali pubblicati negli atlanti linguistici. Per l’Italia nord-orientale (Lombardia, Trentino, Veneto) e per la Retoromania/ Ladinia (composta - in senso Ascoliano - dei Grigioni, della Ladinia dolomitica e del Friuli) disponiamo, sin dal 1998, della prima parte dell’Atlante linguistico ladino22

con quattro volumi cartografici e oltre 880 carte dialettali. La rete dell’ALD comprende 217 punti d’inchiesta, 66 dei quali si trovano nel Veneto, tra cui una quindicina di località collocate nella zona dell’Agordino, del Cadore e del Comelico. Tale territorio è incluso, come ben sappiamo, nell’anfizona peri-ladina Ascoliana «che va dal Gottardo alla Livenza»33 e che presenta anche una serie di tratti intralinguistici ritenuti tipici del gruppo ladino. Poiché le relazioni tra i tre tronconi della Ladinia e i loro rapporti con i dialetti limitrofi peri - e non - ladini stanno al centro dei nostri studi dialettometrici44 , ci proponiamo in questa sede di presentare alcuni risultati veneti, con speciale riguardo alla parte settentrionale della regione. I nostri profili dialettometrici si basano su un dettagliatissimo lavoro preliminare, i.e. sulla tassazione o sull’analisi qualitativa di (quasi) tutto l’ALD-I con oltre 4.000 singole interpretazioni cartografiche. Di conseguenza, il nostro corpus (ossia la matrice dei dati risultante da esso) contiene 884.400 informazioni nominali. Si tratta di 220 risposte tipizzate (una per ogni località) per ciascuna delle 4.020 cosiddette carte di lavoro5.5

Un passo molto determinante della DM consiste nella scelta di un’apposita misura di similarità (da applicare alle unità nominali contenute nella matrice dei dati), giacché tale misura rispecchia o riproduce il concetto di similarità linguistica che il dialettometra proietta sugli oggetti studiati (i dialetti). Generalmente usiamo il cosiddetto Indice Relativo d’Identità (IRIjk), che si basa su un’idea già riportata sopra e cioè, che la similarità tra due dialetti dipenda dal numero (relativo) dei caratteri che i due dialetti hanno in comune. Di conseguenza, i valori assunti dal nostro indice oscillano sempre tra 0 e 100 (%). IRIjk = 0 significa che due dialetti (j e k) confrontati non hanno nessun carattere in comune o che non c’è nessuna similarità tra di essi. Raggiungendo l’altro polo della scala dei valori potenziali, cioè IRIjk = 100, i due dialetti confrontati condividerebbero tutti i caratteri e risulterebbero dunque identici (similarità del 100%). Un passo altrettanto decisivo del lavoro dialettometrico riguarda la scelta di un adeguato algoritmo di raggruppamento dei dati tassometrici (risultanti dall’applicazione dell’indice di similarità di cui sopra) e la corrispondente visualizzazione dei risultati.

Per facilitare la corretta lettura (ed interpretazione) dei profili dialettometrici di similarità occorre tenere presente alcune premesse tecnico-metodologiche. Il messaggio iconico di tali profili (o carte) di similarità si basa sempre sui principi seguenti: 1. Come fondo-carta funge una rete poligonizzata secondo la cosiddetta geometria di Delaunay-Voronoi-Thiessen66 . 2. Per ogni carta di similarità si sceglie un cosiddetto punto di riferimento j che viene messo a confronto con i rimanenti punti della rete. Sui nostri profili di similarità il punto di riferimento è contrassegnato da una freccia (nera o rossa) e da un poligono bianco.

I poligoni che si riferiscono agli altri punti sono marcati a colori secondo la logica dello spettro solare (dell’arcobaleno). Ciò vuol dire che colori caldi stanno per similarità alte (valori oltre la media aritmetica), colori freddi invece per similarità basse (sotto la media).

3. L’assegnazione dei valori di similarità ad una classe (un colore) si esegue applicando un algoritmo di raggruppamento (intervallizzazione). In questa sede si opera con sei classi stabilite tramite l’applicazione dell’algoritmo MinMwMax che si orienta

al valore minimo (Min), alla media aritmetica (Mw) e al massimo (Max)7 . 4. Ogni carta di similarità è accompagnata da una legenda e da un istogramma. Ambedue informano sulla distribuzione dei valori di similarità nonché sulla frequenza n degli oggetti (dialetti) rientranti in ciascuna classe. La curva posta nell’istogramma si riferisce alla distribuzione normale o gaussiana dei valori di similarità.

2. Interpretazione di un profilo di similarità veneto settentrionale

Il primo profilo di similarità riguarda il dialetto di Belluno (punto-ALD n. 148), contrassegnato da un poligono bianco e da una freccia nera (vedi carta 1). L’estensione spaziale dei poligoni rossi, e cioè dei dialetti molto simili alla parlata di Belluno, copre gran parte del territorio linguistico del veneto settentrionale (province di Treviso, Feltre e Belluno), includendo anche il primierotto (punti 106-109) e la zona di transizione tra friulano e veneto (punti 212, 215, 216)8 . Tutti questi dialetti condividono tra l’84 ed il 91% dei caratteri linguistici con il punto di riferimento. Il valore massimo (91%) viene raggiunto nel confronto tra Belluno e Longarone (punto 144)9.

Osservando il territorio coperto dalla classe [5] (color arancione), che rappresenta dialetti con similarità tra il 78 ed l’84%, si nota che tale gruppo si espande soprattutto verso sud-ovest e che riguarda tutto il Trentino centrale e parte del Veneto centrale, un dato che sottolinea l’appartenenza del bellunese al macrosistema trentino-veneto. Partendo dal nostro punto di riferimento in direzione Nord e verso Est troviamo, invece, solo pochissimi dialetti affini (colorati in rosso e arancione) il che suggerisce il passaggio ad altri sistemi o sub-sistemi dialettali. Il lombardo (orientale e alpino) si presenta in maniera assai compatta con valori sotto la media aritmetica (classe [3], poligoni verdi). La stessa distanza (IRI148,k = 60-71%) è misurata nella Ladinia dolomitica meridionale (Fassa bassa, Livinallongo, Ampezzo), nel Comelico e in una parte del Friuli occidentale10. Dal lato inferiore della scala dei valori di similarità (classi [1] e [2], colorati in azzurro) s’incontrano gli antagonisti del dialetto bellunese con similarità notevolmente più basse, oscillanti tra il 40 ed il 60%. A questi gruppi appartengono, a parte due dei nostri punti artificiali (francese 7 Per i principi del raggruppamento dei valori di similarità in intervalli o classi cf. Bauer 2005, 351-352. 8 Per un confronto con la classificazione tradizionale (i.e. qualitativa) dei dialetti trentini e veneti cf. Zamboni (1988, 521-522) che propone un gruppo veneto nord-orientale (trevigiano-feltrino-bellunese) con inclusione del primierotto. 9 Si veda, sulla carta 1, il tratteggio bianco su fondo rosso. In senso metaforico, il dialetto più simile (Longarone) potrebbe essere chiamato il «simpaticone» del punto di riferimento (Belluno). Per l’introduzione dei termini «simpaticone» e «antipaticone» cf. Bauer 2003, 99. 10 Il fatto che lombardo, ladino, comelicano e/o friulano presentano le stesse distanze dal dialetto di Belluno non ci deve indurre alla conclusione che tali dialetti appartengano alla stessa classe linguistica o che siano affini tra di essi. Per stabilire queste relazioni occorrerebbe studiare dei profili di similarità con punti di riferimento posti in Lombardia, nella Ladinia, nel Comelico e/o nel Friuli. Cf. a questo proposito Bauer 2009, 205-334.

Carta 1: profilo di similarità del punto di riferimento ¾ 148, BELLUNO

Carta 2: profilo di similarità del punto di riferimento ¾ 141, CENCENIGHE, AGORDINO

standard e ladin dolomitan) 11, i tre tronconi della Ladinia Ascoliana con i Grigioni ad Ovest (Engadina e Val Monastero), la Ladinia dolomitica (soprattutto settentrionale) al centro (Badia, Gardena e Fassa alta) ed il Friuli (carnico) ad Est. Ciò significa che, dal punto di vista del dialetto di Belluno, ci sono, all’interno dell’intera rete di osservazione, due grandi sistemi, uno che assume un ruolo per così dire «amico» (grande similarità intralinguistica) l’altro di «nemico» (grande distanza intralinguistica). Il primo riguarda il macro-sistema trentino-veneto di maggioranza (92 parlate raggruppate nelle classi [5] e [6]) nel quale è integrato anche il bellunese stesso, il secondo invece è rappresentato dal gruppo ladino o retoromanzo di minoranza (37 dialetti delle classi [1] e [2]) con inclusione del francese standard.

3. Interpretazione di un profilo di similarità agordino

Spostando il nostro punto d’osservazione nell’Agordino, e concretamente a Cencenighe, entriamo nella zona (o nell’anfizona) di transizione tra veneto e ladino12. Alla domanda posta su come valutavano il proprio dialetto (i.e. quello di Cencenighe), gli informatori dell’ALD-I hanno risposto una volta «non ladino, piuttosto veneto», un’altra volta «dialetto veneto, un po’ ladino»13. Questa valutazione extralinguistica (e soggettiva) si rispecchia anche nel nostro profilo di similarità (basato su dati intralinguistici, quindi oggettivi). Vediamo, infatti, che le parlate più affini si concentrano in un piccolo nucleo dialettale agordino formato da soli sei punti, tutti quanti collocati nelle Valli Cordevole e Zoldo14 e che i dialetti leggermente più distanti, ma pur sempre molto simili15 si trovano, per la maggior parte, nella zona linguistica del veneto settentrionale e del trentino centrale (a Sud ovest e a Sud del punto di riferimento), ma anche, quantunque in minor misura, nel territorio del ladino dolomitico meridionale ovvero a Nord del punto di riferimento (punto ALD 93, Colle Santa Lucia, con l’inclusione dei punti 137, Selva di Cadore, e 138, Rocca Pietore).

Facendo riferimento alla distribuzione delle classi sotto e sopra la media aritmetica e alla loro collocazione nella rete d’osservazione, ben due altre tendenze spaziali della 11 Si vedano, sulla carta 1, i due cerchi azzurri posti all’esterno della rete poligonizzata. Tra francese e bellunese c’è una similarità (IRI148,888) del 41%, mentre l’affinità con il ladino standard (IRI148,777 = 49%) è più alta. Non va, però, dimenticato che anche nel caso del ladino standard più della metà dei (4.020) caratteri linguistici esaminati dimostrano coniazioni qualitative diverse. - Il valore di similarità più basso in assoluto è misurato a Brail (Engadina Alta), il cui dialetto (chiamato ladin d’Engiadin’Ota oppure putér < lat. púlte «polta», cf. Bauer 2002c, 232) condivide solo il 39% dei caratteri con la parlata di Belluno (si veda il tratteggio bianco su fondo azzurro). 12 Si veda la carta 2: punto di riferimento Cencenighe (no. ALD 141). Cf. anche Bauer 2009, 288-294. 13 Per un’ampia inchiesta metalinguistica sull’identità ladina o «neo»-ladina bellunese cf. Rührlinger 2005. Per un confronto tra dati soggettivi (consapevolezza metalinguistica dei parlanti circa le relazioni tra i dialetti) e oggettivi (ALD-I) cf. Goebl 2006. 14 Si veda, sulla carta 2, l’estensione dei poligoni rossi della classe [6] che rappresenta i dialetti con valori di similarità tra l’86 ed il 93%. Come «simpaticone» di Cencenighe appare il punto ALD 140, Falcade (IRI141,140 = 93,28%, si veda il tratteggio bianco su fondo rosso). 15 Si veda, sulla carta 2, l’estensione dei poligoni arancioni della classe [5] che rappresenta i dialetti con valori di similarità tra il 78 e l’85%.

Carta 3: profilo di similarità del punto di riferimento ¾ 133, POZZALE, CADORE

nostra carta di similarità ci suggeriscono che il dialetto agordino sia, tutto sommato, più affine al macro-sistema del veneto che non al ladino (brissino-tirolese)16 o al retoromanzo in genere.

La maggioranza dei 219 dialetti paragonati con la parlata di Cencenighe rientrano, infatti, nelle tre classi ([4], [5] e [6]) più alte (contenenti 138 punti, i.e. il 63%) con valori di similarità sopra la media, e queste tre classi (poligoni in giallo, arancione e rosso) coprono quasi esclusivamente il territorio (linguistico) trentino e veneto. Si noti anche il fatto che lo spazio complessivo occupato da queste tre classi è, grosso modo, identico a quello riscontrato nel profilo di Belluno (carta 1).

Le classi con valori di similarità sotto la media, i.e. i dialetti linguisticamente più distanti dall’agordino di Cencenighe (un terzo circa di tutti i dialetti presi in esame), sono invece formate dal lombardo orientale (poligoni verdi) e dai tre gruppi che costituiscono la famiglia del ladino/retoromanzo (poligoni verdi e soprattutto azzurri). Come antagonista (portatore del valore minimo di similarità) appare nuovamente l’engadinese di Brail (punto 8) con solo il 40% circa di coniazioni dialettali identiche al punto di riferimento17, il che evidenzia l’appartenenza delle due parlate (agordino/Cencenighe vs. engadinese/ Brail) a due geotipi linguistici opposti.

4. Interpretazione di un profilo di similarità cadorino

Con il terzo profilo di similarità ci spostiamo di qualche chilometro verso Nordest, precisamente a Pozzale, frazione appartenente al comune di Pieve di Cadore18. Nella letteratura manualistica romanza al dialetto cadorino viene, almeno per il passato, attribuita la funzione di ponte d’unione tra il friulano e il ladino dolomitico19. Di conseguenza, il Cadore rappresenterebbe una zona in cui uno strato veneto si sarebbe sostituito allo strato originale friulano20.

Tenendo conto dei risultati dialettometrici (risultanti dalla nostra carta di simi- 16 Il concetto della Ladinia brissino-tirolese (che comprende le Valli Badia, Gardena, Fassa, Livinallongo e Ampezzo) si basa su due fattori extralinguistici molto importanti per l’identità dei parlanti, e cioè l’appartenenza plurisecolare alla Contea del Tirolo (Austria asburgica) da un lato e alla diocesi di Sabiona-Bressanone dall’altro. Si veda anche la carta storica pubblicata regolarmente nei preliminari della rivista sudtirolese Ladinia. 17 Si veda, sulla carta 2, il tratteggio bianco su fondo azzurro. 18 Si veda la carta 3: punto di riferimento Pozzale (no. ALD 133). Cf. anche Bauer 2009, 294-295. Nella Carta dei dialetti d’Italia di G. B. Pellegrini (1977), la parlata di Pieve di Cadore è inclusa nel Cadorino centrale (cf. anche Croatto 1995, 111-112). Per l’Ascoli, il Cadore centrale fa parte dei «territorj nei quali confluiscono la favella ladina e la veneta» (1873, 399) con «avanzi ladini assai cospicui» (404). Secondo Majoni/Guglielmi Pieve di Cadore rientra, infine, nei comuni cadorini maggiormente venetizzati «dove però le frazioni più isolate (Pozzale soprattutto) presentano tratti di conservazione perfino sorprendenti» (2005, 14). 19 «Das Cadore-Tal nördlich von Belluno stellt das heute fehlende Bindeglied zwischen dem Friaulischen und dem Zentralladinischen dar» (Kristol 1998, 937). 20 Cf. Pellegrini 1972, 466-468. Zamboni (1984, 71) si esprime, a tal proposito, in maniera molto esplicita: «[…] i dialetti cadorini appaiono un complesso violentato, anzi doppiamente violentato, in quello che era il loro essere originario da una profonda compenetrazione di parlate ormai strutturalmente alquanto diverse».

larità), il territorio occupato dal dialetto agordino e dalle parlate molto affini ad esso sembra confermare questa tesi, nel senso che la configurazione cuneiforme dei poligoni appartenenti alle classi alte21 suggerisce una spinta del sistema veneto22 verso il Nordest, dove forma una specie di corridoio divisorio tra ladino e friulano. Sia detto tra parentesi che anche altri risultati dialettometrici, di cui non si può, per ovvie questioni di spazio, tener conto in questa sede, rafforzano l’impressione di cui sopra. Ci riferiamo ad innumerevoli carte di similarità (con punti di riferimento posti ad es. nei Grigioni, nel Primiero o nella provincia di Vicenza) che rendono tutti quanti l’idea che il Cadore rappresenti una zona di progressiva venetizzazione ossia di italianizzazione23. La stessa cosa vale per il messaggio iconico di una carta di correlazione in cui vengono messe a confronto le distanze chilometriche tra i nostri punti d’inchiesta da un lato e le distanze linguistiche dall’altro24. Tornando al profilo di Pozzale, specie alle classi con valori bassi di similarità (poligoni verdi e azzurri), notiamo paralleli con i due profili presentati sopra, quali ad es. il ruolo antagonista della famiglia retoromanza (con sempre l’engadinese di Brail come «antipaticone» del punto di riferimento) e del francese standard, ma anche divergenze come ad es. la compattazione del geotipo lombardo orientale che include, questa volta, anche le varietà del Trentino occidentale. Questo risultato corrisponde bene alle classificazioni qualitative tradizionali del lombardo che vedono nei dialetti lombardizzati delle Giudicarie e della Val Rendena una zona di transizione tra i dialetti lombardi e quelli trentino-veneti25. 5. Interpretazione di un profilo di similarità comelicano L’ultima introspezione dialettometrica riguarda un profilo comelicano di similarità26. La parlata locale del punto di riferimento (Casamazzagno, frazione del comune di Comelico Superiore) fa parte di un nucleo dialettale molto ristretto (si noti anche il valore massimo relativamente basso)27 che copre, almeno in parte, le zone cadorine già evidenziate nel profilo di Pozzale e che dimostra grandi affinità non solo con le varietà 21 Si veda, sulla carta 3, l’espansione complessiva dei poligoni arancioni e rossi (classi [5] e [6]) con valori di similarità tra il 75 ed il 90%. 22 Tale macro-sistema occupa sempre lo stesso spazio osservato sopra, includendo, ancora una volta, una parte della Ladinia dolomitica meridionale (no. ALD 92 Cortina d’Ampezzo, 93 Colle Sta. Lucia nonché i punti ladinizzanti «extra-tirolesi» 138 Rocca Pietore, 139 Laste e 137 Selva), cosa che si era già verificata (in misura minore) nel profilo di Cencenighe (carta 2), mentre nel profilo di Belluno (carta 1) l’intera Ladinia era rimasta esclusa dal sistema maggioritario (a causa dei valori di similarità collocati complessivamente sotto la media aritmetica). L’alta similarità intralinguistica tra il cadorino (di Pozzale) e l’ampezzano (IRI133,92 = 75%) va senz’altro letta come emanazione della storia extralinguistica comune (che durò fino all’inizio del Cinquecento). 23 «[…] l’asse del Piave è da sempre la porta d’ingresso per le novità linguistiche provenienti da sud» (Majoni/Guglielmi 2005, 14). 24 Cf. a questo proposito Bauer 2007, 68-75 e id. 2009, 143-148, 240, 334-335. 25 Cf. Lurati 1988, 493 e Bauer 2003, 103-112. 26 Si veda la carta 4: punto di riferimento Casamazzagno (no. ALD 130). Cf. anche Bauer 2009, 295-297. 27 Come «simpaticone» di Casamazzagno appare il dialetto di Costalta (no. ALD 129) con il 75% di coniazioni identiche, mentre nei profili precedenti il valore massimo superava sempre il 90%.

Carta 4: profilo di similarità del punto di riferimento ¾ 130, CASAMAZZAGNO, COMELICO 18 Sezion 1 • Articole Scientifiche di Ampezzo e di Colle, ma anche con il fodóm del Livinallongo (punti ALD 94 Larzonei, 95 Ornella, 96 Arabba). Per il resto possiamo rimandare a quanto detto sopra, e cioè alla netta polarizzazione tra un dominante macro-sistema trentino-veneto (nel quale è integrato, benché in periferia, anche il comelicano) e un sistema minoritario composto di varietà retoromanze (friulano carnico, ladino dolomitico settentrionale e fassano, romancio) e del galloromanzo (francese standard).

6. Conclusione

Oltre alle osservazioni classificatorie fatte sopra, tutti e quattro i profili rivelano due altri paralleli. Da un lato concordano nella posizione dei punti di riferimento di fronte all’italiano standard: in riferimento a tutta la rete d’osservazione, sia il veneto settentrionale di Belluno che le parlate di transizione tra ladino e veneto evidenziano una similarità sotto la media, rispetto all’italiano28, il che rappresenta una netta differenza dalla posizione delle parlate del veneto centrale (ad es. della provincia di Vicenza), molto più vicine allo standard29. Dando uno sguardo agli istogrammi dei quattro profili, dall’altro lato, notiamo: distribuzioni fortemente inclinate verso la destra con circa due terzi di tutti i valori di similarità sopra la media aritmetica30. Ciò sottolinea, ancora una volta, che le parlate delle località scelte come punti di riferimento fanno parte integrante del sistema dominante di tutta la rete. Per quel che riguarda la vicinanza al sistema ladino dolomitico delle parlate prese in esame, i valori di similarità ivi riscontrati non permettono l’inclusione del cadorino o del comelicano nel ladino, bensì la loro classificazione come dialetti peri-ladini fortemente venetizzati (quindi di transizione), la cui vicinanza al ladino diminuisce gradualmente sia in direzione Nord-Sud (Valle del Cordevole) sia in direzione Sudovest-Nordest (Valle del Piave), mentre aumenta l’elemento veneto. Molto affini al ladino si sono invece rivelati, anche alla luce dell’analisi quantitativa, i dialetti posti immediatamente a Sud del vecchio confine tirolese della Ladinia, e cioè quelli di Laste, Rocca Pietore e Selva di Cadore31.

Sia ancora una volta ricordato che tutti i risultati, ovvero le strutture spaziali di superficie e di profondità presentate in questo contributo derivano dall’analisi dapprima qualitativa (4.020 carte di lavoro) e successivamente quantitativa (dialettometrizzazione della matrice dei dati) del più grande corpus dialettale attualmente disponibile per l’area in questione (ALD-I). Di conseguenza, le nostre conclusioni classificatorie si basano esclusivamente su una grande massa di dati dialettali oggettivi e non vanno confuse con 28 Il nostro punto artificiale (no. 999), rappresentato da un cerchio posto a Sud della rete, rientra sempre nella classe [3] (color verde), collocata sotto la media aritmetica. 29 Cf. ad es. il profilo del punto ALD no. 172, Valli del Pasubio (Vi), pubblicato in Bauer 2003, 111. 30 In termini statistici la simmetria o l’asimmetria delle distribuzioni dei valori di similarità può essere espressa in un valore specifico, chiamato Coefficiente di Asimmetria di Fisher (CAF) che serve, a sua volta come base per la confezione di una carta sinottica, sulla quale emergono sia i nuclei dialettali (non ancora toccati dal cosiddetto compromesso linguistico) che le zone di transizione (cf. Bauer 2004, 223-227 e id. 2009, 137-139). 31 A proposito della ladinità dei paesi di cui sopra cf. Dell’Andrea 1996 e Pallabazzer 1993. le tradizionali geotipologie descrittive, esclusivamente qualitative e fondate, in genere, su un numero ristretto di fenomeni linguistici scelti ad hoc ai fini della classificazione32.7

Ciò non toglie che l’approccio quantitativo spesso conferma tali classificazioni basate su poche isoglosse, anche se in parecchi casi le stesse isoglosse e le conseguenti compartimentazioni linguistiche si rivelano fasulle33.8 Come si è cercato di esemplificare, i risultati dialettometrici vanno sempre spiegati, ovviamente, anche alla luce di fattori extra-linguistici e/o storico-linguistici e, qualora possibile, messi a confronto con le impressioni metalinguistiche soggettive dei parlanti.


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  • - Hans Goebl, «(Meta)Sprachliche Kon- und Divergenzen im Bereich der Sprachlandschaft Ladinien. Ein dialektometrischer Vergleich anhand subjektiver und objektiver Dialektdaten», in: Ladinia XXX (2006), 223-283.
  • - Andres M. Kristol, «Die historische Klassifikation der Romania III. Rätoromanisch», in: Günter Holtus/Michael Metzeltin/Christian Schmitt (a cura di), Lexikon der Romanistischen Linguistik (LRL), Band/Vol. VII: Kontakt, Migration und Kunstsprachen. Kontrastivität, Klassifikation und Typologie / Langues en contact, langues des migrants et langues artificielles. Analyses contrastives, classification et typologie des langues romanes, Tübingen 1998, 937-948.
  • - Ottavio Lurati, «Aree linguistiche III. Lombardia e Ticino», in: Günter Holtus/Michael Metzeltin/Christian Schmitt (a cura di), Lexikon der Romanistischen Linguistik (LRL), Band/Vol. IV: Italienisch, Korsisch, Sardisch / Italiano, Corso, Sardo, Tübingen 1988, 485-516.
  • - Ernesto Majoni/Luigi Guglielmi, Ladinia bellunese: storia, identità, lingua, cultura, Borca di Cadore 2005.
  • - Vito Pallabazzer, «La ladinità di Rocca Pietore dalle origini ai nostri giorni», in: Archivio per l’Alto Adige LXXXVII (1993), 303-314.
  • - Giovan Battista Pellegrini, Saggi sul ladino dolomitico e sul friulano, Bari 1972.
  • - Giovan Battista Pellegrini, Carta dei dialetti d’Italia, Pisa 1977.
  • - Brigitte Rührlinger, Il movimento «neo»ladino in provincia di Belluno. Aspetti soggettivi di un’identità linguistica e culturale, Colle Santa Lucia 2005.
  • - Jean Séguy, «La dialectométrie dans l’Atlas linguistique de la Gascogne», in: Revue de Linguistique Romane 37 (1973), 1-24.
  • - Laura Vanelli, «La ‘questione ladina’ e le varietà ladine del Veneto», in: Luciana Palla (a cura di), Le Minoranze del Veneto: Ladini, Cimbri e Germanofoni di Sappada, Cortina 1998, 15-28.
  • - Alberto Zamboni, «I dialetti cadorini», in: Giovan Battista Pellegrini/Sergio Sacco (a cura di), Il ladino bellunese, Belluno 1984, 45-83.
  • - Alberto Zamboni, «Aree linguistiche IV. a) Veneto», in: Günter Holtus/Michael Metzeltin/
  • - Christian Schmitt (a cura di), Lexikon der Romanistischen Linguistik (LRL), Band/Vol. IV: Italienisch, Korsisch, Sardisch / Italiano, Corso, Sardo, Tübingen 1988, 517-538.

  1. 1 Cf. Séguy 1973 e Goebl 1984.
  2. 2 Cf. ALD-I 1998.
  3. 3 Ascoli 1873, 536.
  4. 4 Per informazioni più dettagliate sul metodo dialettometrico e sulla sua applicazione all’Atlante linguistico ladino si rimanda a Bauer 2002b, 2003, 2005, 2007, in stampa b, c (contributi italiani) nonché a Bauer 2002a, 2002-2003, 2004, 2008, 2009, in stampa a (in tedesco). Si tratta di un programma di ricerca finanziato dal FWF austriaco (Fonds zur Förderung der wissenschaftlichen Forschung, «Fondo austriaco per la ricerca scientifica», progetto no. P14566-G01) e dall’Istitut ladin Micurà de Rü (San Martino in Badia), cf. <http://ald.sbg.ac.at/ald/alddm/>.
  5. 5 220 * 4.020 = 884.400. Il numero degli oggetti presi in considerazione per la classificazione dialettometrica è più alto del numero delle località esplorate per l’ALD. Ciò si spiega attraverso il fatto che, oltre ai 217 punti originali dell’ALD, la nostra rete dialettometrica comprende anche tre punti artificiali, dedicati all’italiano standard, al francese e al ladino (ladin dolomitan), e inseriti per poter misurare non solo le relazioni interdialettali ma anche le relazioni tra dialetto e lingua (lingue) standard. Sui profili di similarità, i punti artificiali saranno sempre rappresentati da cerchi posti all’esterno della rete d’osservazione, mentre i punti dialettali originali faranno parte di una rete poligonizzata.
  6. 6 Il procedimento di poligonizzazione è descritto in Bauer 2003, 98.
  7. 32 Rispetto ai dialetti della nostra zona, un esempio di un approccio esclusivamente qualitativo (senza ulteriori scopi classificatori, a quanto pare) si trova in Vanelli 1998 che afferma: «[…] il compito del linguista […] è […] di individuare varietà dialettali e di metterne in evidenza le originali caratteristiche linguistiche, indipendentemente dall’appartenenza a questo o a quel gruppo […]» (26-27).
  8. 33 Si rimanda ad es. al valore erroneamente attribuito al cosiddetto Murazzo o Murazzi fra Trento e Rovereto (con riferimento al confine settentrionale della Repubblica di Venezia nel Quattrocento), che dividerebbe il trentino centrale in due parti. Alla luce dell’analisi dialettometrica esaustiva tale barriera risulta un confine meramente «mitico» e quindi non più giustificabile (cf. Bauer 2003, 112-113).