Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori (1550)/Andrea Pisano

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
../Pietro Laurati

../Buonamico Buffalmacco IncludiIntestazione 31 agosto 2009 75% Biografie

Pietro Laurati Buonamico Buffalmacco

ANDREA PISANO

Scultore

Non fiorí mai per tempo nessuno l’arte della pittura, che gli scultori non facessino il loro esercizio con eccellenza. E di ciò ne sono testimonii molte cose a chi ben riguarda le opere di tutte le età sí come ci dimostra al presente nella sua Andrea Pisano. Il quale, esercitando la scultura nel tempo di Giotto, fece tanto miglioramento in tale arte che, e per pratica e per istudio, fu stimato in quella professione il maggior uomo che avessino avuto insino a’ tempi suoi i Toscani. Per il che da chiunque lo conobbe furono talmente onorate e premiate le opere sue, e massimo da’ Fiorentini, che non gli increbbe cambiar patria, parenti, facultati et amici, mostrando quell’animo valoroso che il piú delle volte suol mostrare ogni da bene artefice quando, lavorando continovamente, è aiutato dalla natura, dagli uomini, dalla pace e dal premio. A costui giovò molto quella difficultà che avevano avuta nella scultura i maestri che erano stati avanti a lui, perché avevano usato di fare le loro sculture sí rozze e sí dozzinali, che chi le vedeva a paragone di quelle di questo uomo aveva molto da lodarlo. E che quelle prime fussero goffe ne fanno fede alcune che sono sopra la porta di San Paulo di Firenze, nell’arco della porta principale de la detta chiesa, e nella chiesa di Ognisanti, dove sono alcune cose lavorate di pietra che senza dubbio muovono piú tosto gl’intelletti d’altrui a ridersi et a farsi beffe delle fatiche loro, che ad alcuna maraviglia di tal opere. E certamente l’arte della scultura si può molto meglio ritrovare quando si perdesse lo esser delle statue, avendo gli uomini il vivo et il naturale, che è tutto tondo come vuole ella, che non può l’arte della pittura, non essendo cosí presto o facile il ritrovare i be’ dintorni e la maniera buona per metterla in luce: le quali cose, nelle opere che fanno i pittori, arrecano maiestà, bellezza, grazia et ornamento.

Et ebbe Andrea nelle fatiche sue grandissimo vantaggio, essendo state condotte in Pisa mediante le molte vittorie che per mare con le lor galee e legni ebbero i Pisani, molte anticaglie e pili, che ancora sono intorno al Duomo et al Campo Santo che gli fecero tal lume certamente, che tale non lo potette avere Giotto da le opere di Cimabue e degli altri pittori, per non si esser conservate le pitture antiche tanto quanto la scultura. La quale, ancora che spesso sia destrutta da’ fuochi, da le rovine, dal furor delle guerre e sotterrata e transportata in diversi luoghi, spogliate le opere d’ogni bello artifizio, si riconosce nondimeno da chi intende la differenzia delle maniere di tutti i paesi, come per esempio la egizzia è sottile e lunga nelle figure, la greca è artifiziosa e di molto studio negli ignudi e le teste hanno quasi una aria medesima. E la antichissima de’ Toscani e de’ Romani è bella per l’arie, per le attitudini e moti, per gli ignudi e per i panni, che certo hanno cavato il bello di tutte queste provincie e, raccoltolo in una sola maniera, per farla apparire la piú divina di tutte le altre. Dove, spente queste arti, si adoperava nel tempo di Andrea quella che da’ Gotti e da’ Greci goffi era stata recata in Toscana. Et egli, considerato il nuovo disegno di Giotto e quelle poche anticaglie che gli erano note, assottigliò gran parte della grossezza di sí sciaurata maniera con il suo giudizio, e cominciò ad operare meglio et a dare molto maggiore bellezza alle cose sue, che non aveva fatto ancora nessuno altro in quella arte, insino a’ tempi suoi. Per il che, visto lo ingegno, la destrezza e la pratica, cominciò nella patria sua, ciò è in Pisa, ad essere aiutato da molti et a mettere in opera. Laonde fece a Santa Maria a Ponte alcune figurine di marmo di sua mano, le quali gli recarono tal nome ch’e’ fu ricerco e con grandissima instanzia e per non piccoli mezzi, di venire a lavorare in Firenze per la Opera di Santa Maria del Fiore, la quale aveva allora cominciata la fabbrica del campanile, et avevano carestia di maestri che facessino le storie che Giotto aveva disegnate, da mettersi nel principio di detta fabbrica. E cosí Andrea, pensando fare acquisto nella roba, sí come egli aveva fatto nella arte, si condusse a Firenze, e fece la porta di detto campanile con quelle figurette che sono in cima di quella, e di poi seguitò le istorie che ci sono intorno, però che quattro, che sono fra la chiesa e la torre del campanile, che si conoscono che non sono sue. Seguitò di fare di sopra, in certe mandorle, i sette Pianeti, le sette Opere della misericordia e le sette Scienzie tutte di marmo, ciò è con figurette piccole e di basso rilievo. Et acquistato grandemente piú fama e piú maestria, prese a fare da gli operai tre figure, che sono braccia 4, che andavano nel campanile nelle nicchie sotto le finestre; e finite, furon messe su da quella banda dove oggi stanno i Pupilli, ciò è verso mezzogiorno. Le quali gli feciono acquistare tanta grazia appresso degli operai, che e’ li diedero a fare due altre figure di marmo della medesima grandezza, che furono il Santo Stefano et il Santo Lorenzo che son posti nella facciata di Santa Maria del Fiore, in su le ultime cantonate della facciata. Le quali opere ciascuna di per sé e tutte insieme, feciono sí invaghire di quel suo lavorare quegli che governavano allora la città, che e’ fu fatto ragionamento, fra i consoli dell’Arte de’ Mercatanti, di fare al Tempio di San Giovanni le porte di bronzo, di una delle quali Giotto aveva fatto un disegno bellissimo. E cosí Andrea, preso animo, chiamato dalla signoria di Firenze, gli fu allogata detta porta per essere egli, fra tanti che avevano lavorato insino allora, tenuto di tutti il piú valente di giudicio, di sperienza e di pratica, non solo di quelli che si ritrovavano in Toscana, ma in tutta l’Italia. La quale opera lo dispose totalmente a la fatica, per acquistar fama et onore, conoscendo che quello era il piú degno et onorato lavoro che si potessi mai allogare ad artefice. E cosí gli fu la sorte propizia nel getto, che in termine di XXII anni condusse tale opera alla perfezzione che si vede.

E mentre lavorava questa porta, fece ancora il tabernacolo dello altare maggiore di San Giovanni, con duoi angeli che lo mettono in mezzo, che furono in quel tempo tenuti cosa bellissima. Ma, per tornare onde mi son partito, dico che in detta porta di bronzo sono storiette di basso rilievo, da la nascita e della vita sino alla morte di S. Giovanni Batista, le quali condusse egli felicemente con amore e con diligenzia a l’ultimo fine. E se bene pare a molti che in tali istorie non apparisca quel bel disegno e quella grande arte che si suol porre nelle figure, non merita però biasimo ma lode grandissima, per essere stato il primo e per aver avuto tale animo di avere condotta a perfezzione quella opera, che fu poi cagione che gl’altri che vennono dopo lui hanno fatto tutto quello di bello, di difficile e di buono, che nelle altre due porte e negli ornamenti di fuori al presente si veggono. Questa opera fu posta, per la sua somma bellezza, alla porta di mezzo di quel tempio, e vi stette insino a che Lorenzo Ghiberti fece quella che vi è al presente; et allora fu levata e posta di rincontro alla Misericordia, ciò è a mezzogiorno, dove ancora si truova. Meritò dunche Andrea, per le onorate fatiche di cotanti anni, non solamente premii grandissimi ma e la civilità ancora: perché fatto dalla Signoria cittadino fiorentino e’ gli furono dati uficii e magistrati in quella città; e le opere sue furono molto pregiate, mentre che e’ visse e dopo la morte ancora, non si trovando nessuno che lo passasse nello operare, sino al tempo di Niccolò Aretino e di Iacobo da la Quercia sanese e di Donatello e di Filippo di Ser Brunellesco e di Lorenzo Ghiberti, i quali condussono le sculture che e’ fecero di maniera che ei feciono conoscere a’ popoli in quanto errore egli erano stati insino a quel tempo, dimostrandosi costoro nelle fatiche loro piú perfetti e risuscitando quella vera virtú che era molti e molti anni stata nascosa e non ben conosciuta dall’intelletti degli uomini. E le dette opere di Andrea furono da lui lavorate circa gli anni MCCCXXXIX. Lasciò a la morte sua discepoli assai, fra’ quali fu Giovanni Pisano architetto che fece il disegno e la fabbrica del Campo Santo di Pisa et il campanile del Duomo; similmente Niccola Pisano che fece la fonte et il pergamo di San Giovanni, ad onore del quale Niccola furono intagliati questi versi:

ANNO MILLENO BIS CENTVM BISQVE TRIDENO
HOC OPVS INSIGNE SCVLPSIT NICOLA PISANVS.

Et altri discepoli ancora, de’ quali non accade fare memoria altrimenti, se non dire che e’ condussero infinite cose goffe nella facciata di Santa Maria del Fiore di Firenze, et a Pisa, a Vinegia, a Milano e per tutta Italia, ne fecero piú che molte. Di Andrea rimase Nino suo figliuolo, che attese alla scultura, et in Santa Maria Novella di Firenze, sotto il tramezzo, fece di marmo una Nostra Donna dentro a la porta, allato alla capella de’ Minerbetti. Costui sepelí Andrea suo padre in Santa Maria del Fiore l’anno MCCCXL, e gli fece nel sepolcro questo epitaffio:

INGENTI ANDREAS IACET HAC PISANVS IN VRNA
MARMORE QVI POTVIT SPIRANTES DVCERE VVLTVS
ET SIMVLACRA DEVM MEDIIS IMPONERE TEMPLIS
EX AERE EX AVRO CANDENTI ET PVLCRO ELEPHANTO.