Lettere (Machiavelli)/Lettera XXIX a Francesco Vettori

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Lettera a Francesco Vettori

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Lettera a Francesco Vettori
Lettera XXVIII a Francesco Vettori

Al molto magnifico Francesco Vettori suo honorando.

In Firenze.

Honorando Francesco. E' si son condotte queste genti franzese qui a Berzighella miracolosamente: e così sarà un miracolo se il duca d'Urbino verrà a Pianoro domani, come pare che il Legato di Bologna scriva quivi e qui si aspetterà, come io credo, di sapere quello che ha fatto lui. E, per l'amor di Iddio, poiché questo accordo non si può haverem se non si può havere, tagliate subito subito la pratica, ed in modo com lettere e dimostrazioni, che questi Collegati ci aiutino; perché come l'accordo, quando fosse observato, sarebbe al tutto la certezza della salute nostra, così, trattarlo senza farlo, sarebbe la certezza della rovina. E che l'accordo fosse necessario, si vedrà se non si fa; e se il conte Giudo dice altrimenti, egli è un cazzo. E solo voglio disputare con lui questo: Domandatelo, se si potevono tenere che non venissimo in Toscana vi dirà di no, se dirà come egli ha sempre detto per lo addietro, e così il duca di Urbino. Quando e' sia vero che e' non si potessino tenere, domandatelo come e' si potevono cavare senza far giornata, e come cotesta città era atta a reggere duoi eserciti addosso, di qualità che l'esercito amico sia più insopportabile dell'esercito nimico, Se vi risolve questo, dite che gli habbia ragione. Ma chi gode della guerra, come fanno questi soldati, sarebbono pazzi se lodassino la pace. Ma Iddio farà che gli haranno a fare più guerra che noi non vorremmo.

Addì 18 d'Aprile 1527.

Niccolò Machiavelli in Berzighella.