Matematica allegra/10a

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Da una rana ad una pila
La gloria di Alessandro Volta

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Veramente la rana non l’ha usata lui: ma una polemica nata per una rana ha dato a lui lo spunto per approfondire i suoi studi sull’argomento, e giungere così alla sua grande realizzazione. Ma di questo parleremo a suo tempo.

Cominciamo... dal principio.

Diciamo subito che Alessandro Volta nacque nel 1745, e che nei primissimi anni diede qualche preoccupazione ai suoi genitori - Filippo e Maddalena - che si attendevano dall’unico maschio una serie di prodigi fisici: bellezza, grassezza, forza, loquacità. Invece il maschione della famiglia non era bello, non era forte... ed era così poco loquace che non parlava affatto. E non parlò per un pezzo. La madre, soprattutto. era disperata; ma qualcuno le disse:

- Non si disperi, signora Maddalena. Quel demonietto ha gli occhi troppo intelligenti e troppo vivi. Anche se non parla adesso, parlerà poi... oh, se parlerà!

La povera madre non si consolava certo per queste parole, ch’eran più buone di quanto fossero sincere e convinte. Intanto gli anni passavano e, per quanto la fronte vasta e gli occhi accesi denotassero in lui una intelligenza particolare, egli non si decideva a tirar fuori la voce. Solo verso i sei anni cominciò a parlare, arrivando proprio in tempo per cominciare a studiare.

Per dire il vero, parlava poco, rifletteva molto, e assimilava le materie scolastiche con una rapidità impressionante. Il desiderio di sapere, di imparare, si manifestò in lui intensissimo: sembrava che volesse riguadagnare il tempo perduto negli anni di mutismo... obbligatorio. La sua mente era sempre in un continuo lavorìo: fantasioso, egli non perdeva occasione di seguire una pista nel cervello o anche nella vita. Voi, ragazzi miei, che giocate sovente alla ricerca di qualche tesoro, come avete appreso dai libri di avventura o dalle trasmissioni radio, in realtà vi contentate di cercare un tesoro che non c’è... o un tesoro che avete nascosto prima voi stessi. Il nostro Alessandro invece, sui dodici anni, nel paese di campagna dove passava l’estate, senti parlare di un tesoro nascosto nei tempi del medioevo in una caverna presso il torrente; senza perder tempo si dedicò appassionatamente alla ricerca, e se proprio non trovò il tesoro, trovò invece una bronchitella acuta, in conseguenza di un tuffo involontario che fece nel torrente. Ragazzo di iniziativa era senza alcun dubbio: e, come ho gia riconosciuto, ragazzo dotato di fantasia.

La morte del padre lo colpisce in ancor giovanissima età, e costringe la famiglia - madre, due sorelle e Alessandro - a riunirsi a uno zio sacerdote. La mancanza di colui che fu sempre il suo compagno affettuoso, più ancora che il padre, avvilisce per un attimo il ragazzo, che però reagisce allo scoraggiamento, e riprende con maggior lena i suoi studi. Ma non vi dovete credere, ragazzi miei, che - avendo spiccato amore e spiccatissima tendenza per la fisica e le matematiche - egli trascurasse le altre materie. Tutt’altro! anzi, trovando in quelle maggior facilità, si dedicò con maggiore volontà alle lettere, dove trovava minor rispondenza: e in breve egli superò anche nelle materie letterarie ogni confronto, tanto da far nascere l’idea ai famigliari di avviarlo per quella stradia. La volontà può fare tutto, come vedete: e può superare qualsiasi scoglio. Ditelo a quei compagni vostri che si avviliscono per un brutto voto trimestrale. Basta voler rimediare, e si rimedia. Ditelo a coloro cui interessa: e tenetevelo per detto, se interessa voi personalmente.

Ma tornando ad Alessandro Volta, vi dirò subito che egli trovò un vero aiuto nello zio, che, comprendendo di trovarsi dinanzi a un ingegno superiore, lo facilitò in ogni cosa, e non gli fece mai mancare i mezzi per i suoi studi, persuaso anche che un bel titolo di studio avrebbe assicurato al giovane la più brillante carriera. Ma Alessandro non dava eccessiva importanza alla laurea, tanto è vero che non si laureò mai. (Valga questo grande esempio a frenare l’ingordigia del titolo accademico che oggi è davvero sfrenata: tutti vogliono essere dottori; e presto occorrerà la laurea anche per esercitare i più umili mestieri, dallo spazzino al manovale. La laurea dovrebbe invece essere veramente un documento di eccellenza professionale e spirituale, da darsi soltanto a coloro che tale eccellenza dimostrino attraverso le prove degli studi, rese giustamente ardue. La prova della necessità di giungere alla limitazione di tale titolo è data dalla quantità enorme di laureati che non sanno risolvere la loro vita, e che sono di impaccio al cammino degli altri: mentre uomini non forniti di laurea sanno dimostrare eccellenza nelle arti e nei mestieri tecnici e nel complesso della lotta per la vita, eccellenza degna di altissimo riconoscimento. Il Volta, non laureato, giunse ai massimi fastigi dell’insegnamento, e ai massimi onori dovuti al genio).

Egli era già, nonostante la giovane età, in corrispondenza con le massime personalità scientifiche del tempo, cui rendeva conto delle sue idee e delle scoperte ch’egli andava realizzando. Lo seguivano con interesse in modo particolare due notissimi scienziati: lo scolopio padre G. B. Beccaria di Mondovì, matematico e fisico, studioso dei problemi di Elettrologia e il famoso naturalista Lazzaro Spallanzani dell’Università di Pavia. In una sua lettera a questi due protettori, egli diede conto dei suoi studi e dei risultati ai quali era giunto: aveva solo 24 anni, ma quella lettera, resa pubblica, cominciò a richiamare sul suo nome lo sguardo del mondo scientifico.

Egli continuò imperterrito nel suo lavoro assiduo, nella sua ricerca continua, arrivando a conclusioni e a realizzazioni veramente importanti, che gli fecero ottenere riconoscimenti ufficiali, nonché una cattedra di insegnante di fisica a Como. È proprio di quell’epoca la scoperta ch’egli fece del gas cui più tardi venne dato il nome di metano. Recatosi un giorno a diporto sul lago sopra una barchetta, prese ad osservare il fondo, poco discosto dalla riva: notò allora che dal basso salivano tante piccole bolle di gas: rendendosi conto che esso doveva emanare dal fondo, e quindi direttamente dalla terra, pensò subito a una relazione del gas stesso con giacimenti di antica vegetazione. Riuscí a raccoglierne una certa quantità, che al contatto con una fiamma avvampò. Analizzato questo risultato ne fece subito relazione, e tale titolo si aggiunse agli altri, per fargli ottenere una cattedra all’Università di Pavia.

Periodo fervidissimo di lavoro geniale e coronato di successo, che lo portò all’invenzione dell’elettroforo, della pistola di Volta o endiometro e del condensatore, per non citare che i maggiori prodotti del suo genio.

L’elettroforo consiste in un piatto di legno in cui si fa colare della resina, alla quale si sovrappone una copertura di legno coperto di stagno, o anche una copertura di metallo, fornita di una impugnatura isolante. Se invece della resina, come usava Volta, si mette un disco di ebanite, l’esperimento riesce anche meglio. Prima di sovrapporre la copertura, si strofina la resina o l’ebanite con un panno; poi si sovrappone la copertura e la si fa comunicare col suolo. Interrotta tale comunicazione e sollevata per l’impugnatura la copertura, questa risulta carica di elettricità positiva. Allontanando allora la copertura dall’induttore, l’elettricità positiva si spande su tutto il piatto di resina, che resta elettrizzato positivamente. La resina elettrizzata conserva per molto tempo l’elettricità: per questo motivo l’apparecchio si chiama elettroforo perpetuo.

Il condensatore è un apparecchio conduttore che riesce ad avere da una macchina di tensione superiore alla sua, una quantità di elettricità, che condensa, fino ad esserne saturato.

La pistola dì Volta è un recipiente di metallo contenente un miscuglio di idrogeno e di ossigeno, (ossia gas tonante), e turato con un tappo. Facendo scoccare una scintilla nell’interno, il gas tonante esplode, e il tappo viene lanciato lontano. Anche l’endiometro di Volta, che serve in chimica per misurare e separare l’ossigeno dall’aria, è basato sullo stesso procedimento.

Ma queste invenzioni di Alessandro Volta, che da sole avrebbero potuto mandare il suo nome ai posteri, furono oscurate dalla grande sua scoperta: la pila.

Ed eccoci, amici, all’episodio della rana, che tanto ha sempre colpito la fantasia dei giovani scolari.