Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori (1550)/Gaddo Gaddi

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Andrea Taffi Margaritone

GADDO GADDI

Pittor Fiorentino

Dimostrò Gaddo, pittor fiorentino, in questo medesimo tempo, piú disegno nelle opere sue lavorate alla greca, e con grandissima diligenza condotte, che non fece Andrea Taffi e gli altri pittori inanzi a esso, nascendo questo da la amicizia e da la pratica dimesticamente tenuta con Cimabue; perché, o per la conformità de’ sangui o per la bontà degli animi ritrovandosi tra loro congiunti d’una stretta benivolenzia, nella frequente conversazione che avevano insieme e nel discorrere bene spesso amorevolmente sopra le difficultà della arte, nascevano loro nell’animo concetti bellissimi e grandi, generati da la sottile aria della città di Firenze, la quale producendo ordinariamente spiriti ingegnosi e gentili, lieva loro del continuo d’attorno quel poco di ruggine e di grossezza che ’l piú delle volte la natura non puote, con la emulazione e co’ precetti che d’ogni tempo porgano i buon’artefici. E vedesi apertamente che le cose conferite fra quegli, i quali nella amicizia di doppia scorza non sono coperti, si riducono a molta perfezzione. Et i medesimi nelle scienze che imparano, conferendo le difficultà di esse, le purgano et assai piú le fanno limpide e chiare, onde se ne trae grandissima lode. E per lo contrario, alcuni diabolicamente nella professione dell’amicizia praticando, sotto spezie di verità, per invidia e per malizia i concetti loro defraudano, di maniera che l’arti in quella eccellenza non riescono, che doverebbono se la carità abbracciasse gli ingegni de gli spiriti gentili, come veramente strinse Gaddo e Cimabue, medesimamente Andrea Taffi e Gaddo, che in compagnia lo elesse per finire il musaico di San Giovanni. Dove Gaddo imparando fece poi i profeti che si veggono intorno intorno a quel tempio nei quadri sotto le finestre; i quali avendo egli lavorati da sé solo, e con molto miglior maniera, gli arrecarono fama grandissima. Laonde cresciutogli l’animo e dispostosi a lavorare da sé solo, attese continovamente a studiare la maniera greca accompagnata con quella di Cimabue. E fra non molto tempo essendo venuto eccellente nella arte, da gli operai di Santa Maria del Fiore gli fu allogato il mezzo tondo dentro a la chiesa, sopra la porta principale, dove egli lavorò di musaico la Incoronazione di Nostra Donna, la quale da tutti i maestri, e forestieri e nostrali, fu giudicata la piú bella opera che si fusse veduta ancora per tutta la Italia di quel mestiero, conoscendosi in essa piú disegno, piú giudizio e piú diligenzia, che in tutto il resto delle altre. E cosí, mescolando Gaddo quando il musaico e quando la pittura, nell’una e nell’altra, fece molte opere nella città e fuori assai ragionevoli, per le quali acquistò tal credito, che per tenerlo in Firenze, et averne seme, gli dierono moglie di nobil gente; de la quale ebbe piú figliuoli, e tra gli altri Taddeo, da lui dopo lo avergli insegnati i principii della arte, dato per discepolo a Giotto, co ’l quale venne poi buon maestro nella pittura. Ora io non mi distenderò in raccontare tutte l’opere di Gaddo, essendo le maniere ancora di questi maestri sí dure nelle difficultà dell’arte, che non bisogna aver molta curiosità di quelle; atteso che l’estremità di coloro, che hanno fatto grande utile all’artefici et all’arte, saranno secondo l’opre loro, con quella sottigliezza e curiosità ch’essi lavorarono, da noi sottilmente e curiosamente descritte. Visse Gaddo anni LXXIII e morí nel MCCCXII, et in Santa Croce fu, da Taddeo suo figliolo, con doloroso pianto sepolto, con questa inscrizzione:

HIC MANIBVS TALIS FVERAT QVOD FORSAN APELLES
CESSISSET QVAMVIS GRAECIA SIC TVMEAT.