Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori (1550)/Ugolino

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Stefano Pietro Laurati

UGOLINO

Pittor Sanese

Fu felicissima l’età di Giotto per tutti coloro che dipingevano, perché in quella i popoli, tirati dalla novità e dalla vaghezza dell’arte, che già era ridotta da gli artefici in maggior grado, avendo le religioni di San Domenico e di San Francesco finito di fabricare le muraglie de’ conventi e delle chiese loro, et in quelle predicando del continovo, tiravano con le predicazioni a la cristiana fede et a la buona vita i cuori indurati nelle male opere, e quegli esortavano ad onorare i santi di Giesú, di sorte che ogni dí si fabricavano cappelle, e da gli idioti si facevano dipignere, per desiderio di giugnere in Paradiso. E cosí costoro, co ’l muovere gl’intelletti ignoranti de gli uomini, acomodavano le chiese loro con bellissimo ornamento. Per questo Ugolino, sanese pittore, fece moltissime tavole et infinite cappelle per tutta Italia, tenendo ancora gran parte della maniera greca, come già vecchiò in essa; et ancora che fosse venuto Giotto, nondimeno aveva, come caparbio e duro, la maniera di Cimabue in grandissima venerazione piú che quella che usò Giotto; come nell’opere di Ugolino fanno fede in Siena le tavole lavorate da lui, e similmente in Fiorenza la tavola di Santa Croce allo altar maggiore, in campo tutto d’oro, et in Santa Maria Novella un’altra tavola della medesima maniera, che già molti anni stette a lo altare della cappella maggiore, et oggi è posta nel capitolo e data alla nazione spagnuola, per far quivi la festa di Santo Iacopo. Dipinse costui molte tavole grandi per la Italia, e di queste la maggior parte a la foggia medesima; e molte ancora fuori de la Italia, finite tutte con bella pratica; senza uscire però punto de la maniera del suo maestro. E di queste non farò io memoria particulare, per esser costui uno di que’ maestri che si tenne sempre al modo de’ vecchi. Basti che egli ne acquistò buone facultà e che, divenuto vecchissimo, potette ben sostentarsi et aiutarsi con esse, ne gli incommodi che apporta seco il piú delle volte la età decrepita. E che, arrivato a quel termine, senza avere avuti dispiaceri di importanza nella sua professione, passò finalmente di questa vita l’anno MCCCXXXIX, e fu sepolto in Siena con questo epitaffio:

PICTOR DIVINVS IACET HOC SVB SAXO VGOLINVS
CVI DEVS AETERNAM TRIBVAT VITAMQVE SVPERNAM.