Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori (1550)/Il Palma

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Francesco Mazzola Francesco Granacci

IL PALMA

Veniziano Pittore

Può tanto l’artificio e la bontà d’una sola opera, che perfetta si faccia in quella arte che l’uomo esercita, che per minima ch’ella si sia, comunemente sforza i giudicii de gli artefici, a lode singulari di chi l’ha operata. Di maniera che gli scrittori per tali fatiche e per la eccellenza di ciò, ancora essi danno con gli scritti eternità al nome di quello artefice, come al presente faremo noi al Palma Veniziano. Il quale, ancora che non fusse eccellente e raro nella perfezzione della pittura, fu sí pulito e sí diligente e con le fatiche sí sommessibile in tale arte, che le cose sue, se non tutte, almeno il piú di quelle, hanno del buono, nel contraffare molto il vivo et il naturale ne gli uomini. Era il Palma molto piú ne’ colori unito, sfumato e paziente, che galiardo nel disegno, e quegli maneggiò con grazia e pulitezza grandissima, come si vede in Vinegia in casa di molti gentili uomini per quadri e ritratti infiniti, i quali non narro per non fare prolissa la storia, bastando solo far menzione di due tavole e d’una testa che tegnamo divina e maravigliosa. Delle tavole una ne dipinse in Santo Antonio di Vinegia, vicino a Castello, e l’altra in Santa Elena presso al Lio, dove i frati di Monte Oliveto hanno il monasterio loro. La quale opera fu locata allo altar maggiore di detta chiesa, e dentro vi fece la storia de’ Magi quando offeriscono a Cristo, con buon numero di figure, fra le quali (come di sopra dissi) ha di molte teste in alcune figure, che son degne di lode. Ma certo che tutte l’opere sue, come che molte siano, non vagliono nulla appresso a una testa, che se ritrasse nella spera con alcune pelli di camello attorno con certi ciuffi di cappegli, la quale quasi ogni anno nella mostra della Ascesa in quella città si vede. Poté sí lo spirito del Palma solo in questa cosa salire tanto alto, che quella fece miracolosissima e fuor di modo bella. E perciò merita d’esser celebrato per il piú mirabile di disegno, d’artificio, di colorito e di perfetto sapere, che viniziano che fino al tempo suo abbia lavorato. E nel vero vi si vede dentro un girar d’occhi, che Lionardo da Vinci e Michele Agnolo non avrebbono altrimenti operato. Ma ancora di piú è una somma grazia et una bella gravità in essa, il che fa che tanta lode non si può dare a tale opera, che per la sua perfezzione piú non ne meriti. Pertanto è stato cagione, che non solo io, ma tutti quegli che tal cosa hanno veduta, l’abbino tenuto maraviglioso nell’arte. E se la sorte avesse voluto che il Palma dopo tale opera si fosse morto, egli solo portava il vanto di aver passato tutti coloro che noi celebriamo per ingegni rari e divini. Laonde la vita che, durando gli fece operare altro, fu cagione che, non mantenendo il principio che aveva preso, venne a diminuire tutto quello che infiniti pensorono che dovesse accrescere, e per tale inganno a dietro rimasti, né molte lode gli diedero, né troppo ancora lo percossero di biasimo. Egli già fatto frutto delle sue fatiche, con capitali di qualcosa nella età sua di XLVIII anni, si morí in Vinegia.

Fu suo compagno et amico dimestico Lorenzo Lotto pittor veniziano, che dipinse a olio in Ancona la tavola di Santo Agostino e lavorò in Vinegia infinite pitture. Ritrasse Andrea de gli Odoni che in Vinegia ha la sua casa molto adornata di pitture e di sculture. Fece ancora nel Carmino di detta città, alla cappella di San Niccolò, una tavola, et in San Gianni e Polo quella di Santo Antonino Arcivescovo di Fiorenza, et infinite altre cose che si veggono per Venezia. Fu tenuto molto valente nel colorito, leccato e pulito nella gioventú, e dilettossi di finire le cose sue.