Lettere (Isabella Teotochi Albrizzi)/XXXII

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XXXII

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Al Generale Federigo Manfredini1


Venezia, 13 Settembre 1822.

Così è, mio rispettabile e cospicuo àmico! La morte spesso non finisce tutti i guai della vita: e se domestiche afflizioni, come si dice, turbarono alquanto i giorni di quel brav’uomo, un canto soverchiamente negletto ne turba ora le ceneri, se pure, come piacemi di credere. conservano esse senso di vita. Io poi non posso nè gloriarmi nè umiliarmi di averle fatto dono di quel libricciuolo, e il nostro Zacco si dimenticò di dirle che glielo umilia, col mezzo mio, l’autore stesso.

Non già di Prospero, ma di Fabrizio Colonna, gran contestabile del Regno di Napoli, era figlia Vittoria Colonna. Don Alfonso d’Avalo, Marchese di Pescara, la chiese per suo figlio Ferdinando Francesco, mentre erano ambidue nell’età di quattro anni. Il Giovio dice che il Colonna aderì alla richiesta, mosso anche dalle istanze di Ferdinando il giovane. Re d’Aragona. Sappiamo poi dal Rota. che scrisse la vita di Vittoria, che con gli anni crebbe in essi il valore e l’amore, sicchè giunta in età di marito, venne richiesta dai Duchi di Savoja e di Breganze, nozze che lusingato meglio avrebbero la vanità del Colonna. Ma giulio Il s’interpose a favor del Marchese; interposizione che venne avvalorata grandemente dall’affetto che già Vittoria portavagli. Vissero sempre affettuosissimamente. Eccole, rispettabile amico, quanto posso dirle sul proposito di Vittoria, e desidero che ciò basti a soddisfarla. Il mio Giuseppino le bacia la mano, e si raccomanda alla continuazione di quella affettuosa bontà che lo rende glorioso e riconoscente. Io poi la prego caldamente di custodire la sua preziosa salute, e credermi con rispettoso affetto

La sua Albrizzi.

Ella saprà che Alessandro arrivò il giorno 7 a Vienna: che Francesco gli andò incontro due poste, e che ai 18 del corrente le Loro Maestà partiranno alla volta di Verona. Canova è a Possagno, e lo si aspetta quì a momenti. Mille cose all’egregio Scavella, che m’increbbe molto non vedere a Campoverardo.

A Sua Eccellenza
Il Sig. Marchese
FEDERIGO MANFREDINI
Gran Croce dell’Ordine di S. Giuseppe di Toscana Dolo per Campocerardo.


Note

  1. È inedita nel Museo Correr di Venezia.