Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori (1550)/Baccio da Monte Lupo

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Benedetto da Rovezzano Lorenzo di Credi

BACCIO DA MONTE LUPO

Scultore

Quanto manco pensano i popoli che gli straccurati delle stesse arti che e’ voglion fare, possino quelle già mai condurre ad alcuna perfezzione, tanto piú contra il giudizio di molti imparò Baccio da Monte Lupo l’arte della scultura.

E questo gli avvenne perché nella sua giovanezza sviato da’ piaceri quasi mai non istudiava; et ancora che da molti sgridato e sollecitato, nulla o poco stimava l’arte. Ma venuti gli anni della discrezione, i quali arrecano il senno seco, gli fecero subitamente conoscere quanto egli era lontano da la buona via. Per il che, vergognatosi da gli altri, che in tale arte gli passavano inanzi, con bonissimo animo si propose seguitare et osservare con ogni studio quello che con la infingardaggine sino allora aveva fuggito. Questo pensiero fu cagione ch’egli fece nella scultura que’ frutti, che la credenza di molti da lui piú non aspettava.

Diedesi dunque alla arte con tutte le forze sue et esercitandosi molto in quella, diventò eccellente e raro. Mostronne saggio in una opera di pietra forte lavorata di scarpello, in Fiorenza sul cantone del giardino appiccato col palazzo de’ Pucci; che fu l’arme di papa Leone X, dove son due fanciulli che reggono tale arme, con bella maniera e pratica condotti.

Fece uno Ercole per Pier Francesco de’ Medici, e fugli allogato per l’arte di porta Santa Maria una statua di San Giovanni Evangelista per farla di bronzo; la quale prima che avesse, ebbe assai contrarii, perché molti maestri fecero modelli a concorrenza. La quale figura fu posta poi sul canto di San Michele in Orto, dirimpetto all’ufficio.

Fu questa opera finita da lui con somma diligenzia. Dicesi che, quando egli ebbe fatto la figura di terra, chi vide l’ordine delle armadure e le forme fattele addosso, l’ebbe per cosa bellissima, considerando il bello ingegno di Baccio in tal cosa. E quegli che con tanta facilità la videro gettare, diedero a Baccio il titolo di avere con grandissima maestria saldissimamente fatto un bel getto.

Le quali fatiche durate in quel mestiero, nome di buono anzi di ottimo maestro gli diedero, et oggi piú che mai da tutti gli artefici è tenuta bellissima questa figura. Diedesi a lavorare di legno, intagliando crocifissi grandi quanto il vivo, perché infinito numero per Italia ne fece, e fra gli altri uno a’ frati di San Marco in Fiorenza sopra la porta del coro.

Questi tutti sono ripieni di bonissima grazia; ma pure ve ne sono alcuni molto piú perfetti de gli altri, come quello delle monache Murate di Fiorenza et in S. Pietro Maggiore un altro non manco lodato di quello. Et a’ monaci di Santa Fiora e Lucilla un altro che lo locarono sopra l’altar maggiore nella loro badia in Arezzo, che è tenuto molto piú bello de gli altri.

Nella venuta di Papa Leone in Fiorenza, fece Baccio alla badia di Fiorenza uno arco trionfale bellissimo di legno e di terra, e fece molte cose piccole che sono smarrite per Fiorenza per le case de’ cittadini.

Ma venutogli a noia lo stare a Fiorenza, trasferendosi a Lucca, lavorò molte opere di scultura e d’architettura in quella città, dove molto piú attese alle fabbriche che alle sculture. Et infra queste il bello e ben composto tempio di San Paolino, avvocato de’ Lucchesi, con buona e dotta intelligenza di dentro e di fuori ornato.

E dimorando continuo in quella città fino agli anni della età sua LXXVIII, finí il corso della vita, et in San Paolino predetto gli fu data onorata sepoltura da quegli ch’esso aveva onorato in vita.

Fu coetaneo di costui Agosto Milanese, scultore et intagliatore molto stimato, il quale in Santa Marta di Milano cominciò la sepoltura di Monsignor de Foys, oggi rimasta imperfetta; nella quale si veggono ancora molte figure grandi e finite e mezze fatte et abbozzate, con assai storie di mezzo rilievo in pezzi e non murate, con copia grandissima di fogliami e di trofei. Et un’altra sepoltura finita e murata in San Francesco, fatta a’ Biraghi, con sei figure grandi et il basamento storiato, con altri bellissimi ornamenti che fanno fede chiarissima de la pratica e maestria d’uno artefice sí valoroso. Lasciò Baccio alla morte sua figliuoli di sé, fra i quali fu Rafaello, che attese alla scultura come suo padre, il quale non solo paragonò Baccio nell’opere, ma di gran lunga, mirabilissimamente lo vinse. Dolse molto la sua morte a’ cittadini lucchesi, avendolo essi conosciuto giusto, buono e delle persone nobili serventissimo e molto verso gli artefici amorevole, massimamente onorando et ornando la patria loro, la cui fama in Lucca non manco vive ora che egli è morto che si facesse con esso loro, mentre che in vita operava. Furono l’opere di Baccio lavorate nel MDXXXIII. Fu suo grandissimo amico e da lui imparò molte cose Zaccheria da Volterra, che in Bologna molte opere fece lavorate di terra cotta, delle quali alcune ne sono nella chiesa di San Giuseppo.