Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori (1550)/Il Berna Sanese

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Agnolo Gaddi Duccio

IL BERNA SANESE

Se a coloro che si affaticano per venire eccellenti in qualche virtú non troncasse bene spesso la morte ne’ migliori anni il filo della vita, non è dubbio che molti ingegni perverrebbono pure a quel grado che da essi piú si desidera. Ma il corto vivere de gli uomini e la acerbità de’ varii accidenti che d’ogni banda stanno lor sopra o gli impedisce lo esercitarsi o ce li toglie troppo per tempo, come aperto poté conoscersi nel poveretto Berna Sanese. Il quale, ancora che e’ morisse giovane, lasciò nondimeno tante opere, che egli appare di vita lunghissima. E lasciolle tali e sí fatte, che ben si può credere da questa mostra che e’ sarebbe venuto eccellente e raro, se e’ non fusse morto sí tosto. Veggonsi di suo in Siena due cappelle in Santo Agostino, storiate di figure in fresco. Era nella chiesa in una faccia, oggi per farvi cappelle guasta, una storia: dentrovi è un giovane menato a la giustizia, impalidito dal timore della morte, imitato sí bene e simigliante cosí al vero, che ben meritò somma lode; era accanto a costui un frate che lo confortava, molto bene atteggiato e condotto. E ben parve in questa opera che il Berna si imaginasse quel caso orribile, pieno di acerbo e crudo spavento, perché e’ lo espresse sí vivamente col suo pennello, che la cosa stessa apparente in atto non moverebbe maggiore affetto. Nella città di Cortona dipinse ancora molte cose, ma sparse in diversi luoghi, et acquistovvi et utile e fama. Ritornò di quivi a la patria sua, et in legno vi fece alcune pitture, di figure e piccole e grandi; ma non vi fece lunga dimora, perché condotto in Fiorenza, ebbe a dipignere in Santo Spirito la cappella di Santo Niccolò, opera grandemente lodata allora, ma consumata e guasta di poi dal fuoco, con tutti gli altri ornamenti e pitture, nel miserabile incendio di quella chiesa. A San Gimignano di Valdelsa, lavorò a fresco nella pieve storie del Testamento Vecchio, le quali appresso il fine avendo già condotte, stranamente da ’l ponte a terra cadendo, talmente dentro si pestò e si infranse sí sconciamente, che in spazio di due giorni, con maggior danno dell’arte che suo che a miglior luogo se ne andava, di questa a l’altra vita passò. E nella pieve predetta i Sangimignanesi, onorandolo molto nelle esequie, diedero al corpo suo onorata sepoltura, tenendolo in quella riputazione cosí morto, che e’ lo avevano tenuto vivo, e non cessando per molti mesi di appiccare intorno al sepolcro suo epitaffii latini e vulgari, per essere naturalmente gli uomini di quel paese dediti sempre alle buone lettere. Cosí dunque alle oneste fatiche del Berna resero il premio conveniente, celebrando co’ loro inchiostri chi gli aveva onorati co’ suoi colori, e gli fu poi fatto questo epitaffio:
BERNARDO SENENSI PICTORI IN PRIMIS ILLVSTRI QVI DVM NATVRAM DILIGENTIVS IMITATVR QVAM VITAE SVAE CONSVLIT DE TABVLATO CONCIDENS DIEM SVVM OBIIT GEMINIANENSES
HOMINIS DE SE OPTIME MERITI VICEM DOLENTES POSVERVNT.

Lasciò il Berna Giovanni da Asciano suo creato, il quale condusse a perfezzione il rimanente di quella opera, e fece in Siena nello Spedale della Scala alcune pitture, e cosí in Fiorenza in casa de’ Medici, che gli diedero nome assai. Furono le opere del Berna Sanese nel MCCCLXXXI.