Lucifero/Avvertimento

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Avvertimento

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Lucifero

AVVERTIMENTO

Questo poema, qua e là ritoccato nella forma, rimane intatto nella sostanza, tal quale apparve la prima volta nel 1877.

Da molte opinioni, in esso contenute, il pensiero dell’Autore s’è da molti anni dilungato, come sanno i lettori delle opere sue più recenti.

Lo studio più ordinato, la conoscenza più genuina degli avvenimenti storici, del nostro risorgimento politico specialmente, la meditazione più tranquilla dell’età matura, gli hanno dato una visione più chiara degli umani Ideali, hanno più direttamente orientate ed atteggiato il suo spirito verso il Vero, il Buono, il Bello : trinità unica dei Monisti, per dirla con Haeckel, la quale ha illuminato il suo intelletto, acceso il suo cuore, alimentato la sua fede nella perpetua ascensione dell’umanità.

Da questa fede appunto egli ha tratto il coraggio di ribellarsi agli altri e a se stesso, di staccarsi, non senza spasimo, da credenze che gli si erano ’fortemente abbarbicate nel cuore, di affermare le sue nuove convinzioni in lavori d’arte che hanno, se non altro, il pregio non comune della sincerità, e di rappresentarle quanto più vivamente ha potuto, senza riguardo alcuno ai poteri più o meno legittimi del giorno, al di fuori, e, se non fosse orgoglio, direi al di sopra di tutti i partiti, e per questo da tutti i partiti frainteso, contrariato, e più d’una volta brigantescamente aggredito e gesuiticamente calunniato.

La tempra dell’animo suo gli ha però procurato la soddisfazione di svolgersi liberamente fra molte difficoltà materiali e morali : le insidie dei sepolcri imbiancati, gli sdegni della nobilèa, i fremiti del borghesume, i silenzj congiurati e i vituperj della minosseggiante venalità non son riusciti a sviarlo una linea dal suo fatale andare ; gli hanno anzi cresciuto animo e lena a smascherare le volpi impellicciate da leoni, a marchiare col ferro e col fuoco i rigattieri della religione, i mercanti della politica, i bertoni dell’arte, i giannizzeri della libertà.

Vicino ormai a dissolversi nell’Infinito, egli può guardare e giudicare il suo passato con serena coscienza.

Degli errori della sua giovinezza si rammarica; dei colpi dati senza misura nel fervore della mischia, più che di quelli ricevuti, sinceramente si duole.

Rari son gli uomini che abbian la fortuna d’incontrarsi faccia a faccia, sull’uscio di casa, con l’Idea che guiderà la lor vita; l’autore di questo libro candidamente confessa che tal fortuna non l’ebbe.

Nato in città di provincia, da parenti borghesi, imbevuto, dalla puerizia, di cattoliche fiabe, istruito male per nequizia di tempi e inettitudine di maestri, entrato nell’adolescenza in giorni di fervori monarchici, egli dovette durar molta fatica per isvincolarsi dai serpenti di Laocoonte, disfarsi e rifarsi da sè nella solitudine, tra gli affanni d’un morbo letale.

Ma veduta ed abbracciata che ebbe la Verità, o ciò che tale gli parve, ei si sentì rinascere, e tutta le votò l’anima con ardore di neofito, con abbandono d’innamorato.

Si avventò contro tutti gli ostacoli, si liberò da tutti i gioghi, spezzò tutte le pastoie del suo pensiero; e le battaglie combattute in nome della Ragione gli parvero sante.

Ben egli sa, che questo correre inquieto verso un’Idea liberatrice, fu da certi manipolatori d’Antologie, date in pasto alle anime pargolette, giudicato manifesto segno di carattere instabile, ma della irrequietezza sua in cerca di luce e di libertà, e della sua convinzione di averle finalmente trovate e della costanza in rimaner loro fedele, egli non sarà certamente biasimato da chi, riconoscendo negli uomini il diritto al perfezionamento e il dovere di propugnare con tutte le forze le proprie opinioni, consideri spassionatamente l’ombra deserta da cui egli mosse e i pericoli animosamente sfidati per amore disinteressato del Vero, e paragoni la indipendenza selvatica della mente e la purezza generosa degl’intenti di lui con le tempestive conversioni e gli ambiziosi propositi di quanti si van procacciando a vil prezzo la protezione, l’agiatezza e gli onori che fan contenta ed ammirata la vita dei mediocri.

Nel tramonto di tanti idoli, nel fluttuare di tante idee, nella furia fragorosa di sì strane correnti artistiche e letterarie, egli rimane fermo in quei principj che ha riconosciuti per veri; aspira l’aura dei tempi nuovi; s’inebbria al sentore delle nuove battaglie ; ringiovanisce al pensiero che la Giustizia, la Libertà, la Pace trionferanno finalmente nel mondo.

- Catania, Maggio ’906. M. Rapisardi