Lettere al padre/1633/102

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Lettera 102

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1633 - 101 1633 - 103

A Siena

San Matteo, 3 agosto 1633

Amatissimo Signor Padre.

Scrivo questi pochi versi molto in fretta per non trasgredir al precetto di V. S. che m’impone, ch’io non lasci passar settimana senza scrivere. Quanto al vino che si travasò, par che sia alquanto migliorato di colore, e alla Piera non gli dispiace e ne va bevendo: si è trovato da darne a vin per vino 3 barili; 2 ne piglierà il fabbro, mezzo il lavoratore dell’Ambra, e mezzo Domenico che lavora qui il podere dei signori Bini: si cercherà di darne ancora un altro barile, perché finalmente non vorrei che ne gettassimo via punto, e il resto, che sarà un altro barile o poco più, se lo beveranno, perché così si contentano, e anco Suor Arcangiola non si fa pregare a dar loro aiuto.

In colombaia son due para di piccioncini che aspettano che V. S. venga in persona a dar loro l’ultima sentenza. I limoni [fanno?] mostra ragionevole, se andranno innanzi; ma le melangole, i melaranci fecion pochi fiori, e di quei pochi ne sono andati innanzi pochissimi; pur ve n’è qualcuno.

Il pan che si compra per otto quattrini è grande e bianco.

La paglia per la mula si provvederà: dello strame non bisogna farne disegno, perché quest’anno è stato carestia d’erba, oltre, dice la Piera, che alla signora mula non gli sodisfa molto, e che V. S. si ricordi che l’anno passato ella se ne faceva letto per star più soffice. Adesso ha avuto un poco di male in bocca, perché ha lo stomaco tanto gentile che dicono, che il ber fresco gli abbia fatto male, del che la Piera è stata tribolata. Adesso sta meglio.

V. S. fece bene ad aprir la lettera della cortesissima signora Ambasciatrice, alla quale vorrei in ogni maniera mandar a presentare qualche galanteria insieme con il cristallo, quando s’apriranno i passi. Il signor Geri non è ancora venuto qui. Sicché per ora non posso dir altro a V. S. se non che di molto gusto mi sono stati gli altri avvisi che mi dà nell’ultima, circa gli onori e sodisfazioni che riceve costà. E caramente la saluto, e prego N. S. che la conservi.

sua figliuola Affezionatissima

S. M. Celeste.